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La panchina - di Loathsome

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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 11/04/2007 alle ore 08:46:09

 

L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.

 

inferriate, persiane calate, sbarre di ferro. Cemento, asfalto, rotaie, gomme sull’asfalto. e gli alberi, i ciuffi d’erba arpeggiano in silenzio, umidi di pianto tra le loro verdi dita affusolate, le tristi e strazianti note della rassegnazione.
innalzi lo sguardo e vedi il cielo rosso. finestre che dormono, gli azzurri fuochi fatui di chi ancora sveglio si rifugia in quel concime putrido d’immagini che la televisione gli sputa addosso.
Contorni solidi dei pensieri si sciolgono come la decadente cera delle candele delle chiese.
mi siedo su una panchina. accendo una sigaretta. la birra sta per finire. le giostrine del parco odorano di piscio. la notte sta per finire. è passato tanto tempo dall’ultima volta che ho visto l’alba. probabilmente mi addormenterò prima, accomodandomi su queste spigolose assi di legno.
mi è rimasto solo l’olfatto. riconosco solo gli odori. il profumo del pane appena sfornato, il piscio, l’odore della pioggia. non piove da una settimana. chiudo gli occhi. vengo invaso da una luce arancione. meno noiosa del bianco... spazzatura. sento il fruscio dei sacchetti di plastica. neri come la sottoveste d’una puttana, rumorosi come uno sciame impazzito di piccoli moscerini. l’odore, ho gli occhi chiusi. sto sognando? no, lo spazzino sta scaricando i bidoni. la luce arancione, diffusa ovunque, si spegne lentamente con una piacevole intermittenza discendente.
mi riprendo un istante. la birra è rimasta dov’era. svuoto la bottiglia. mi scivola fra le dita. penso alla figa. niente da fare. riappoggio il capo sul legno. si fa sempre più comodo ed ospitale. gli odori mi tengono ancora in bilico tra il sogno e la realtà, la vita e la morte.
"la mente tradisce i traditori occhi e la parola traditrice i loro tradimenti".
acqua che scorre ai margini delle strade, che in rivoli si confonde tra le alture dei marciapiedi. puliscono le strade, ne sono sicuro. acqua e asfalto, odore di pioggia. non piove da una settimana. quindi puliscono le strade. uomini che ne hanno pieno il cazzo di pulire la merda che fanno gli altri. sono sicuro che questi poveretti non hanno mai gettato una cartaccia per terra, mai neanche uno sputo. vorrei raccogliere il vetro che ho lasciato cadere a terra, ma non ne ho facoltà.
piano piano se ne vanno anche loro, lasciandomi il ricordo delle bolle di sapone dell’infanzia.
dormo.vengo svegliato. il rumore assordante d’una marmitta scarlatta di ruggine. ascendente e poi discendente. trascendente.
il postino. sorrido. il rosso dei tagli. il fastidio della carta appuntita, l’appiccicume d’un francobollo. ricordi immutabili.
le carte svolazzano nelle caselle, bianche come le colombe. tasse, bollette, amore. l’uomo fugge via.
ora dormo. i prossimi a svegliarmi saranno gli uomini, gli uomini che vivono di giorno. quelli che vivono un solo giorno.
mi addormento pensando al panino dello spazzino, alla taverna umida dell’uomo delle pulizie ed alle cosce grasse e calde della moglie del postino.