DELITTO AI MERCATI GENERALI - di Domenico De Ferraro
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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 24/08/2007 alle ore 16:30:48
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DELITTO AI MERCATI GENERALI
Uno dei tanti lavori estivi da ragazzo al mio paese , dopo aver terminato la scuola è stato come facchino ai mercati generali .
In quel luogo vi regnava una gran confusione ,tanta gente veniva a comprare e a vendere la frutta di stagione un po’ da tutta Italia. Calore e male parole ,un brivido freddo correva lungo la schiena fino ad arrivare nelle mutande. Con la canotta sulle spalle dolente me ne andavo fischiettando caricando e scaricando ,casce e cassette colme di percoche e mele annurche
e quant’altra frutta raccolta nei campi. Lo scopo era racimolare
i soldi per recarmi in vacanza in compagnia dei mie amici .
Un modo anche per evadere più giusto dire fuggire da quella periferia metropolitana gravida di delinquenza e gente fuori
di testa. Forse il buon signore pensavo ci mette alla prova ,
ci guarda da un angolo del creato , sorride e piange anche lui come noi, seguendo l’umano corso dei destini dei singoli individui ,legati ai loro affetti ai loro amori ed aspirazioni .
Siamo continuamente osservati attraverso l’ occhiodiotelevisione spettatori immaginari legati a un controverso rapporto patriottico nazionale popolare uomo & macchina . Lui... l’artefice del nostro fato inventore diretto della macchinetta del caffè in ufficio ,
dello spazzolino elettrico , del computer, e della sveglia radio ,
e del telefonino. Oggetti che ci uniscono alla creazione metafisica dell’universo, rendendoci simili. Aspiranti elettori di quel grande partito democratico , votato alla pace e alla libertà.
Noi figli di coloro che lavorarono la terra con la vanga
immersi nello spirito di madre natura.
Beh lasciamo stare. Il padrone aveva sempre una voce grossa
e decisa. Ti faceva saltare da terra ad ogni suo comando.
Facciamo presto domani debbo stare a Catania per stasera m’aspettano per celebrare insieme la festa del paese in onore
del Santo Patrono.
Non vorrete che manchi a un simile appuntamento?
Devo partecipare pure a una promessa di matrimonio
di un mio figlioccio.
E il capo paranza incominciava a gridarci nell’orecchie :
Vottamme le mani guaglioni vediamo di fare presto.
Facendo schioccare la frusta nell’aria continuava a gridare:
Forza svelti le cassette due alla volta.
Un mio amico non lo poteva tanto soffrire lo chiamava :
Animale , vampiro, caino ,il capo paranza .
A me mi ricordava Pulcinella ,maschera tragica
d’un popolo umile , servo del padrone e padrone pure lui.
Andiamo facciamo presto non pensiamo assai fa male ti fa diventare scemo. Io a questo...diceva il mio amico e faceva un gesto brutto Ed io sta zitto passa le cassette e non farti sentire quello ci fa scendere dall’autocarro e non ci paga nemmeno.
Così si metteva a cantare : Comme è bella a montagna stanotte
Chiù bello e mò nun l’aggia vista mai ecc ecc..
La sera tornavo a casa con la schiena rotta m’addormentavo
sul letto ancora tutto vestito. La madre mia vedendomi così
stanco e depresso si preoccupava a tal punto da voler chiamare
Il medico di famiglia. Cassa su cassa i giorni passarono
ed io ero riuscito a mettere una piccola parte della somma necessaria per partire in compagnia dei miei amici
verso la mitica Grecia .
Ava culla della cultura italica , da conoscere e vivere ,scopare,
ridere ,saltare di gioia luogo per noi fantastico rivestito
d’aurea teologia .
Il progetto era un breve soggiorno di quindici giorni con immancabile visita al Partenone e i vari siti archeologici
della città d’ Atene . Visita e breve permanenza alle isole dell’arcipelago delle Cicladi . Mare e danza fino all’alba .
Donne e birra ... e attenti al greco ,risate a non finire
bevendo generoso vino e gustando la buonissima feta.
Questo erano i propositi ,la comitiva era composta da gente spensierata il più grande di noi aveva ventiquattro anni .
Prima volta, mettevamo piede fuori dall’Italia .
Non si conosceva per nulla le lingue tranne un maccheronico inglese scolastico. In mancanza di tanta cultura sapevamo cantare in modo pregevole i tanti canti della nostra terra accompagnati dalle chitarre che ci trascinavamo indietro.
In ogni luogo approdavamo prendevamo a cantare canzoni
in dialetto cosa che incantava tutti i presenti. Era una festa continua , una marcia , una rumba un canto neomelodico.
Na tarantella.
Il nostro invito rivolto ad ogni persona che incontravamo :
Rimani con noi Tu ferito nel tuo cuore dal quotidiano vivere
Vittima delle paure , affacciati e canta con noi queste canzoni
di guerra e d’ammore.
La gioia dell’imminente partenza aveva fatto il giro di tutto
il quartiere . Perfino il Parroco era venuto a conoscenza
della nostra prossima partenza per la Grecia.
