Fotografia un pò fantastica un pò vera di due giorni dedicati al - di Luca Fornaro
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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 27/09/2007 alle ore 17:18:56
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Fotografia un pò fantastica un pò vera di due giorni dedicati al Gruppo del Sella
Il Gruppo del Sella è posizionato nelle Dolomiti delimitato dalle valli di Fassa, Livinallongo, Badia e Gardena è caratterizzato da un altopiano dal quale si erge la piramide del Piz Boè, a quota 3151, è forse il punto panoramico più importante delle Dolomiti.
La sveglia è di molto anticipata rispetto alla quotidianità, suona alle 5; a malincuore abbandono le coltri, l’entusiamo per la gita non ha ancora dato il là al metabolismo.
Appuntamento alle 6 al piazzale della chiesa, già ospita il pullman verdegiallooro condotto come sempre da Aronne, l’artista del volante.
La fugace toccata in edicola per il quotidiano, la tribuna per Claudio «« il gigante 50-enne »» di Bonisiolo proverbiale conoscitore dei motori, il Sole24ore per il cronista; la consegna del quotidiano provocherà le burle del motorista.
Si parte nelle prime ore del mattino, dormendo e ciarlando si giunge a SanVito di Cadore, tappa obbligata di tante gite. Ancor più obbligata è la sosta alla pasticceria Fiori, rinnomata per il caffè, le paste, le titolari dalle celesti vedute, oggi fra tutte spicca la presenza esotica di Nicole.
Si riparte in direzione del Passo Gardena, l’artista del volante dà ancor prova della sua perizia, il funambolo delle strade anche nelle situazioni più difficili conosce e gestisce il mezzo meglio di un’utilitaria.
I prodi ««ferratisti, o forse meglio ferraioli »» vengono sbarcati, destinazione Torre Brunico per la ferrata Tridentina e alfin al rifugio Boè quota 2871 m, al ricongiungimento dei meno trepidi ma non meno agguerriti escursionisti. Dal passo Gardena si preparano i B-isti, seguendo l’altavia n°2 superano il campanile Campdei, il sentiero attrezzato 666, il cronista, Alberto, il giovane e forzuto forzuto Marco, aiutato dalla folta ed erculea chioma, procedono spediti.
Avranno tempo di aspettare il gruppo su di una piazzola dove incrociano dei «« simpatici escursionisti inglesi »» diretti al rifugio Cavazza al Pisciadù a 2585 metri.
Si incontrano gli adolescenti guidati alla conquista dei monti dal pastore milanese. I giovin escursionisti ci accompagneranno fino al rifugio Boè e l’indomani alla capanna Fassa.
Superato il Lech e la cima al Pisciadù, lasciata la Val de Tita si supera l’antersas ZWINSCHENKOFEL raggiungendo finalmente la meta, rifugio Boè a 2871 metri, ci ricongiungiamo al gruppo C.
I C-isti sono in ordine sparso Roberta, il funanbolico Aronne, il Cavaliere (non errante, ma per questo non meno prestante) Filippo fonte inesauribile di saggezza; a poco a poco il gruppo si ricongiunge, prendendo possesso delle coltri che il rifugio mette a disposizione per il meritato riposo serale.
Ci si ristora, lasciati gli indumenti del giorno per indossare le vesti della sera. Si incontrano gli adolescenti genovesi, alcune richiedono un ristoro fumoso confessando le inquietudini della giovine età.
Arriva la cena, il narrratore ha ricordi migliori, ma a 2871 metri bisogna sapersi accontentare, il clima è buono, la chiacchera fluente; il gestore, guida esperta ci allieta con i racconti dello Hindukush, della Patagonia e della Kamtchatka. Ancor più i maschietti sono allietati dalle sue graziose figliole, si aggirano foriere dell’ambito desco tra i commensali.
La serata scivola veloce allietata dalla chitarra del presidente dalla voce delicata della bimba genovese.
La guida gestore aziona le luci intermittenti, sono il segnale, le coltri ci reclamano.
Chi in cameretta, chi in camerone ci si ritira; per il cronista a meno dei pit stop ai box Wc la notte procede spedita fra le braccia di Morfeo; al mattino i compagni di stanza ricorderanno le brevi apnee, il richiamo al compagno di branda, «« 6 sveglio ? »», «« adesso Sì !!! »».
Colazione frugale, i preparativi fervono tra lo stretching mattutino con il ginnico Rico e le burle del granitico Vince alla notevole statura del motorista.
Pronti via, la ripida ascesa al Piz Boè dove si trova la Capanna Fassa; un cameraman è in attesa degli atleti della Dolomites Skyrace; un giovine alpinista si gode i monti dallo zaino-marsupio di mamma.
Le chiacchere con i vicini di un tempo, si parla di montagna, teatro, musica: di Fausto DeStefani, uno dei signori degli 8.000, dell’attore Marco Paolini e del violoncellista Mario Brunello.
I gruppi si separano ancora, gli intrepidi A-isti lungo l’impervia cresta, gli escursionisti scendono il ripido e franoso canalone, i prati ondulati al cospetto della montagna. Si chiacchera del Tibet con la viaggiatrice Francesca, diretti al rifugio Franz Kostner, dove i gruppi si compattano nuovamente.
Ancora il prestante Gino alla rincorsa del Menego dottore e del Baba pittore, o al contrario sono Menego e Baba ra incorrorre il Gino? poco importa.
Meritato il ristoro, gustose le pietanze, saporiti i dolci; spicca la presenza della bionda musa che distrae gli astanti dal desco, senza dimenticare le tre simpatiche fatine.
Poche gocce d’acqua, la discesa nei prati fra i cespugli di mughi fioriti si giunge alla città di roccia, le cattedrali i palazzi i grattacieli, è un mondo estatico.
Ancora prati; Gino sempre instancabile, si parla ancora di viaggi.
La breve sosta al passo Campolongo per riposarsi. Ma il bus dovè??? Via alla ricerca e dietro la curva appare una visione d’incanto: Riccardo e Ignazio si scoprono addetti alla piastra; il paterno Elio ci accoglie, buffet di polenta salame e bistecche alla piastra che la maestria di Iseo impreziosisce d’aceto balsamico; degno di Reali.
Il cronista cerca le oneste bottiglie di vino da offrire all’allegra brigata; ritrovando solo quella di bianco scopre che il Rosso Trentino è stato usato come esca per un’autoctona pulzella.
Si ricorda scherzosamente la notte trascorsa al rifugio Boè, la graziosa Manola oggetto delle attenzioni del Cercatore che ne argomenta con il Gigante, questo iroso si erge, mentre il cercatore fugge, per poi tracciare il limite invalicabile al Gigante.
Si sale in pullman, chiacchera fluente, dal fondo del bus giungono salve cariche d’ilarità. Spunta una videocassetta, è Unfaithful, film sull’infedeltà coniugale che accompagna il rientro dei prodi; l’intramontabile Cavaliere (poco importa se nella realtà si tratta di un Commendatore, non è certo il titolo usato che sminuisce lo spessore del personaggio) dà ancora prova della sua sagacia, non me ne vogliate se la trascrizione non è testuale, chiama la moglie al celluloide «« Ciao sono Elio, sei sola ? ... Bene allora posso venire a casa !!! »» Gli astanti all’unisono esplodono in una sonora risata.
e’ l’epilogo si torna a piazzale d’origine, rapidamente il nugolo di formiche depreda il torpedone gialloverdeoro degli zaini.
Tutti tornano a casa in attesa della prossima.
