Il secondo assioma - di Elias P.
Sei in: Autori emergenti > testi pubblicati > Racconti > Il secondo assioma
© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 28/04/2009 alle ore 22:46:24
L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.
Il secondo assioma
I - Livello Analogico - “lo vidi nei suoi occhi”
Lo vidi nei suoi occhi. Sedendomi di fianco a lei. Intuii ci sarebbe stato qualcosa di importante da dirmi.
Prima di accomodarmi perciò misurai i movimenti, scrutai la stanza perfettamente quadrata e soltanto dopo posai ancora i miei occhi sui suoi.
Specchi d’acqua, incredibilmente giovani, vivi. Due finestre da cui potevo scorgere tutta l’essenza di quella donna e il suo dolore.
Non avevo mai trovato una particolare espressività nel suo viso solcato dalle rughe, incorniciato da quei fili bianchi sempre troppo composti, e le sopracciglia, ormai rade ed erose dal tempo, nulla lasciavano trasparire di quello che celava in cuor suo.
Per questo trasalii, esitai... la mia poca inclinazione a incrociare i miei occhi con i suoi e con quelli di chiunque altro fece sì che mi ritrovassi catapultato improvvisamente davanti alla sua angoscia, che ora sentivo viva, palpabile e pesantissima.
Il suo gesticolare così lento e teatrale, rivolgendosi in modo eccessivo ed ostentato a chi aveva di fronte, con un tono di voce flebile e a tratti disperato sembrava un chiaro tentativo di emergere da quel banco di nebbia che circondava la sua persona, e che portava i suoi interlocutori ad allontanarsene o, più spesso, a parlarle di qualcosa che fosse quanto più lontano dal richiamare i demoni che la tormentavano. Eppure ci provava di continuo a emergere e riabbracciare quella bolla nera che tanto male le faceva ma che allo stesso modo le dava vita. E quei sentimenti di ansia depressiva, così inappropriati all’età, le ridipingevano il viso, le mani, la bocca di nuova linfa vitale perdutasi in un secolo di vita.
Era questo che forse mi permetteva di assecondare quegli script, perché di script si trattava. Sempre regolari e pedissequi nel susseguirsi di un attimo di emersione, di risveglio, nel consolidare la nuova temporanea conquista di quella giovinezza perduta per poi assistere allo scemare di quello sturm und drang più o meno lento, più o meno inesorabile a seconda del feedback restituitole dall’interlocutore di turno, ma sempre con la promessa di risalire, di non cadere mai e di riabbracciare quella bolla nera. Perciò eravamo d’accordo tacitamente. Tacitamente in modo figurato, certo, perché a dire il vero le parole scorrevano in due fiumi: il suo in piena, denso di emozioni e ricche espressioni che non di rado mi lasciavano stupito e più di una volta facevano seccare il mio già debole rigagnolo di parole.
Era allora che mi affidavo alla dimensione analogica, cercando di compensare la mia assenza di parole con sorrisi e sguardi pregni di amore per lei.
Non era abbastanza. Non lo era.
Lo vidi nei suoi occhi.
Livello di Contenuto – “A proposito del livello di contenuto”
A proposito del livello di contenuto, non mi resi conto del passare del tempo data la mistica gioia che mi pervadeva mentre incespicavo qualche espressione nell’antica lingua.
Lì nasceva il contrasto e lì stava il fulcro di questo racconto.
Una gioia particolare e una sofferenza palpabile.
Un fiume di grandi, immense parole e un rigagnolo di tiepide, stentate espressioni.
Infine un’antica lingua, fonte delle nostre parole e area transizionale che mi permetteva oniricamente di riafferrare le mie radici riavvicinandomi sempre di più a quella donna e realisticamente di percepirne il dolore.
A proposito del livello di contenuto, d’un tratto mi accorsi del rovesciamento delle acque.
Quella donna, così forte, lo era talmente da pormi in una situazione in cui avrei dovuto parlare a lungo e con continuità, parlare di qualcosa che mi avrebbe recato dolore e a lei profonda gioia.
Stette ad ascoltare passivamente in un rigagnolo di parole, ma comunque fortissima.
Ed io a parlare attivamente come un fiume in piena, ma comunque fragile, tanto che quell’enorme corso d’acqua poteva rompersi e straripare dai miei occhi in pochi istanti.
‹‹E issa cument’istata?››
‹‹Eh... ja istat bene, est’istudiande, traballande... est meda cuntenta››
‹‹In bidda este?››
‹‹No... sempere in Casteddu, istudiamus paris in que, nos aggradat meda››
‹‹E poitte no est vennia oje???››
‹‹Eh... appia itte achere...››
‹‹Ohi...Ohi... Iscurta izzu mè, deo ti naro, est una brava piciocca e tue ses su prus bravu e su prus bellu, ma deo vi chergo viere paris... isposaosos... prima chi deo ando ass’atteru mundu... A mi lu promittis?››
A proposito del livello di contenuto, stavolta le parole si interruppero e per un istante quella gioia e quella sofferenza che avevano danzato da me a lei per tutto il tempo della nostra conversazione, rimasero sospese, fondendosi in un vortice di nuovi ibridi.
Era sera, e dovevo andare via.