Rapporto fatto da chi sa quale
indiscreto ficcanaso . Così ogni volta incontravo per strada
la madre di un nostro compagno di viaggio
mi faceva una capa tanta.
Statevi accorti quello è un paese straniero .
Voi siete così giovani ci sono tanti malintenzionati in giro .
Mi raccomando non accettate
sigarette da nessuno quelli ci mettono la droga dentro, poi vi rapiscono e vogliono il riscatto da noi poveri genitori.
Ma è così bella Baia Domizia ,Ischia ,Sorrento.
Qui da noi vengono gente da tutto il mondo a villeggiare e voi andate in un paese così lontano per farvi due bagni.
Quanti soldi avete?
A Luigi più di trecento euro non gli dò.
Il biglietto l’avete comprato, pagate il biglietto quelli
se nò vi fanno la multa.
Viene con voi pure Peppino ò figlio del macellaio?
Quello è un poco di buono state attenti
è capace di mettervi in qualche guaio.
L’ira di nostro signore che s’abbatte sulla terra .
Chiù forte d’un colpo di sole quelle parole ,peggio
d’una randellata in testa ,rimanevo intontito frastornato
dopo ogni incontro.
Nei miei ultimi giorni di lavoro al mercato ortofrutticolo trovai un grosso autocarro da caricare frutta varia.
Presi accordo di trovarmi la mattina successiva per caricare
il camion . Giunsi presto a lavoro .
Quando da lontano vidi diverse macchine della polizia
e un’autoambulanza con le luci lampeggianti accese.
Intuii subito qualche brutta storia era accaduta .
Corsi a vedere ,un gruppetto di persone s’era affollata intorno
ad un corpo di un uomo privo di vita per terra,coperto
da un bianco lenzuolo. Cosa è successo chiesi.
Hanno ucciso ò siciliano.
Quale siciliano?
Ò Catenese mi rispondono.
Accidenti ma che stai dicendo ,quello con il camion rosso e verde?
Proprio lui lo hanno trovato in una pozza di sangue con tre pallottole in pieno torace.
Oh Madonna esclamai . Io stamattina
dovevo caricargli il camion insieme ad un altro amico mio.
Mi dispiace assai . Che disgrazia.
Adesso i soldi per andare in vacanza ?
Dove li vado a prendere?
Fate largo ,circolare ,cosa ci fanno quelle persone ferme lì vicine.
Via via. Ma tu ci pensi dissi a un mio amico l’altro giorno gli ho parlato al bar . Mi viene la pelle d’oca, non ci posso credere.
Il mattino dopo ,i titoli dei giornali nazionali e locali riportavano l’accaduto . Una cronaca campata in aria di cosa era successo.
Regolamento di conti tra camorristi e mafiosi .
Sanguinario Omicidio.
Boss di cosa nostra trovato morto all’alba ai mercati generali.
La polizia indaga nel giro del racket .
Per tre giorni rimasi sconvolto a causa del fattaccio.
Intanto i miei amici volevano sapere ,quando saremmo partiti.
Io rispondevo ,non lo so ,il tempo di mettere a posto alcune cose.
Dovevo finire di racimolare i soldi necessari per la vacanza.
In quei pochi giorni di fine luglio ritornai più volte al mercato
Ortofrutticolo. Con la speranza di trovare qualche piccolo lavoro.
Anche sé non riuscivo a prendere coscienza del fatto di come si può arrivare a tanto. Stroncare una vita per del misero denaro.
Non aver pietà del tuo prossimo .
Spara , spara il colpo s’inceppa
lui la vittima rimane a guardarti negli occhi terrorizzato.
Poi di nuovo premi il grilletto spari il colpo parte .
Una vita muore ,una famiglia distrutta .
Figli che crescono con il rancore e l’odio.
Prima di sparare pensa.
Una settimana dopo il fattaccio ,un mio amico facchino mi comunica di farmi vedere il giorno appresso.
Ci vado trovo lavoro . Carico e scarico guardandomi intorno .
Tutti hanno già dimenticato in fretta cosa è successo.
Nessuno ne parla, nessuno sa niente.
Affari loro .
Finalmente arriva il giorno della nostra sospirata partenza.
Ci ritroviamo tutti in piazza di mattino presto.
Con dei grossi sacchi sulle spalle.
Non so più io quanti ne siamo diventati, dovevamo partire
in quatto o cinque siamo diventati dieci dodici.
C’è Peppino il figlio del macellaio e Gennaro che tornato da poco
Da militare e vuole dimenticare la vita della naia.
Una volta a Brindisi c’imbarchiamo per Patrasso .
Non ci sembra vero .
Conosciamo un sacco di gente , stringiamo Amicizia con
delle ragazze americane. Ubriachi di gioia saliamo sulla grande
Nave che ci porterà in Grecia felici cantando a squarciagola brilli
Sotto un sole cocente da farti brucià le cervella.
Oje vita ,oje vita mia, Oje core e chistu core .Si stata ‘ o primm’ammore : O primmo e ll’ultimo sarraie pè me !
