Scrittori
.: Home page .: Preferiti .: Testi pubblicati .: Libri .: Link utili .: Login
Cosa cerchi ?

Il fisarmonicista - di Arcel Nis

Sei in: Autori emergenti > testi pubblicati > Racconti > Il fisarmonicista

© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 07/04/2008 alle ore 16:59:02

 

L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.

 

Angelo Manlievi: nel nome già un destino. Ma un destino bastardo, di quelli che ti vengono incontro con un sorriso ammiccante, per poi lasciarti un giorno con un ghigno soddisfatto.
Professione: musicista di strada. Fisarmonicista di strada, a voler scender nei dettagli. Uno strumento di altri tempi, il mio, sicché c’era d’aspettarselo, almeno così dicono alcuni. “Né classico, né moderno: non durerà” sentenziarono circa quindici anni fa, quando il sogno era da poco cominciato. Forse avevano ragione, forse avrei dovuto scegliere la chitarra. O il violino. Ma no, non avrei potuto: Angelo Manlievi è nato fisarmonicista. Non pianista, non sassofonista né tantomeno cantante, come qualcuno mi avrebbe voluto vedere. Si può, d’altronde, convincere un centometrista nato a diventar calciatore solo per guadagnare di più?
Suono da sempre e rare volte le mie mani hanno tradito queste magiche scatole a soffietto per altri più gettonati strumenti. Il mio primo approccio con la musica fu piuttosto precoce e per poco non imparai a riconoscere le note del pentagramma prima ancora che a leggere le lettere dell’alfabeto. Poi un giorno, durante un’esibizione per un saggio del conservatorio, la grande occasione. Mi si presentò sotto le spoglie di un uomo smilzo dal colorito giallognolo come l’impermeabile che indossava. Terminato il mio brano da solista, mi raggiunse nell’improvvisato “dietro le quinte”.
- Signor Manlievi, i miei complimenti.
All’epoca avevo 17 anni e a sentirmi chiamare “Signore” provai l’impulso di ridergli in faccia. Così ringraziai velocemente e feci per andarmene, ma lui mi trattenne: - Permetta che mi presenti. - e, porgendomi la mano, aggiunse: - Sandro Meneghin, direttore settore nuovi talenti della ***. Lei sa chi siamo?
Sapevo chi erano e, siccome quella discreta casa discografica aveva “battezzato” alcuni tra i più importanti musicisti italiani del tempo, capì che avrei fatto bene a rassegnarmi a quel “lei”.
Il seguito potete anche immaginarlo: provino, ingaggio e primo album. Un album che non vendette quanto si aspettavano, ma comunque abbastanza da invogliarli a farmene registrare un altro. Poi, finalmente, il successo: migliaia di copie vendute, concerti in Italia e in Europa, collaborazioni illustri, interviste... “Manlievi celebra le nozze tra folklore e classicità”, “Il riscatto della fisarmonica”, “Una nota originale nel panorama neoclassico italiano”: così scrivevano le riviste di settore, come ricorderanno i cultori del genere.
Il mio destino, allora, era davvero nelle mie mani ed io mi sentivo un semidio, con il mio impareggiabile talento e la mia aria pensierosa che incantavano intere platee e facevano strage di donne dai gusti sofisticati. Qualcuno mi accuserà di peccare di superbia, ma parlerebbe a ragione se affermassi il falso. Se, per dovere di umiltà, sminuissi le mie doti, peccherei, infatti, d’ipocrisia e falsa modestia. Qualcuno una volta mi disse che la presunzione è un gran brutto difetto, ma che, quando ha ragion d’essere, la si può anche perdonare. Osservatemi suonare e le mie mani parleranno per me: guardate con che delicatezza sfiorano questi tasti di madreperla che, obbedienti, a loro volta, partoriscono suoni melodiosi e rapidi che, in eleganza e maestosità, nulla hanno da invidiare ad un violino.
“Cosa poi sia successo, lo capite anche voi” diceva una vecchia canzone: versi che ben si adattano a terminare questa mia, ingloriosa storia. L’abitudine offusca i sensi dell’uomo facendogli apparire ordinario anche ciò che è quasi perfezione e fu così che anche il semidio passò dalle stelle alle stalle. Della mia sfolgorante carriera restano alcuni ritagli di giornale e qualche copia dei miei cd, che mi porto sempre appresso. Le metto ai miei piedi quando mi esibisco, bene in mostra accanto alla scatola per le offerte, ma non per invogliare i passanti a comprarle, no: le sbatto in faccia a ciascuno di loro, a ciascuno di voi, perché nessuno dimentichi che nella vita non c’è niente di certo, che la ruota gira ed i più rimangono schiacciati. A volte, mentre suono, sollevo lo sguardo dalla mia fidata amica e mi soffermo sugli occhi dei miei fugaci ascoltatori: pochi mostrano pura ammirazione, parecchi perplessità, la maggior parte sgomento. Ma tutti, tutti, anche se non vedo i loro volti mentre si allontanano, se ne vanno con il cuore più pesante perché se un talento come il mio può finire ad esibirsi per la strada ed a vivere della altrui, altalenante generosità, chi mai può essere sicuro del suo posto nel mondo?