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Corrispondenze - di Fla Sea

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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 10/08/2006 alle ore 23:09:06

 

L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.

 

Il sole non era ancora sorto. Non si distingueva il mare dal cielo.*
ATTO I
18/XI/2004 Vicolo delle Orsoline
"Mi piacerebbe che il tempo si fermasse qui...o meglio, mi piacerebbe poter non esistere più agli occhi degli altri. So che prima o poi questo senso d’interminabile sconforto, caos e indecisione passerà e forse, poi, saprò comportarmi da uomo. Vorrei imparare ad ascoltare e a valutare. So che questo flusso, questo incessante scorrere dentro di me prima o poi da caotico e tumultuoso diventerà limpido e rassicurante...per il momento mi sento come immersa in un torrente in piena e non riesco ad aggrapparmi a nessuna roccia, a nessun tronco. Vorrei poter rimanere qui per sempre ed essere un sanpietrino o un lampione...vorrei osservare il mondo, vivere e godere di me stessa e della mia tranquillità.
Vorrei che fosse per sempre questo istante e non vorrei preoccuparmi più di cosa accadrà...oppure...oppure mi piacerebbe urlare e iniziare a fare innumerevoli giravolte su me stessa fino a cadere a terra esausta e godermi quegli infiniti secondi di tregua, di riposo mentre piano, piano ricomincio a respirare...vorrei osservare senza essere vista e giudicata, vorrei imparare a guardare tutto con domestica e rassicurante ma viva serenità...e invece sento solo rabbia e sconforto in un crescendo costante, senza pause, senza cambi di tempo o ritmo che mi sfinisce e rende impotente verso me stessa. Vorrei poter camminare tranquilla e trasognante in questa splendida serata romana. Sono sola, note lontane...e vorrei non sopravvivere mai più. Vorrei che la consapevolezza che ho adesso non mi abbandonasse mentre mi rialzo e comincio a camminare...ecco è andata via". E’ stanca. Si alza. Guarda i terrazzi delle case e nota che a quell’ora la filippina che lavora nella casa del secondo piano lava sempre le foglie del ficus. Nota una crepa vicino alla plafoniera-formicaio da esterno accanto al ficus. Ascolta il contrabbasso che prepotentemente esce dalla finestra, una tromba lo interrompe ripetutamente e il pianoforte -da solito egocentrico- gli fa il verso. Pensa. Vede le persone muoversi freneticamente...si accorge che nessuno guarda mai verso i terrazzi...veramente nota che nessuno solleva mai la testa con angolazione maggiore a quella che permette di guardare dritto.
Andrea cerca qualcuno che sollevi la testa e guardi in alto con lei.

