Scrittori
.: Home page .: Preferiti .: Testi pubblicati .: Libri .: Link utili .: Login
Cosa cerchi ?

La persistenza della memoria - di Frank Giuliani

Sei in: Autori emergenti > testi pubblicati > Racconti > La persistenza della memoria

© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 26/11/2006 alle ore 20:53:24

 

L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.

 

Il cellulare viaggiava spedito sulla corsia riservata dell’autostrada Littoria diretto all’Istituto Statale di Terminazione. Quel giorno, invece delle decine di criminali che il capace veicolo era solito trasportare, c’era un unico passeggero. Era l’ultimo privilegio concesso ad Antonio Quartarelli, fino al giorno prima comandante in capo della Difesa Morale dello Stato. Per più di vent’anni aveva scortato personalmente alla sala di terminazione i criminali più pericolosi, insensibile al destino al quale quegli uomini andavano incontro. Per venti lunghi anni ogni lunedì mattina aveva percorso i pochi chilometri dalla prigione all’Istituto. Quello che percorreva quel giorno però era il suo ultimo viaggio. Incatenato e imprigionato nella divisa di contenimento, sapeva perfettamente quanto tempo gli rimaneva ancora da vivere. Non provava paura. Era addestrato per non avere sentimenti e l’abitudine di innalzare la sua barriera mentale aveva il sopravvento rispetto alla consapevolezza del suo orribile destino. Eppure la possibilità di sottrarsi a quel destino l’aveva avuta ogni giorno per dieci anni. Sarebbe bastato strappare quella vecchia stampa che aveva appeso nell’armadio e che guardava ogni giorno quando indossava o riponeva la sua divisa d’orbace. Era stato cosciente fin dal primo istante che quella riproduzione dell’opera di un artista degenerato, all’indice fin dalla prima edizione della Lista nera, lo avrebbe un giorno portato davanti al Tribunale per la sicurezza morale dello Stato fascista.
L’aveva scoperta in casa del padre, dopo la sua terminazione per raggiunti limiti d’età. Qualcosa in quella stampa lo aveva catturato a prima vista. Portarla a casa, nascosta sotto la divisa, era stato il suo primo crimine contro lo stato. A dire il vero non sapeva ancora che quella stampa riproduceva "la persistenza della memoria" di Salvador Dalì, uno degli artisti degenerati che già negli anni gloriosi del dopoguerra furono messi all’indice nero.
L’aveva saputo qualche giorno dopo nel biocomputer del Ministero della Difesa Morale dello Stato Fascista dove erano conservate le biocopie di tutte le opere distrutte dalla Polizia di cui era a capo.
Mentre lo trascinavano dentro l’Istituto non poteva fare a meno di pensare che aveva sacrificato tutto, la famiglia, la sua carriera e ora la sua vita per quella stampa insulsa. Ma ogni volta che apriva l’armadio rimaneva per qualche istante affascinato nel vedere quegli orologi inconsistenti, uno appeso ad un ramo, floscio come una pizza floscia, e un altro che stava al posto della sella di un qualcosa che assomigliava ad un cavallo senza testa, e un altro ancora che sembrava una sveglia dei tempi eroici di Mussolini, mezza appoggiata e mezza sciolta su un tavolo strano. E quelle montagne sullo sfondo? Cos’erano?
Pensava a quella parola, metafisica. Già la parola era reato. La fisica, secondo lo Stato Assoluto, era una sola: quella dettata da Majorana nel 1950. Il solo pensare che potesse esistere una realtà fisica diversa da quella insegnata era un crimine da pena capitale. Del resto il nuovo codice Rocco, riscritto dal moralista di stato Enrico Non, non puniva i pensieri se espressi in modo libertino?
Eppure c’era anche qualcos’altro, che gli sfuggiva. Non poteva smettere di pensarci. Quando si sentì legare alla sedia penitenziale, poco prima che venisse letta la sua sentenza, era un pensiero ossessivo. Certo, anche il pensiero dei figli portati in una caserma-scuola assieme a tutti gli altri figli di vaporizzati, molti dei quali lui stesso aveva mandato a morte, e sottoposti alla rieducazione di stato lo amareggiava; anche la moglie Nora avrebbe avuto un futuro difficile. Ma capire il perché quel mondo lo attirava così tanto era diventato lo scopo dei suoi ultimi minuti. Cos’era stato? Forse il senso del proibito, soprattutto per lui, l’unico comandante a ricevere il Fascio d’oro con ghirlande e foglie di quercia, l’encomio per eccellenza, e dalle mani di Mussolini IV in persona! No, era impossibile. E allora? Era destinato a morire senza saperlo? Poi, mentre il meccanismo di morte veniva azionato, e il vaporizzatore si stava mettendo in funzione, vide sua moglie dal lato dei testimoni, premiata con l’encomio solenne per aver denunciato un nemico della società fascista perfetta. Ma la rivelazione non lo colpì, non lo ferì per nulla. Non gli importava sapere che era stata sua moglie a tradirlo. Gli importava solo aver scoperto che quella stampa gli aveva suggerito la presenza di un mondo interiore, diverso da quello perfetto e totale dello stato fascista, che obbediva a leggi completamente differenti in cui le regole erano dettate solo dalla propria immaginazione. Fu l’ultimo pensiero prima che il raggio lo colpisse e lo rendesse vapore acqueo.
Aveva visto che un mondo diverso, libero, era possibile.