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Il morto - di Vittorio Banda

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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 21/03/2007 alle ore 12:32:15

 

L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.

 

IL MORTO


In una di quelle aride vallate del centro siciliano, dove il sole
estivo picchia incessantemente fino a renderle roventi sì da sembrare che esse stesse siano diventate sole, sorge una piccola miniera.
Nelle viscere di questa miniera, a prezzo di indicibili sacrifici e di inumano lavoro, un pugno di uomini lotta giorno per giorno
con la morte giocando mano contro mano una interminabile partita con le invisibili carte passate loro dalla sorte, che si diverte, alle spalle di questi esseri ignari facendo loro credere che esiste la cosiddetta “fortuna”. Già la fortuna , quella creazione della paurosa e fragile mente umana a cui si ricorre per spiegarsi l’inspiegabile, quando invece l’inspiegabile è già spiegato poiché è morte.
Nel sotterraneo di questa miniera e precisamente al decimo livello Rocco ed Angelo stavano seduti con le spalle alla parete della galleria mentre consumavano il loro pasto quotidiano.
Rocco, il più anziano, di colorito olivastro sulla cinquantina, tarchiato e provvisto di enormi muscoli messi ancora più in evidenza dalla stretta canottiera che indossava tutta intrisa di
polvere e sudore. Angelo un giovane ventenne, con i capelli crespi ed il naso camuso, con una faccia nella quale le difficoltà del lavoro, avevano scavato una espressione di sofferenza resa ancora più acuta dai suoi occhi azzurri che sembravano due stelle in un cielo tempestoso.
Non sapevano nemmeno come mai quel giorno fossero capitati così vicini, ma erano stati inviati ambedue alla ripiena e di sotto si usa mangiare sempre vicino al proprio compagno di lavoro, e Rocco che era abituato a chiacchierare mentre mangiava, ancora con il grosso boccone strappato dalla sua pagnotta si rivolse ad Angelo dicendogli:
- Ma tu non parli mai ?
E non attendendo da questi alcuna risposta replicò dicendogli:
- Da quanto tempo lavori in questo buco ?
Ed Angelo finalmente rispose:
- Da due anni
- Si vede che non hai ancora smaltito la paura
- Io non ho paura !
- Vacci piano giovanotto, qui tutti hanno paura, ma nessuno è così fesso da dire che non ne ha, finchè si è principianti si evita di parlarne, poi quando ci hai fatto il callo col mestiere, allora, e solo allora, impari a mascherarla, e ad andare avanti quando vorresti andare indietro. Ma non tutti riescono e quelli che non ci riescono rimangono con la paura dipinta sul volto. Spero che non sia il tuo caso, non è così ?
- Sono fatti miei ! e poi chi sei tu, e cosa ne sai di quello che si agita nella mente di un uomo, di quello che lo spinge ad avere paura, o ad avere coraggio, sei forse il Padreterno per saperlo?
- Non pretendo di essere il Padreterno, ma tuo padre potrei esserlo senz’altro, e ti dico che qui sotto siamo tutti uguali come dei condannati a morte che portano sul viso il terrore della morte o come dei lebbrosi che portano i segni del morbo immondo sul proprio corpo. Ti porto un esempio cioè fai conto che io sia un dottore, allora, forte della mia professione potrei riconoscere un ammalato da uno sano, ma tu mi dirai che anche i dottori sbagliano, difatti anche io una volta ho sbagliato !
- Quando ?
- Quando giudicai il morto !
- Chi?
- Il morto, sì ! proprio così hai capito bene !
- Che cosa è questa storia del morto ?
- E’ meglio che lasciamo perdere, non sta bene raccontare certe cose ad un principiante, non lo aiutano certo a superare la paura !
- Ti ho già detto che non ho paura, quindi se è solo per questo puoi raccontare.
- E va bene ! Il fatto avvenne dieci anni fa, a quell’epoca si lavorava al quarto livello e nella mia squadra c’era un certo Bastiano un giovane scapolo sulla trentina, un tipo alto e duro come una roccia, non parlava mai e lavorava sodo stando sempre zitto e per questo suo silenzio lo avevano battezzato “il morto”
Nessuno della mia squadra ricorda di averlo mai sentito parlare nemmeno quando l’autobus al mattino ci portava dalla città alla miniera:
L’unica cosa che faceva con gli altri, oltre al lavoro, era il solito segno di croce che tutti ci facciamo passando davanti alla cappella della Madonnina sulla strada provinciale. Era preciso e nel suo lavoro sembrava che ci mettesse la massima cura per evitare di avere da ridire con il capomastro o con il Perito Minerario e tanto meno con i compagni di lavoro che rispettano la regola di farsi i fatti propri, specialmente con i principianti come lui e come te perché vogliamo che si facciano il callo al pericolo così come ce lo siamo fatti noi, ma tutto questo dopo quel fatto non vale più, difatti hai visto che ti ho parlato cercando di capire se soffrivi e cercando, data la mia esperienza, di consigliarti per il tuo bene. Come ti dicevo si lavorava al quarto livello: stavamo scavando una galleria nello strato e si sudava come muli, sulla fronte di abbattimento lavoravamo io lui ed altri due compagni, stavamo preparando una volata per avanzare il fronte di qualche metro il fochino aveva predisposto il collegamento delle mine ed il detonatore, ci allontanammo alla distanza di sicurezza pronti per far esplodere la volata di mine non appena si azionò la chiavetta al giro di questa non seguì alcuna esplosione, restammo increduli e riprovammo nuovamente, ma ancora niente, a questo punto bisognava che qualcuno andasse a vedere cosa era successo, ma nessuno di noi osava spingersi avanti, perché è facile che per falso contatto l’esplosione avvenga lo stesso. Tu non sei sposato e non sai cosa sente chi ha famiglia e che è cosciente del pericolo che corre nell’accostarsi alla fronte che può in un baleno trasformarsi in una enorme tomba.Al pensiero di tale pericolo rivedi tutti i tuoi cari ed i momenti felici che hai passato con essi e rimani a ricordarli come se stessi per dare loro l’estremo saluto e l’ultimo tuo abbraccio e mentre pensi non ti accorgi di quello che accade attorno a te, tali erano i miei pensieri e quelli degli altri due compagni di lavoro quando improvviso giunse il boato della esplosione che ci rintronò nel cervello riportandoci alla realtà dei fatti, ci guardammo a vicenda accorgendoci di essere in tre, mancava Bastiano che aveva capito la nostra esitazione e in silenzio come era sua abitudine ci aveva voluto risparmiare quel pericolo, subito ci provvedemmo di una maschera per proteggerci dai fumi ed andammo a vedere cosa ne era del nostro sfortunato compagno, lo ritrovammo sotto un cumulo di pietre con il corpo straziato dalla terribile esplosione che lo aveva colpito in pieno.
In silenzio andammo a pendere un telone e vi avvolgemmo la salma di Bastiano, si proprio la salma del morto che adesso che era veramente morto noi sentivamo vivo nel nostro cuore. Allora pensai come è strano il mondo popolato dall’uomo eterno cannibale spirituale che è capace di enormi crudeltà nei confronti del suo prossimo, ma che ogni tanto genera qualche essere che ama il suo simile senza il turbamento delle parole e senza l’ipocrisia dell’esibizionismo. E da questa consumata crudeltà si è ripagati con il sentir vivo solo ciò che è morto.
Così è stato per Bastiano “il morto” che perennemente terrò vivo nel mio ricordo.
Adesso puoi capire perché poco fa ti ho rivolto la parola non giudicandoti ma chiedendoti !