Fratture - di Fabio Forcelli
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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 07/06/2009 alle ore 12:55:12
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La prima volta che sono tornato da una paese lontano
è stato all’età di quattordici anni:
a Dublino in Irlanda,
lì conobbi per la prima volta il significato della frattura, dagli affetti e dalla sicurezza che ti è data dalla loro vicinanza.
Quando tornai da quell’isola straniera
ero già cresciuto di 15 giorni di più rispetto a quando ero partito.
Dopo l’Irlanda sono venuti altri innumerevoli viaggi e ogni volta ho amplificato il senso di distacco da tutto ciò che poteva essere definito con una corretta espressione "legame".
Anzi, forse se ci penso bene l’idea del distacco c’è stata gia da prima,
dagli albori della mia esistenza
devo aver innatamente assunto in me la tragicità della lontananza da ogni forma di bellezza affettiva
che è gia di per se una forma di privazione.
Negli innumerevoli viaggi che si sono susseguiti
ho così continuato a crescere di giorno in giorno
per tutto il tempo che passavo lontano da casa.
E anche adesso che ho dieci anni di più
che sono pochi ma neanche pochissimi,
e la parola "casa" ha assunto per me un significato così "mobile",
continuo a crescere a perdigiorno per tutto il tempo
che vi passo lontano
e non ho ancora ben capito
se è proprio il distacco a darmi ogni volta
nuovo vigore di veduta
o sono le distrazioni innumerevoli che mi comporta
a farmi desiderare di essere qui, ora.
Non sono infatti, purtroppo convinto che tutti i distacchi mi abbiano portato a casa,
piuttosto sono forse propenso a pensare
che tutte queste fratture
abbiano costruito una casa in me
alla quale ritorno senza sentirmi afflitto
ma lieto di pensare che qualcuno mi aspetta.
