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Consegne a domicilio - di Piero De Francesco

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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 12/04/2006 alle ore 00:04:26

 

L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.

 

Osservando il palazzo dell’ospedale Mìguel notò che era stato soppiantato il reparto di Oncoematologia pediatrica, restò lì ad osservare la figura che poco tempo prima si batteva con caparbia ostinazione contro i rumori degli autobus che pretendevano il loro dissonante strazio.
Era stato costretto ad entrare molte volte in quel reparto: 3° Piano, seconda porta a sinistra "Rianimazione Pediatrica". Lui si limitava a suonare il campanello, poi aspettava che qualcuno venisse fuori a ritirare la pizza e pagargli l’importo.
Quando la porta si richiudeva, restava per qualche istante immobile; sapere che dietro quel vetro offuscato da una patina bianca c’erano dei bambini... e che quei bambini lottavano ogni giorno contro un male inspiegabile, lo trascinava in un’astenia tale da non considerare più la sua travagliata esistenza.
Di ritorno in pizzeria, non poteva fare a meno di pensare a quanto ogni volta gli si presentava davanti, e come potesse starsene con le mani in mano sapendo che la colpa di tutto quello che stava accadendo era dovuta alla sua tanto amata chimica. Come non pensare agli esperimenti fatti con gli anticoncezionali, alle sciagurate esperienze di farmaci destabilizzanti in ogni dove pur di far passare un mal di testa spaccacranio, ed allora si concentrava e pensava a quando il suo insegnante, docente di quella materia atta a spiegare come si potesse estendere a più campi l’energia sprigionata dal Radio, si stizziva nel sentire ambientalisti infuriati, contro la stramaledetta chimica nucleare, nel tentativo di bloccare quell’orrore che scempia man mano ogni singola particella della terra cui viviamo.
" Ma com’è possibile...si ripeteva."
"Perché nessuno fa niente, perché nessuno si muove per cercare di estirpare quel male all’origine. E lì che comincia tutto, in quei laboratori rintanati da qualsiasi forma di natura, protetti dai più importanti gerenti di quel campo così maligno e nefasto.
Approdato il suo scooter, entrò nel locale e consegnò la somma di denaro che gli era stata convenuta dall’infermiere del reparto. Si sedette ad uno sgabello e afferrò il giornale con grinta, decisamente sfogliò una pagina dopo l’altra fino a raggiungere l’articolo che parlava del Doping:
" Confessione scandalo da parte di un calciatore.
Il procuratore continua a sbirciare tra i laboratori d’analisi cercando delle prove concrete alle parole dell’inquisito."
Brancicò il giornale e strinse i denti, la testa china su se stesso in segno di rassegnazione ed una sferzante fitta lacerante dall’interno.
Poi fu richiamato dal suo capo che lo rispedì all’ospedale per l’ennesima consegna.
Attraversò il semaforo...costantemente rosso, poi proseguì verso l’entrata dell’ospedale, entrò dal reparto di Ginecologia, continuò ad andare avanti per un centinaio di metri, poi svoltò per Pediatria.
Parcheggiò lo scooter alla fermata delle ambulanze, prese le solite pizze e chiese il tiro al portiere del reparto. Salì con l’ascensore fino al terzo piano, solita routine fino al citofono, vi premette contro e l’infermiere uscì ancora una volta:" Mi dia l’interno per cortesia".
Mìguel lo guardò per un attimo, poi prese il foglietto delle comande e pronunciò la serie di numeri che avrebbe condotto quel pacco di cibo all’interno di quel’ arcigna verità.
Ma questa volta accadde una cosa molto strana.
L’infermiere fece il numero al telefono, poi annuì con la testa e riattaccò:
"Sali su per queste due rampe di scale, vai fino in fondo al corridoio e all’altezza della cucinetta svolta a sinistra...ultima porta sulla destra...!"
Mìguel un po’ intontito da quel inusuale comportamento attese un attimo prima di fare il primo passo, poi distrattamente prese le pizze depositate su quella specie di letto porta pazienti e superò la porta di vetro ricoperta dalla patina bianca.
Si sentì molto strano nell’attraversare quella porta, una filza di pensieri gli si fiondarono in testa. Per la prima volta riusciva a vedere il reparto dall’interno. Non era molto diverso dagli altri reparti visti fino ad allora,
una serie di corridoi con infinite porte chiuse, luci opalescenti e un sacco di computer sparsi un po’ ovunque.
Proseguì nella direzione che gli era stata indicata, fece le rampe di scale, si incamminò verso il corridoio e andò avanti fino alla cucinetta, svoltò a sinistra e si avviò per raggiungere la persona che aspettava la sua consegna.
Una volta davanti a quella porta indugiò ancora un attimo prima di bussare e recitare le solite parole, tirò un sospiro e colpì contro la porta un paio di volte. Una mesta voce gli intralciò i pensieri:" Solo un attimo...mi scusi."
Da quella stanza venne fuori una ragazza con il volto pieno di lacrime, reggeva in mano un fazzoletto, mentre nell’altra aveva i soldi da dare per la consegna. Quando la vide Mìguel, non poté fare a meno di notare il suo modo di avvicinarsi, mestamente, capo chino su se stessa. Era stremata dalla fatica, stava accanto al suo piccolo da molti giorni. Mìguel prima che lei si avvicinasse diede un’ occhiata all’interno della camera. Notò una di quella culle in cui i bambini vengono lasciati per permettere di ricevere le cure necessarie alla loro malattia. Imbottito di tubi sparsi un po’ ovunque stava immobile, sembrava non avesse vita anche se le macchine facevano un rumore tremendo...sequenze di bip bip all’infinito, ordinate dal corpo di quel bambino.
Improvvisamente gli venne un nodo alla gola, non riusciva a deglutire e nel frattempo la ragazza era giunta da lui con il denaro. Non spiccicava parola, si era perso nei suoi soliti pensieri, continuava a guardare fissa quella sagoma distesa sul lettino bianco, quei tubi, quei suoni ad intermittenza assordanti nel cervello di Mìguel. Distolse lo sguardo dal bambino e guardò la madre che aveva la mano tesa con i soldi da consegnare, quel nodo alla gola persisteva e l’immagine di quel bimbo era stata assorbita dalla sua memoria, poi afferrò i soldi e diede il cibo alla ragazza, guardandola ancora negli occhi le fece un sorriso e si avviò verso l’uscita.
Rifece il tragitto in senso contrario, giunto all’uscita del reparto salutò l’infermiere e prese l’ascensore per tornare al piano terra.
Di ritorno in pizzeria cambiò strada, fece l’interno dell’ospedale in modo tale da evitare i semafori che l’avrebbero fatto aspettare, aveva perso già troppo tempo nel reparto e rischiava di non trovare la prossima consegna.
Solita strada dissestata dietro l’edificio, tratto di via sul marciapiede per evitare i rallentatori, e poi cinquanta metri in senso contrario. Sbucò dietro la pizzeria, pochi attimi prima del suo contendente...,quella misera consegna che gli avrebbe permesso di guadagnare un altro paio di euro.
Entrò, depositò il denaro e si risedette allo sgabello, poi qualche minuto dopo:
" Via Rimesse1/6..."
"Mìguel...!!"
" Eh...?"
"Ah...eccomi, eccomi"; disse Mìguel alzando la testa.
"Dormito poco eh...hai gli occhi rossi...!
P. DE FRANCESCO