I lost myself on a cool damp night**
Gave myself in that misty light
Was hypnotized by a strange delight
Under a lilac tree
I made wine from the lilac tree
Put my heart in its recipe
It makes me see what I want to see...And be what I want to be
18/XI/2004 Lungo mare di Ostia
"I contorni non sono nitidi ma sono sicuro di sentire la sabbia fresca e umida appiccicarsi fin sopra le caviglie: le mie caviglie. Non sono chiari neanche i rumori e mi sembra di avere la testa ricoperta d’ovatta ma sono sicuro di sentire l’acqua che trascina via i granellini luccicanti nella foschia e riconosco il mare dal profumo: il mio mare.
Sarebbe bello fermarsi qui...magari -perché no?- solo, senza stare a dare troppe spiegazioni, senza doversi scusare con nessuno, senza inventarsi sempre qualcosa per cui valga la pena stare con e tra gli altri...mha...è più comodo auto-obbligarsi ad avere una vita sociale quando troppo spesso si sta meglio soli...con la sabbia. La verità è che siamo animali da compagnia". E’ stanco. Si alza. Guarda il riflesso dei primi lampioni sull’acqua. Osserva i resti dei granchi sparpagliati per la spiaggia, i bastoncini dei leccalecca che bianchi e fieri sono rimasti a testa alta, conficcati nella sabbia lì dove la manina appiccicaticcia li ha posizionati. Le lattine, le bottiglie senza-etichetta-scolorite-ammaccate-lasciatelìtantoc’èqualcunocheletoglie, gli assorbenti usati, la stagnola dei panini, la carta dei gelati, i resti delle casse e delle reti...tutta roba che con quella luce lì, di striscio, sembra davvero avere in sé una certa poesia...di sicuro è viva e concreta prova di vita vissuta e questo già lo fa sentire meno solo.
Pensa che se la gente si fermasse a guardare gli scarti che si lascia sulla strada mentre sopravvive alla propria vita, se si fermasse a guardare i singoli granelli, le singole chele, le varie individualità artropode come fa lui...beh, forse ci sarebbero meno stendardi-leccalecca sprovvisti di stendardo e meno tappeti-assorbenti sprovvisti di buon gusto sulle nostre spiagge.
Andrea cerca qualcuno che volti la testa e guardi in basso con lui.
ATTO II
20/I/2005 Piazza S.Ignazio
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"Così le crepe, la vernice corrosa dal tempo, i merletti marmorei ingrigiti dai secoli, la strada percorsa da milioni di vite ti rendono splendente nella tua monumentale vecchiaia. Curare i dettagli, osservare fermandosi. Il piccolo chiosco, la gente che passa, la luce notturna, la vita che sento [l’amore che provo]. Gioisco nel pensarmi seduta ad osservare, trascorrono i secondi, ma dopo tutto, non voglio, no...non posso, smettere di amare". E’ serenamente disorientata. Guarda il timpano della facciata della chiesa e nota, quasi con stizza, una crepa. Tocca il marmo dei contrafforti, chiude gli occhi un secondo e respira a fondo, le arriva l’odore buono della pioggia che lava, le arriva l’odore dell’inverno di Roma, le arriva l’odore del marmo, della pietra umida. Osserva le luci dei lampioni e con lo sguardo li segue uno ad uno, uno ad uno...uno ad uno fino a che il suo grado di miopia le consente. Andrea si sente.
There’s the moon asking to stay**
Long enough for the clouds to fly me away
Well it’s my time coming, I’m not afraid to die
My fading voice sings of love, but she cries to the clicking of time
20/I/2005 Lungo Tevere
"Gli incerti contorni si riflettono timidi nel fiume tranquillo, vado silenzioso, pensando, osservandomi intorno. Di nuovo mi osservo, imperfetto, sfocato nel Tevere...mi rendo conto di quanto sia vera quell’immagine tremante: tutto è nel suo stesso continuo, irrefrenabile movimento. I miei passi sull’asfalto, il calmo e rassicurante scorrere dell’acqua, il mio respiro...il profumo del ponte degli Angeli, dell’acqua che passa, che trasporta, che sposta: sono io il riflesso e sto vivendo! Sono il fiore che hai lasciato cadere, sono il respiro che stai per fare, sono il freddo del primo mattino, sono la luce nei tuoi occhi ma soprattutto sono la strada che percorrerò. Decido di assaggiare un piatto mai provato, di sentire il profumo di un fiore sconosciuto, di camminare su un sentiero mai battuto...niente mi risulta scontato e tutto è tremante e imperfetto come il mio riflesso. Guardo di nuovo nel Tevere...un altro uomo(?), un altro riflesso sfocato...il fiume non privilegia nessuno e riflessi diversi sono spesso così affini". E’ serenamente disorientato. Guarda Castel Sant’Angelo, si siede sul muretto e lascia dondolare i piedi sopra una pozzanghera verdastra misto cittadino mozziconi-sputi-volantini e pensa che in fondo anche quella a modo suo è espressione "dell’evoluzione spirituale della sensibilità dei popoli"...c’è chi nasce nell’era del Mausoleo di Adriano, chi in quella dell’Anfiteatro Flavio, chi in quella dei Fori...lui era nato in quella delle Pozze Verdastre Misto Cittadino Mozziconi-Sputi-Volantini. Andrea si sente.
ATTO III
15/III/2005 Via delle Carrozze
Oh spostate!
Sto rincojonito! Ma n’o ’e vedi ’e machine?!...
Oh, Miche’ che te serve?
Me manca ’l lattughino, ’n po’ de verza e...aspè...me manca pure, sì me mancano pure otto cassette de zucchine...ma come ’i fate l’ordini?
Io ho parlato co’ Sandrino...che ne so io che te devo porta’...
Vabbè, lascia perde’...già c’ho casini a casa, non me pja pe’ gnente de ’ncazzamme pure co’ Sandro...entro fine settimana ce riesci?
Ma sì, te pare, passo domani matina
Vabbè, vabbè...famme annà che basta che me sposto che me mettono ’e cose do’ no’ ’e ritrovo...ciao Ricca’!
Ciao Miche’!... Ancora sta ’n mezzo, te? Devo passa’ col furgone...te toji?!
Che dio ti benedica uno spiccio ti porta fortuna hofamedevomangiaretiprego mangiaretrebambinitantafortuna dai qualcosa che dio t...
