Il caso Simone - di Vittorio Banda
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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 20/03/2007 alle ore 23:10:08
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IL CASO SIMONE
Era un mattino buio e freddo, uno dei tanti mattini in cui l’animo umano sembra lasciarsi, una volta tanto, permeare dalla atmosfera esterna e si trasformi in massa inerte, incapace
di provare una di quelle tante sensazioni che incessantemente provocano il manifestarsi della natura umana e della sua orma capace di esprimere ad un tempo civiltà,intelligenza,inciviltà e
ignoranza.
Ero stato inviato in qualità di cronista dal mio giornale: La Gazzetta del Nord nella città di Enna una città nel cuore della Sicilia ad economia prevalentemente agricola, ivi si processava un pastore un certo Simone che aveva barbaramente ucciso la moglie a colpi d’accetta.
Il caso aveva suscitato enorme scalpore anche perché la moglie era una di quelle floride ragazze del sud che recano nelle guance i rossori del sole cocente di questa terra, quindi si poteva essere indotti a pensare al solito delitto d’onore tanto in voga in queste terre, difatti la gente del posto che descriveva il Simone come un tipo tranquillo ed un lavoratore indefesso era incline per questa soluzione.
Quel mattino così cupo coincideva con la emanazione della sentenza , ed io mentre mi preparavo nella squallida stanza dell’albergo Aurora dove avevo sin dall’inizio del processo alloggiato, andavo ripensando a quel caso ed alla gente accorsavi,invero molto numerosa, e mi sorgeva spontanea la riflessione di come la gente assuma atteggiamenti di curiosità
nei riguardi delle disgrazie altrui e non sia mossa a pietà cristiana per le sofferenze di un infelice che diventa centro e fulcro di attenzione, ma dopo che il suo infame destino si è compiuto piomba nel buio solo con le sue miserie isolato e radiato dalla società che forse è stata l’artefice primigenia delle sue sciagure.
Percorsi quelle poche centinaia di metri che mi separavano dal palazzo di giustizia sempre assorto nei medesimi pensieri di tanto in tanto turbati dal rumoroso brulicare delle persone convenute per l’evento.
Giunsi finalmente al palazzo di giustizia e dopo aver tribolato non poco per accedervi finalmente mi trovai dentro nel cuore della calca che rumorosa attendeva l’ingresso della corte e anticipava soluzioni e criticava la condotta della difesa e dell’accusa vi erano come è logico gli innocentisti ed i colpevolisti ed ognuno voleva avere la soddisfazione di provare al prossimo che le sue congetture erano condivise dalla giuria.
Vi era pure chi additava il condannato in gabbia come una belva che con gli occhi spauriti guarda l’assieparsi delle persone e non
sa rendersi conto del perché tutta quella gente che prima lo stimava adesso lo ingiuria e lo guarda con disprezzo.
Finalmente entrò la giuria e la corte ed un silenzio tetro regnò
nell’aula ed il giudice dopo aver dato lettura dei capi di imputazione cominciò a leggere la sentenza che condannava il Simone all’ergastolo, nessuno aveva dubbi che la sentenza sarebbe stata dura, ma nessuno si aspettava l’ergastolo forse
perché è difficile che una generazione possa accettare dall’oggi al domani un nuovo stato di fatto e abbandoni di colpo i suoi pregiudizi e le sue ataviche convinzioni che vengono tramandate di mente in mente dalla particolare vita ambientale che questa gente vive.
A questo punto il processo doveva ritenersi concluso, poiché nessuno si aspettava che il Simone, invitato dal Presidente a dichiarare qualcosa se ne avesse voglia, iniziasse a parlare al di là delle rutuali parole : “Sono innocente!”, difatti egli pacatamente, pur iniziando con le rituali parole, continuò:
“ Eccellenza ho sofferto le pene dell’inferno con quella donna,
non ne potevo più a causa di quella femmina gli amici mi chiamavano il cornuto e non riuscivo più a sostenere lo sguardo dei miei compagni, fu così che quella sera mi decisi e con la scusa di festeggiare la tosata delle pecore, feci bere a Rosalia tanto di quel vino fino a quando mi accorsi che era brilla allora le domandai :
- Ti piacerebbe farmi le corna eh Rosalia ?
- Si che mi piacerebbe farti becco tanto te lo meriti !
Col sangue agli occhi le chiesi ancora:
- Magari me le hai già fatte non è vero ?
- Si che ti ho fatto le corna con i migliori giovani della città!
mi sono proprio divertita becco !
Eccellenza non ci vidi più per un momento mi sembrò di morire
afferrai l’ascia attaccata alla parete e la colpii, la colpii mirando
alla testa e quando parte della sua materia celebrale mi schizzo
sul corpo cessai di colpirla e provai un certo gusto nel vedere il suo corpo traditore annegare nel sangue, ero felice della mia vendetta e del mio onore riconquistato perché ero certo della sua colpa e ne avevo finalmente le prove !
A questo punto il Presidente gli chiese:
“ Come eravate tanto sicuro della sua colpevolezza ? “
Ed allora Simone candidamente rispose :” Come Eccellenza
lei non lo sa? In vino veritas dicono !! “
