Addio Courmayeur - di Poetry78
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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 07/05/2010 alle ore 00:21:15
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Venerdì d’inizio Febbraio, ore 7, 30.
Slap, slap, prrr, prrr...
Ecco Matisse che, puntuale come un orologio svizzero, reclama la colazione. Sento le sue fusa a tutto volume e la sua lingua rugosa leccarmi gli occhi. Come sempre si accuccia accanto a me, al caldo, sotto il piumone.
Questa è l’ultima mattina che mi risveglio così a Courmayeur nel mio caldo monolocale tutto in legno. Apro gli occhi, mi rigiro nel letto sotto le coperte, sento dei rumori, il paese si è già destato dal torpore notturno, la gente per strada si saluta.
Ma!... stanno spalando la neve ? Oh no, è nevicato di nuovo stanotte?
Mi alzo e mi trascino verso la finestra. Tra l’estasiato e il terrorizzato guardo fuori.
Eh sì, ecco che nevica. Proprio oggi, che sfortuna!
D’altra parte mi trovo a Courmayeur, è normale routine. Mi fermo due secondi ad ammirare il paesaggio.
Quante volte da quando sono arrivata l’ho guardato senza mai davvero vederlo ? Che strano, solo quando siamo consci di perdere qualcosa la osserviamo davvero e la facciamo veramente nostra.
Adesso però qualcosa è cambiato, non ci saranno più altre occasioni. Cerco di imprimerlo bene nella mente. Come una fotografia di altri tempi il vicolo nel borgo di La Saxe prende forma. Le case in pietra, i balconi in legno, tutto rimanda al passato. Sepolto nella memoria delle famiglie di qui, gente semplice e concreta. Ho imparato a conoscerla e ad apprezzarla in questo poco tempo. La vita mi porta di nuovo altrove.
Chissà se ci ritornerò... Coraggio, Sonia, è ora di prepararsi, sarà una lunga giornata questa. Che dovrò passare tutta al volante...
Tiro un lungo sospiro...
Ormai sono abituata. Ho passato gli ultimi mesi più sulla mia Punto che a casa ! E pensare che solo qualche anno fa avevo il terrore di fare i cinque kilometri che mi separava-no da Manta a Saluzzo ! Solo al pensiero mi vien da ridere!
Mi cambio, faccio colazione, senza il caffè chi si sveglia più ? E finalmente esco.
Oh no ! Come sempre me ne scordo un pezzo, tra l’altro quello più importante!
I compiti dei miei allievi. Stamattina dovrò passare al Li-ceo per consegnarli e chiudere definitivamente la pagina scuola. Mi sembra ieri che ho fatto il colloquio per questo posto d’insegnante di Latino e Italiano. Tra l’altro in un modo poco convenzionale, ma ormai chi non conosce Skype ? E io ero addirittura in Cina. Il cellulare squilla a mezzanotte, fuso orario +7.
Chi può essere mai a quest’ora?
Mi viene un colpo. La lentezza di un bradipo non mi per-mette di rispondere subito, ma riesco ugualmente a risalire al chiamante.
Liceo Linguistico Courmayeur, chissà cosa vogliono.
E poi finalmente la lampadina si accende. Difficile rimanere lucidi dopo una giornata come quella, trascorsa alla Grande Muraglia, in mezzo ad un’enorme inferocita sgomitante chiassosa orda di Cinesi smaniosi di arrivare in cima, neanche ci fosse un premio alla fine della corsa.
Liceo, uhm, sì, devo aver mandato il mio curriculum in pri-mavera ! Giusto, devo subito richiamarli!
Neanche a dirlo, Skype. Risponde il preside.
Pronto, Liceo Courmayeur.
Mi presento. Ovviamente dall’altra parte della cornetta sente una voce provenire dall’oltretomba. Mi giustifico.
Eh, chiamo dalla Cina, sa com’è, c’è qualche interferenza, Skype è un pò lento.
Ecco pronunciata la parola magica e in quattro e quattr’otto mi ritrovo a chattare con questo preside che si trova esattamente dall’altra parte del mondo.
Però, com’è moderno ! Addirittura un colloquio via internet, non è da tutti !
Le condizioni sono ottime, andrei finalmente a lavorare in montagna, il mio sogno ! L’unica cosa... è solo un pò lontano da Torino, magari Paolo non sarebbe tanto contento. Ne parlo con lui, mi vede felice solo all’idea.
Ma sì è un’ottima occasione per te, vorrà dire che nel we-ek-end ti raggiungo!
Accetto immediatamente, entusiasta ! Ed ecco che così dalla Cina prendo un volo quasi diretto sul Monte Bianco.
Adesso ho finalmente i compiti sotto braccio. M’incammino lentamente verso il Liceo. Il vicino di casa mi vede e mi saluta cordialmente. Forte come una pianta secolare cresciuta in mezzo a queste montagne spala il metro di neve davanti a casa e libera per pietà il passaggio anche a me.
