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Lilly's rag - di Edoardo Vulcano

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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 17/01/2008 alle ore 00:31:32

 

L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.

 

Parte prima - I conti senza l’oste



Sparo.Un colpo. Forse di fucile. Poi il buio.
Il volto di una ragazza, che cade, il viso si appiccica al pavimento in legno. Luce tenue di sfondo.
Gli occhi sgranati, capelli ricci leggeri scivolano sullo sguardo perso. Occhi vivi, sofferenti. Piano si spengono. Poi solo occhi morti.
Luci soffuse. Poi il buio. Passi.
Un uomo di spalle, giacca di pelle lunga. Capelli scuri lunghi.
Nella mano sinistra un fucile ancora caldo. In quella destra una sigaretta. Tira una boccata e la butta a metà. Neanche. Sparisce oltre due pesanti tende color porpora.
Ha appena spezzato una vita. L’ha bruciata a metà, la vita di una ragazza di cui non si sà niente..
Buio.

Al tramonto, sulla strada che costeggia il mare, questa, insabbiata dalla tempesta della notte passata.
arrivano da lontano due fari.
Un’auto grossa rosso scuro, un fuoristrada sporco, arriva veloce tra la sabbia ormai secca che si alza in un polverone.
Sul muretto due ragazzini che giocano con le figurine.
C’è ancora luce.
La macchina inchioda, dai finestrini cadono gettati contemporaneamente due mozziconi di sigarette, lapilli si spargono sull’asfalto, retromarcia di qualche metro. Il finestrino del passeggero si abbassa completamente.
Nell’auto ci sono due uomini Dan Olson e Jack Shank occhiali scuri, musi duri, barba incolta, e scura dal dovere di compiere il proprio mestiere.
Dan apre il lunotto parasole e prende un bigliettino, si gratta il muso, e lo passa a Jack.
C’è su scritto a mano un numero di telefono ed un nome.
Jack chiede ai ragazzini con uno stanco sorriso ironico:
- hei! non è un pò presto per giocare a poker?
- abbiamo dieci anni, sono solo figurine!
Risponde un ragazzetto, zazzera, naso lentigginoso e un sorriso con un dente spezzato.
- ...
- il Lilly’s pub?
- sempre dritto signore! non ti puoi sbagliare. sempre dritto sulla strada del mare.
Indica con la mano il ragazzino.
- tzè!
Dan sputa un sorrisetto sarcastico e giù di frizione e marcia ingranata.
Finestrino tirato su.
L’auto riparte ma a passo d’uomo.
Jack a Dan:
- anch’io quando avevo dieci anni giocavo con le figurine.
Dan:
- si anch’io; su un panno verde,con la grappa fino alle tre del mattino. puntavo solo spiccioli...
- a quanti anni? ma che infanzia hai avuto?
- ragazzini di oggi.

Al Lilly’s pub. Orario di chiusura. Non c’è molta gente.
Al bancone un uomo avvinghiato al bicchierino, il barista gli ha lasciato la bottiglia per servirsi da solo, è a metà, sia lui che la bottiglia.
In un angolo su uno sgabello, un uomo, capelli lunghi legati, strimpella un motivetto insidioso con la chitarra. Al barista non rompe, anzi. E’ un mezzo messicano. Suona in questa topaia da quando è arrivato.

Dritto davanti a lui c’è uno dei tanti tavoli in legno. Due uomini seduti e una sedia vuota. Dan e Jack. Sono appena arrivati.
Scuri, occhiali, giacche di pelle. Bevono, rum e whisky... con ghiaccio.
Uno dei due ha in mano una matita e un piccolo blocco nero, l’altro, fà girare una monetina tra le dita, poi sul tavolo, e di nuovo tra le dita.
Sulla sedia vuota è appoggiato un cappello di paglia, sul verso destro della fascetta c’è un asso di cuori.

Al, il barista, passa lo straccio sul bancone. Vicino all’uomo con la bottiglia, lo scansa appena di un soffio da lasciargli l’ombra del suo sudore, e c’ha fatto la forma.
E’ un posto dove non si disturbano i clienti affezionati.
E a dirla tutta non ci si spreca neanche per pulire il legno di chi è lì da un pezzo .

