Fino all'ultimo puntino blu - di Arcel Nis
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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 12/09/2010 alle ore 16:44:40
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La donna entrò nel locale con la sua consueta aria sicura, quella di chi in qualunque posto si trovi si sente come se fosse a casa sua. Indossava un completo giacca e pantalone blu scuro, lucido e davvero di classe, proprio come lei. Portava sciolti i voluminosi capelli rossi, per cui non passò inosservata neppure tra il fumo denso della stanza. Avventori improvvisamente ringalluzziti sollevarono lo sguardo dal bicchiere per seguirne la camminata, naturalmente dopo che li aveva oltrepassati.
L’uomo la osservò mentre si avvicinava: come sempre sprezzante e caparbia. Non sarebbe cambiata mai. Si alzò per andarle incontro, poi pensò che fosse più virile restare ad aspettarla al tavolo. In piedi, però, pronto a salutarla, perché almeno doveva essere galante.
Si scambiarono dei baci sulle guance, ma il modo in cui si toccarono mentre lo facevano fu sufficiente per ritrovare quel brivido che conoscevano entrambi molto bene. Sarebbe bastato uno sguardo d’intesa e si sarebbero ritrovati ancora una volta nudi tra lenzuola sfatte. Il tempo, però, li aveva resi saggi e potenziato il loro autocontrollo, così si accomodarono senza bisogno neppure di un bel respiro profondo per placare il turbamento.
Prima ancora che scambiassero due parole (non si erano detti neppure un “ciao, come stai?” di circostanza), la cameriera venne a chiedere se volevano ordinare qualcosa. La donna afferrò il bicchiere di lui (che, evidentemente, si era già offerto un giro in solitudine) e dopo averne assaggiato il contenuto ordinò: «Lo stesso che ha preso lui», del tutto incurante se fosse stata quella ragazza o no a prendergli l’ordinazione. L’uomo osservò la scena, scuotendo leggermente il capo. “Sei la solita stronza” pensò e non ci fu bisogno di pronunciare ad alta voce quelle parole, perché si conoscevano così bene che era come se gliel’avesse detto.
«Allora?» fece la donna. Perché era una che andava subito al sodo.
L’uomo lanciò le chiavi sul tavolo, in direzione di lei. Perché anche a lui non piaceva perdere tempo..
«Volevo chiamarti in queste settimane ma, come puoi immaginare, ho avuto molto da fare.»
Lei fece una pausa e poi, con un certo sprezzo, ribatté:
« Ma è possibile che tu debba sempre dire ad una donna ciò che credi voglia sentirsi dire, anche se non è vero?!»
Era bravissima a farlo sentire un mezzo uomo, anche se non lo era affatto. Preferì tacere, anche perché se c’era una cosa che aveva imparato da lei, è che è meglio essere di poche parole.
La comanda arrivò e la donna si scolò il bicchiere in pochi sorsi. Questo era lei che l’aveva imparato da lui.
Stettero ad osservarsi in silenzio per un pò, quindi lo sguardo della donna si fece più dolce e lui cominciò a credere – forse illudersi – che stesse cambiando idea.
«Hai l’aria sbattuta: non hai ancora capito che non hai più l’età per fare le ore piccole?»
«Perché, tu invece hai capito che non c’è bisogno di fare l’uomo per essere una donna forte?»
Questa volta fu lei a dover tacere. Frugò nella borsa in cerca del portafogli, ma lui le bloccò il polso, come aveva sempre fatto in tutti quegli anni in cui erano stati una coppia. Lei allora afferrò le chiavi che l’uomo aveva lanciato sul tavolo e lui fece un ultimo tentativo (non riuscì proprio a trattenersi):
«Dai, proviamoci un’ultima volta. è assurdo che finisca così.»
«Sarà anche assurdo, ma siamo troppo maturi per credere ancora alla favoletta che per far funzionare una storia basta volerlo. O hai cambiato idea anche su questo?»
«No.»
...
«No.» ripeté l’uomo stizzito, più con se stesso che con lei.
Senza aggiungere altro, la donna, con le chiavi in mano e la borsa ancora semiaperta, se ne andò.
Lui osservò fino all’ultimo puntino blu la sua bella sagoma scomparire tra il fumo e la musica, come fosse un’apparizione. Ed entrambi in quel momento avrebbero voluto che l’altro fosse stato proprio questo (una semplice apparizione nella loro vita) per non dover portare sulle spalle il peso di quella relazione fallita.