Se non ci fosse lui, mi troverei sepolta senza avere il co-raggio di prendere in mano una pala!
Gli passo davanti zampettando qua e là tra la neve. Scendo lungo il vicolo che a un certo punto si apre con una vista mozzafiato sulla valle. Mi fermo, perdo un pò di tempo.
Ma sì, tanto stamattina non ho fretta, minuto più minuto meno.
Quanto adoro questo momento, quando tutto intorno tace ancora e senti solo il silenzio della montagna. Indescrivibile e irreale pervade tutto e ti penetra nel profondo dell’animo lasciandoti un meraviglioso senso di pace. Proprio di questo avevo bisogno quando sono arrivata in valle, sentivo che Torino mi stava stretta, il caos, la folla, la vita frenetica mi stavano soffocando. Sempre assorta nei miei pensieri, col naso all’insù, vado avanti. Dovrei fare attenzione a dove metto i piedi, già una volta il mio fondoschiena ha sperimentato il ghiaccio durante una gita in montagna con gli alunni ! Che figura, speriamo che non mi abbiano ripreso e messo su YouTube ! è più forte di me, non ne posso fare a meno, anche se ho percorso quella strada già un centinaio di volte, ho ancora bisogno di guardare da ogni parte, ogni casa, ogni albero, come se ci fosse ancora qualcosa che mi è sfuggito, qualche particolare che ancora non ho colto.
Arrivo a scuola, bellissima.
Sembra uno chalet, ho pensato la prima volta che l’ho vi-sta. Salgo i gradini e la porta si apre, ecco... Grazia la bi-della mi ha visto e mi sorride come ogni mattina.
Come stai ? Hai visto quanto nevica ? Mi chiede con la solita gentilezza. Io annuisco sconsolata. Anche le segretarie e il preside mi vedono e mi salutano. Volti amici che mi mancheranno. I primi giorni a scuola Valeria, Stefania, Sara e Rosanna mi avevano accolto con grande affetto e curiosità.
Ah, sei tu quella della Cina ! Come mai così lontano ? Con tuo marito ? Sei di Torino ? E ora ? Ogni quanto vi vedete?
Poco, rispondo, ma la lontananza spesso rafforza i legami... Mi facevano piacere tanto interesse e calore. Salgo le scale. Le avrò fatte almeno mille volte su e giù, ma sì, fa bene al fisico, devo smaltire i chili di troppo ! Antonio sta pulendo, mi vede e mi saluta accennando un sorriso. Arrivo in sala insegnanti ed eccoli lì, i miei colleghi. Alcuni sono già entrati in aula. Siamo tutti giovani in questa scuola, intraprendenti tenaci insegnanti con una pazienza infinita ! Eh sì, ce ne vuole una buona dose per stare dietro a questa banda disperata di allievi turbolenti ! Sono tutti affiatati e collaborativi, è stata una bella esperienza lavorare con loro. La prima che ho conosciuto è Fiammetta, la vicepreside, una prof tutto pepe che per i suoi allievi darebbe la vita. Il primo giorno mi prende da parte.
Vieni con me, mi dice, ti devo spiegare due o tre cose.
Tutto in cinque minuti.
Questo devi farlo così, questo cosà!
E io intanto prendo appunti.
Per qualunque dubbio, chiedi pure a me. Dovrei averti spiegato tutto.
Vorrei ben dire, penso, ho scritto mezzo quaderno!
E da lì capisco con chi avrò a che fare... Quante volte le ho parlato della mia situazione, direi non proprio così faci-le, sempre sballottata qua e là per amore, tra Courmayeur, Torino, Saluzzo e il vercellese.
Anch’io l’ho vissuto, posso capirti...
Mi diceva sorridendo. E come lei anche gli altri colleghi. Di ognuno ho un ricordo, un momento particolare, vissuto in quelle quattro mura della sala insegnanti o durante le pause pranzo, brevi ma intense. Elisa, Mauro, Emanuela, Veronica, Rosie, Vladimir, Stefania, Picchio, Letizia, Consuelo, Annie, Dario, Rami, Ester. Sì, ci sono tutti. Con alcuni son entrata di più in confidenza, con altri meno, è normale. A Emanuela ho rubato tanti di quei passaggi in macchina ! Povera, mi aveva sempre appresso ! Elisa l’ho conosciuta meglio a una cena all’interno di un progetto scolastico. Quella sera c’erano anche rappresentanti di scuole straniere. Siccome entrambe non siamo proprio due inglesi madrelingua, ci sediamo vicine. Per farci coraggio a vicenda... Di fronte a noi prende posto una coppia turca, ci saluta, iniziamo a parlare del più e del meno. O meglio... a spiccicare qualche parola di Inglese qua e là. Ci chiedono se siamo entrambe di Courmayeur, cosa insegniamo, come ci troviamo... Ed ecco che a un certo punto scatta la domanda tranello...