Poi mi fa " Ma te l’hai detto a Simo?" e io "Guarda che io con Simo mi ci so’ vista tipo ieri come facevo a dirle che mi so’ baciata con Pippo"
Ma dai, davvero? No, cioè io pensavo che Cami sapeva tutto...ma pensa... e lei non t’ha attaccato il pippone perché non l’avevi detto a Simo?
No, anzi pensa che mi fa..cioè senti "Ma tu dov...
Salve carissimo sìsìtuttobene lei? Per la firmetta passo giovedì...ah sta in riunione...no ancora non abbiamo fatturato è un problema? Nono...sìsì...sì...ok allora a lunedì..ciaociaocarissimociao...
Andrea passa. Andrea respira.
The welts of your scorn, my love, give me more**
Send whips of opinion down my back, give me more
Well it’s you I’ve waited my life to see
It’s you I’ve searched so hard for
15/III/2005 Via della Croce
Ma che se guarda questa?
Oh, senti ma poi co’ tu’ marito c’hai parlato?
Sìsì...m’ha pure detto che Massi lo devo lascià sta...ma io so’ ’a madre...
Che te dicevo?: dijelo che non se deve approfittà!e te "Ma so ragazzi" e poi è normale che te fanno sti scherzi...nun t’angustia’ che torna...
Sìsì...
Che dio ti benedica uno spiccio ti porta fortuna hofamedevomangiaretiprego mangiaretrebambinitantafortuna dai qualcosa che dio t...
Madò! Hai visto che culo?
Andiamo? Magari si rimedia...
Sì, e poi che gli dici a Sara?
Ma che mi frega era un bacio...
Se vabbè...quella già l’avrà raccontato a mezzo mondo e poi se parl...
Pronto? Carissimo come va?! Tuttobenetuttobene...ma per quel discorso? Nonono...giovedì sto in riunione...ma il bonifico?...ah...dobbiamo aspettare molto?...fine settimana riuscite?...mmm, le fisso un appuntamento per lunedì mattina, va bene?...ok fantastico...ciaociaociao
Andrea passa. Andrea respira.
ATTO IV
31/VIII/2005 Terrazza del Pincio
Corre col palloncino a forma di Nemo attaccato al manubrio della bici. Sterza. Frena. Cade. Piange. Il papà con la fronte sudata, l’espressione tirata dal respiro affannato, gli va incontro. Sorride. Solleva il bambino. Dà un bacio alla manina sbucciata. Il bambino ride e riparte, si pulisce la mano, la guarda...ma sì, non è niente! Via contro il piccione! Scontra una signora, sulla cinquantina, bottiglietta alla mano. Si ferma. Controlla la salute della bicicletta, palloncino apposto. Riparte.
Lei e abbastanza carina, capelli raccolti in ciocche bagnate, reduce da lotta con fontanella. Sorride, si avvicina e lo bacia velocemente. Si divincola dalla presa e urla qualcosa del tipo "Che schifo sei tutto sudato!" ...continua ridendo. Si affaccia e guarda piazza del Popolo. Sono rimasti in pochi e se non fosse per lui si renderebbe conto di quanto solo e terrificante sia il paesaggio.
Andrea guarda. Andrea aspetta.
Your eyes to the ground and the world spinning round forever**
Asleep in the sand with the ocean washing over...
31/VIII/2005 Terrazza del Pincio
Apre la bottiglietta. Beve. Prende il fazzoletto nella manica e si asciuga la fronte. Suo marito l’aspetta sulla panchina, col giornale sulla pancia, mezzo addormentato sotto l’albero. Lei conta il resto e si ripete che deve portarsela da casa l’acqua che lì "è davvero un furto". Si ferma un attimo per mettere gli spicci nella borsa. Alle spalle subisce un tamponamento da un bambino in bicicletta, tale "S(ch)imone" che proprio ieri sera ha barattato un incisivo per un euro. Sorride al bambino, sorride al papà e conferma il "tutto bene, non si preoccupisobambinituttobene". Il marito si sveglia, le fa spazio. Si siede.
Lui non ce la fa più, maglietta zuppa misto acqua-sudore che inizia a infastidirlo. Si domanda perché si sia lasciato convincere ad abbandonare tv e climatizzatore per "fare un giro". Poi la guarda avvicinarsi. Le sue labbra gli ricordano latte e biscotti...deve regalarle un altro lucida labbra. Il contatto è dolce, morbido...rapido, troppo rapido! E, no! Le afferra un fianco ma lei gli urla qualcosa del tipo "Che schifo sei tutto sudato!" e ride. Affonda il viso tra le ciocche bagnate e pensa che è proprio bella tutta quella calma. Respira a fondo l’odore di lei e si sente il padrone del posto.
Andrea guarda. Andrea aspetta.
ATTO V
18/XI/2005 Via Belsiana
Andrea incontra Andrea: il sopra diventa sotto e il sotto senza perdere tempo corre sopra, il dietro va davanti e il davanti rincorre il dietro, la notte banchetta col sole e la luna pranza col giorno. Un unico grande occhio che abbraccia tutto intorno.
The time will come***
when, with elation,
you, will greet yourself arriving
at your own door, in your own mirror,
and each will smile at the other’s welcome,
and say, sit here. Eat.
You will love again the stranger who was youself.
Give wine. Give bread. Give back your heart
to itself, to the stranger who has loved you
all your life, whom you ignored
for another, who knows you by heart.
Take down the love letters from the bookshelf,
the photographs, the desperate notes,
peel your own image from the mirror.
Sit. Feast on your life.
EPILOGO
22/XII/2005 Vicolo delle Orsoline
"...mi sento felicemente spaesata, a distanza di volti e mani e suoni, in questo stesso frammento di Roma io sono e ascolto: respiro. Il freddo non è più tanto freddo e il dolore costante non sembra più urlare, l’inseparabile luce rimane acciambellata dentro...non credo sia benessere ma tranquilla rassegnazione, o meglio, felice abitudine, domestica speranza: vitale inquitudine.
E’ la gioia di scoprire- ogni volta- una finestra diversa, un sanpietrino nuovo."
Ora il sole era declinato completamente. Non si distingueva il mare dal cielo.*
*:Virginia Woolf, "Le onde"
**:Jeff Buckley, "Grace"
***:Derek Walcott, ""Love after love", Mappa del nuovo mondo"