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Gwendolyn e Gore - di Alberto Veronese

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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 18/05/2009 alle ore 20:14:18

 

L'autore si assume la responsabilitΰ di quanto pubblicato.

 

Delle volte avrebbe voluto staccarsi la testa.
Gwendolyn lo sognava spesso: in un vicolo cieco buttava la sua testa dentro un bidone della spazzatura e si presentava in ufficio senza.
– È molto comodo – ripeté Gwendolyn a Gore.
– Certo certo... però come fai a rispondermi? – chiese Gore.
– Lo sto sognando – disse Gwendolyn.
– Che sogno strano, stai dormendo tranquilla?
– Sì sì, è proprio bello! Sai Gore, questa mattina ho potuto dormire trenta minuti in più.
– Pratico, ma intendi lasciarla nel bidone?
– Fino a quando dura il mio sogno, sì.
– Senti Gwendolyn; non potresti buttarci anche la mia?
– Vuoi sbarazzarti della tua testa?
– Sì proprio; non mi piaccio affatto.
– Sei bello Gore, mi sei sempre piaciuto.
– Ecco tienila! – Gore si staccò la testa e la porse a Gwendolyn.
– Bene, rispose Gwendolyn – ora vado a metterla nella pattumiera e ritorno.
– Se posso vorrei accompagnarti.
– Certo Gore.
Quella mattina pioveva. Sdegnata ed invidiosa la gente li guardò passare. A Gwendolyn la cosa non interessava. Gore invece teneva la testa con gli occhi chiusi e stava tranquillo sul braccio di Gwendolyn.
Girarono l’angolo di un edificio e attraversarono la strada. Entrarono in una palazzina e salirono le scale. Poi Gwendolyn aprì la porta del piccolo appartamento.
– Ma... mi hai portato da te! Che carino qui – disse Gore riaprendo gli occhi.
– Grazie Gore anche a me piace la mia casa.
– Come mai una dritta come te vive da sola?
– Sono stata sposata due volte.
– E...
– All’inizio era promettente...
– Poi?
– È diventato una testa di cazzo... oh, scusami Gore.
Gore sorrise:
– Senti Gwendolyn, forse non è ragionevole quel che c’è dentro questa testa, ma non immagini neppure il piacere che provo a stare qui.
– Ti piacerebbe rimanere Gore?
– Sì, Gwendolyn, molto.