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Don Giuseppe - di Roberto Estavio

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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 12/07/2006 alle ore 14:10:27

 

L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.

 

Giunse nella piccola frazione alla quale era stato assegnato probabilmente a fine primavera.
Le piante erano rigogliose, crescevano fitte, cariche di spighe.
Il grano era pronto per essere raccolto e lui era pronto per diventare parroco.
Il vescovo gli aveva affidato la parrocchia di Terraglione, una piccola frazione di Vigodarzere, dopo che per 25 anni aveva aiutato come viceparroco il prete di un altro posto.
Giunse nella stagione delle messi quando i contadini si apprestavano a lavorare i campi.
Si accorse che la parrocchia era delimitata da un piccolo affluente di un fiume un po’ più grande.
L’altro limite della medesima era costituito da una via, lunga e tortuosa, Via Conchele Sera, che però dalla gente del luogo veniva chiamata la via dei morti.
La strada portava infatti al cimitero. Secondo le ricerche di alcuni storici quel posto era stato un lebbrosario.
S’insediò nella parrocchia portandosi appresso due sorelle e due nipoti.
Conosceva a malapena il latino e anche l’italiano, quanto bastava per recitare la messa e scandire la corona del rosario.
Si era negli anni trenta e la gente soffriva la fame. Lui visitava regolarmente le case dei contadini per raccogliere le loro confidenze e quando qualcuno gli regalava dei salami, non se li portava in canonica, ma spesso li offriva alle famiglie che visitava.
Se qualcuno era in difficoltà andava a trovarlo e otteneva sempre qualche piccolo prestito.
Durante il suo apostolato si narrano episodi incredibili.
Un volta un gruppo di ragazzi che erano venuti a trovarlo, al momento della partenza si ritrovò con i fanali della macchina bruciati.
" Andate pure, non succederà niente" ,disse, e infatti tornarono a casa a fanali spenti, passando anche davanti ad una pattuglia della Polizia.
Un’altra volta invece doveva recarsi in curia, ma si avvicinò alla casa di un suo fedele, martellato da una voce interiore che lo esortava a far loro visita.
Trovò i familiari che temevano per la vita della loro piccola figlia che era svenuta, dopo esser tratta fuori da un mastello dove stava annegando.
Prima ancora di intervenire si raccolse brevemente in preghiera pronunciando la fatidica frase: " È salva, è salva" e difatti la bimba si svegliò all’istante.
Si dice anche che sia andato a far visita ad un ex seminarista che pareva posseduto dal demonio.
Si ritirò con lui in cucina; né uscii malconcio, con il volto gonfio e rigato di sangue.
Lui non disse niente ma il ragazzo ritorno in sé.
Una volta, avanti negli anni, prestò ad uno sconosciuto un’ingente somma di denaro che questi dimenticò di restituire. Fu allora che chiese al suo vescovo di essere collocato a riposo e si ritirò con le sue sorelle in una casa di riposo per preti anziani.
Nonostante la lontananza dalla sua parrocchia riceveva molte visite.
Una giorno doveva giungere una comitiva di parrocchiani.
Fu quella l’unica volta che aveva deciso di accoglierli ben sbarbato.
Purtroppo morì nella notte.
Fu riportato a furor di popolo nella parrocchia di Terraglione, con la cassa aperta.
Alcuni uomini riuscirono con un pretesto a far allontanare l’ impiegato del comune che assisteva alle operazioni e fecero posare il coperchio di zinco senza farlo saldare come si doveva.
Fu sepolto in una sera nel piccolo cimitero di questa modesta parrocchia di un numero modestissimo di anime.
Amo pensare che quella sera c’era una luce rossastra; quella che s’accende quando il sole si confonde e sparisce tra nubi scure e piene di squarci, adagiate sull’orizzonte come se fossero troppo vecchie e troppo pesanti per poter ancora sollevarsi in cielo.
Ma per lui avrebbero fatto un’eccezione.