Siete già sposate o vivete ancora con i vostri genitori?
Io non sono ancora sposata, risponde Elisa, ma ho deciso di andare a vivere da sola.
Attimo di silenzio imbarazzante e sguardo stupito della signora.
Nel nostro paese le ragazze lasciano la casa dei genitori solo quando si sposano.
Elisa ed io ci guardiamo, sul suo volto compare un mezzo sorrisetto. Capisco subito quello che sta pensando.
Forse è meglio non dire che convivo, altrimenti cosa pen-sano!
L’attenzione dei turchi passa su di me.
E tu ? Sei sposata?
Aiuto, se sapessero che sì un marito ce l’ho ma vive da un’altra parte ! No, diciamo solo il minimo necessario.
Sì, sono sposata, rispondo timida.
Ah, bene!
Il suo viso s’illumina. Perfetto, ho fatto colpo, prova superata ! Povera illusa... Scatta immediatamente l’altra domanda, ovvia.
Figli?
Eh, ancora no... Un misero ah... la delusione aleggia ormai nell’aria. Pazienza, passiamo alla prossima. Le domande continuano senza pietà. Elisa ed io facciamo del nostro meglio per dare una bella immagine di noi. A un certo punto Rosie ci salva dal baratro e distrae un momento i signori. Intanto noi due tiriamo un sospiro di sollievo e approfittiamo per leccarci le ferite. Ci guardiamo e scoppiamo a ridere ! E così iniziamo a parlare e a confidarci.
Mauro invece è quello che tutti noi vorremmo essere, un pozzo senza fondo di sapere. è in grado di passare dall’Italiano al Francese con una scioltezza ammirevole e di discutere su tutto. I muri della sala insegnanti non sono così sottili e, volente o nolente, senti tutto quello che suc-cede dall’altra parte... Veronica è l’appassionata di cavalli. Ne parla in continuazione con un affetto senza paragoni. Ha proposto di fare una cena di gruppo per salutarmi.
Non te ne vorrai andare così ? Mi dice un giorno. Dai, fac-ciamo una cena tutti insieme per festeggiare il grande e-vento !
E così ha organizzato tutto per filo e per segno.
Rosie è la più effervescente di tutte noi, la donna più grintosa e schietta che abbia mai conosciuto. Mette nel suo lavoro una passione infinita. Se le chiedi qualcosa, si fa subito in quattro per aiutarti, anche se è oberata di lavoro e intorno a sé regna solo il caos.
Vladimir è laureato in legge ma è anche un gran pasticcere. Le sue torte sono encomiabili.
Picchio è l’esperto d’informatica. Sotto la corteccia da uomo rude nasconde un buon cuore. Non bisogna però pro-nunciare invano la parola “Windows”, è meglio sostituirla con “Linux”, altrimenti si scatena la bufera!
Letizia è mamma orgogliosa di due bimbi piccoli, quando ne parla le s’illuminano gli occhi. Come la ammiro, pur lavorando, riesce a gestire bene anche la famiglia.
E poi ci sono Consuelo, Stefania, Annie, Dario, Ester e Rami, anche loro sempre indaffarati e impegnati in mille attività ma sempre con il sorriso sulle labbra.
Li saluto.
Allora, come stai ? Quando parti per Londra ? Prenotato il volo ? Trovato casa?
Curiosi mi assalgono con le domande.
Vedrai che ti troverai benissimo, è una città stupenda, grandiosa, stimolante!
Un pop-up stile fumetto appare sopra la mia testa con dentro una me sconvolta in mezzo alla strada a guardare prima a destra e poi a sinistra per non farsi prendere sot-to dai tassisti londinesi.
Certo, rispondo sorridendo, all’inizio sarà un pò dura ma poi mi abituerò!
Puf, il pop-up scompare come per magia quando si spalanca all’improvviso la porta. Entra correndo Fiammetta. All’inizio non si accorge della mia presenza. Poi esplode in sala un grandioso: ciao ! Ecco, ora mi ha visto. Scambiamo due parole.
Come stai ? Ti abbiamo fatto un pensiero così non ti di-menticherai di noi quando sarai a Londra!
E io che non volevo commuovermi... Sì, i fazzoletti a portata di mano li ho. Suona l’intervallo e dopo pochi minuti arriva Annie con il pensierino. Due bellissimi orecchini ! Peccato però, non riesco nemmeno a guardarli bene che alla porta compaiono alcuni studenti. Ecco, meno male che non volevo destare attenzione stamattina ! Mi assalgono con un turbine di parole.
Buongiorno prof ! Come sta ? Tutto bene ? Per caso ci ha ripensato e rimane?
