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| di Jonas Walter Bendaou |
Alcuni testi di poesia in ordine casuale
Il corpo che cambia?
il corpo sta chiedendo il pegno per i vecchi passatempi, anche se non so quali... sta marcendo lentamente per arrivare, un giorno, a dirmi: lascia stare tutto! il mio corpo sta andando a farsi fottere mentre io sto seduto a domandarmi il motivo di quelle lancinanti fitte, di quei dolori alle ossa, di quel timore di dormire... il mio corpo ne sa più di me, da tre anni a questa parte... oltre le cose fatte assieme c’è che io vorrei riuscire a...Quando, l'Anoressia
Quando, l’Anoressia quando si seguono falsi miti, false ideologie si crede, si idealizza chi per lavoro sfila in passerella la farfalla, che un tempo si librava alta nel cielo diventa un insetto, triste, quasi brutto che pena era un fiore così bello ora sciupato ne resta il ricordo una Ragazza Anoressica - Lungo le vie novembre 2006A Giada
A Giada... Avere in una risposta La conferma di qualcosa che già sapevi. Sentire una voce dentro te che grida Che chiede il tuo aiuto Che chiede solo la vita E tu Con un sorriso tremante Lasci che questo grido Faccia scendere le lacrime amare Dei tuoi occhi persi nel nulla. Ti senti morire dentro Ma sai che lo devi fare E più pensi che è giusto così Più senti la voce gridare forte Poi Un attimo di luce che si spegne nei tuoi occhi Il buio che...CARA GIULIA
Quel giorno a casa sua soli ci vedi entrare Tu non sai chi sono io e il dubbio ti fa male Suoni, bussi, lui non apre, inizi a sospettare Hai la chiave, velocemente sali quelle scale Lui bianco in viso ti accoglie come un santo Piccola donna il sangue ti ribolle dentro Gli occhioni grandi trattengono quel pianto Lui è tuo, solo tuo, io che cosa centro? Io e te, una di fronte all’altra come due rivali Ti convinco dicendoti “Tranquilla, sono fidanzata!” Ma in...Malati
Dita aitanti combattono il cielo di vuote cornici adorno. Figli rincorrono il tempo e lo zelo, acuminato il silenzio intorno. Bruciano uguali e nascono storie. Si gira su cerchi di false follie colori malati non trovano vie, si spegne la luce su chi morirà.testamento
E ricomincio a scrivere... Di montagne innevate, cristalline sotto il bagliore opaco del mattino in grembo al mondo... Rannicchiata sul ciglio di una strada, ritorno a scrivere... Una storia intramontabile, forse qualche parola, gettata perchè nasca ciò per cui è stata creata... Questo il mio destino: urlare nel silenzio della vita e non essere udita. E allora ascoltare essere terreno fertile per chi non ha da seminare. Ma riprovo a scrivere...Lontano
Fresco e tagliente il fragante odor dei travagliati culmi, di lontano l’eco di voci e schiocchi di risa bambine, da là i suon festosi si levano e via rapidi s’inoltrano, laggiù...nella notte, rasenti i rami, lambir le foglie già crespe e librar fra le tremule luci appese ai magri fili, varcare in fuga il breve ponte e oltre...ancor oltre le cime boscose, le valli aperte sinchè l’dubbio m’arrende, ma non dispero un dì la ritornanza mia scordar.Lascerete sempre un poeta scriver solitario
Voi che non parlate Delle vicissitudini del cuore, delle brame dei vostri sogni, che diffidate anche degli amici vecchi di anni, che volete un viaggio dopo l’altro sempre più lontano, lontano da cosa, lontano da chi... voi cosa andate in cerca nelle pellicole in bianco e nero, un passato da rivivere sulla strada verso un orizzonte sconosciuto? Non avete mai saputo Invece sentir la delicatezza Adagiata al suolo con la rugiada invernale, con le foglie brune trascinate...NERO
Nero puro inchiostro sulle mani, zucchero sciolto nelle vene occhi perduti nel lento abbandono punte di spilli Nero corpo sospeso nel vuoto aghi infilati sulla pelle visioni vischiose, amare onda di velluto Nero che graffia con disillusione il viso pioggia che affoga i destini, inzuppa le ossa abbandona la strada Nero anima delusa perduta posseduta nel mattino dischiuso spine e sangue nel giorno in caduta libera Nero essenza della disperazione languido desiderio...Dopo Baudelaire
Necessità di bloccare strappando le penne incollando le piume in un colorito ventaglio coda di pavone artificiale noi- nella febbricitante attesa dell’apparire il povero vecchio consunto albatros.