La porta d’ingresso cigola e poi sbatte, le pesanti tende color porpora si muovono e come un sipario si aprono al vento. Entra un uomo. Capelli lunghi. Giacca di pelle lunga. Un rigonfiamento sotto la giacca alla base della gamba. Rumore metallico che struscia sotto la nappa,
si guarda intorno. Poi và al bancone. Si rivolge al barista sprezzante del posto, dell’uomo che ha di fronte, e si accende una sigaretta.
- buonasera Alcazzone moscio!
Poi all’uomo ubriaco con la bottiglia.
- e.. buonasera anche a te, fallito del cazzo!
che bevi? vodka?
Snake dice che ce l’hai la pila questa volta...
L’uomo ubriaco alza lo sguardo, fà un cenno con gli occhi, le palpebre quasi gli si chiudono.
Al risponde con un sorriso introverso e forzato:
- è come vodka, ma più figlia di puttana!
bombay...
e lo strozzino:
- bombay?
- si, bombay!
Ripete il barista sicuro.
- acqua che scotta!Alcazzone! gira un bicchiere e ne versa fino all’orlo.
Poi continua:
- se vuoi giocare, vuol dire che hai da puntare, e se hai il grano vuol dire che non sei tanto stupido..e se non ce l’hai...
Gli cicca nel bicchiere e l’ubriaco ora lo guarda, vorrebbe ammazzarlo ma è ubriaco cotto, e disarmato.
Lo Sciacallo gli si avvicina, poggia i gomiti come l’ubriacone sul bancone e gli passa il braccio destro intorno al collo e dice:
- vedi di essere puntuale e sobrio...a Snake non piace aspettare...
Poi si interrompe e manda giù il cicchetto di bombay.
Il barista,volge lo sguardo disperato, si allontana e và verso la cucina.
All’angolo con la chitarra,quel messicano suona più forte adesso. Pizzica le corde il mariachi.
Lo strozzino lascia l’ubriacone, si alza dallo sgabello, stupito e infastidito si rivolge al mezzosangue.
- la finisci?
- la merda??
- che cazzo di musica è questa!
Gli si allarga sul viso sotto gli occhi neri luccicanti un sorriso perfido.
Ma il mariachi non alza gli occhi dal manico della sua chitarra, continua a suonare, imperterrito.

Lo strozzino infastidito gli si avvicina, le narici gli fumano a un pollice dal muso messicano, apre la giacca, tira fuori dalla fondina un fucile, e gli mostra da vicino la bocca del suo cannone.
L’uomo continua a suonare. pochi secondi e...
Jack, vibra come una trottola tra le sue dita la monetina sul tavolo, dice:
- hei tu?!
Il tono è pacato e deciso.
Lo sciacallo si gira. e l’uomo smette di suonare.
- dici a me?? che vocetta hai? sarai mezzo franscese? è inibito ne ha bevuto solo un cicchetto.
E si avvicina al tavolo, sorride, quasi si rilassa. Ha minacciato quasi tutti adesso.
Poi guarda incuriosito ciò che sta facendo l’altro.
dice:
- hei! hai il tratto pesante sai, potresti uccidere un uomo.
Dan alza lo sguardo, lascia la matita che rotola fino al bicchiere e lentamente apre la giacca, dalla tasca sta prendendo qualcosa.
Bang!
Uno. .e ancora un attimo dopo..
Bang!
Una pistola nella mano di Jack immobile che guarda lo sciacallo.
Il mezzosangue dietro di lui, rimette dietro la schiena il suo fucile e riprende la melodia insidiosa di prima.
Negli occhi azzurri di jack, gli occhi sbarrati dello sciacallo sotto un rigolo rosso da un buco in piena fronte. E nella camicia si allarga una macchia di sangue al terzo bottone.
Dalla tasca Dan tira fuori una rosa rossa.
Poi dice:
- è una rosa, non un’arma.
Lo strozzino cada sulle sue ginocchia, poi a terra,steso in una pozza di sangue che si allarga lentamente. era già morto. Ancora prima di entrare.

Dan guarda il fiore scarlatto, lo rigira tra le dita. Guarda il cadavere per terra. Lancia la rosa nel sangue sporco di un sciacallo morto.

L’uomo al bancone ubriaco si gira verso il barista,sgrana gli occhi e si mette dritto sul suo sgabello,
guarda il cadavere e dice:
- sei morto eh bastardo!?
E Al:
- è morto! ormai! a che serve insultarlo?!
Si rigira verso il tavolo,e non ci sono più i due stranieri, restano solo i bicchieri.
Al passa lo straccio dove prima lui era disteso.
Il chitarrista si alza dallo sgabello, si infila la giacca che è appesa alla custodia, poi la apre, ci infila la chitarra,la richiude, sorride, con un cenno delle dita saluta, e se ne và.

buio.



parte seconda - Partita che non si vince non si può perdere