No, ragazzi, ormai ho deciso, non posso tornare indietro, mio marito è a Londra ed è giusto che lo segua.
Classica frase che ripeto come un mantra da un pò di giorni.
Devo però ammetterlo, nonostante siate scatenati e casi-nisti sentirò la vostra mancanza!
è vero, questi ragazzi mi mancheranno, ognuno di loro. Quanto ho faticato all’inizio a imparare nomi e cognomi, e soprattutto l’esatta pronuncia ! Quanto si offendevano se sbagliavo l’accento ! Certo, alcuni sono più studiosi, altri meno, alcuni discoli e rumorosi, altri tranquilli e attenti, ma sono comunque bravi ragazzi. Ognuno si porta dentro storie, problemi e sogni tutti suoi. Sì, spesso noi adulti non li comprendiamo fino in fondo, pur facendo del nostro me-glio... Molti di loro sono sportivi. Si svegliano ogni mattina, alcuni molto presto. Prendono il pullman da paesi lontani della valle, vengono a scuola, di pomeriggio si allenano du-ramente e di sera si preparano per l’interrogazione del giorno dopo. Ce ne vuole di tenacia e forza d’animo ! D’altra parte cosa non si fa per inseguire il proprio sogno.
Suona la campanella, l’intervallo è finito, devono tornare in aula. Le vocine si dileguano.
Arrivederci prof!
Io li guardo un pò stranita.
Addio, studiate e comportatevi bene...
Una lacrima sta facendo di tutto per scendere ma io rie-sco coraggiosamente a tenerla a bada.
Mi risiedo, termino il lavoro per cui sono passata a scuola stamattina ed è già ora di pranzo. Decido di fermarmi a mangiare un boccone con i colleghi. Tanto è inutile andare a casa, la dispensa è praticamente vuota, un deserto di cespugli che rotolano stile Far West... Pranziamo dal buon Ciro. L’ho conosciuto il primo giorno che ho messo piede a Courmayeur. All’inizio soggiornavo in un bed and breakfast molto carino a La Saxe. Quella sera chiedo alla ragazza della reception se conosce qualche ristorante non troppo lontano dove possa cenare.
Certo, mi risponde, vai qui, si mangia benissimo e sono gentili.
Perfetto, m’incammino a piedi, è una tiepida sera di fine settembre. Eccomi arrivata, entro, vengo subito accolta dal signor Ciro.
Si accomodi pure, mi dice con fare bonario.
Però!, penso, carino questo locale ! Tutto in legno, come piace a me!
Mi porta il menu. Gli do un’occhiata veloce.
Ho una fame che non ci vedo, penso, prenderò primo, se-condo, contorno e dolce. Ma sì, devo festeggiare!
è il mio primo giorno in valle e sarebbe un peccato non sperimentare i piatti tipici ! Ciro si avvicina, ordino. Devo averlo colpito con questa scelta. Mi giustifico.
Eh sa, è stata una giornata faticosa, mi hanno preso a la-vorare in paese.
Non l’avessi mai detto!
Lavorerà qui ? Dove ? Al liceo ? Conosco tutti gli insegnanti ! Sono un bel gruppo ! Vedrà, si troverà benissimo ! Ma lei da dove viene ? Da Torino ? è lontano, come mai è venuta fin qui?
In men che non si dica riesce a carpirmi vita, morte e mi-racoli. Non che non mi faccia piacere parlare un pò. A To-rino quasi non ti saluti con il vicino di casa. L’idea di vivere in un paese dove sai tutto di tutti magari a qualcuno può dar fastidio, ma a me in quel momento trasmetteva solo un senso di calore e familiarità.
Entrando adesso con i colleghi mi tornano in mente tutti i ricordi, i chiassosi pranzi, le cene con Paolo in quei gelidi sabati d’inverno. Freddi sì, al di fuori, ma riscaldati da un calore umano non indifferente.
Ci accomodiamo al tavolo e tra una chiacchiera e l’altra il tempo passa, devo ormai partire. Li saluto per l’ultima volta e vado...
Torno a casa, carico in macchina Matisse e le ultime cose sotto gli occhi curiosi del vicino.
Cosa fai ? Ti trasferisci ? Ci lasci già ? Tornerai ancora a trovarci?
Rispondo un pò stralunata. L’ultima chiacchierata anche con lui che mi racconta della famiglia, del suo gatto, della sua vita...
Alla fine parto. Un ultimo sguardo alla montagna e al Dente del Gigante e la macchina va, sotto un cielo inclemente di neve. Coraggio, si parte verso un’altra vita, un’altra avventura, l’importante è far tesoro di ogni attimo vissuto in modo che non vada mai perso. In fondo, non c’è niente di peggio del dimenticare quello che siamo stati e le persone che abbiamo incontrato.
