Vogliamo diventare poeti - di Abraxas
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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 15/09/2008 alle ore 17:29:13
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...e io e te
Che andiamo in giro
Fino alle tre.
Le luci che rimangono accese
Mentre le strade
Si spengono.
Rimaniamo noi
Solo con dei cattivi pensieri.
Voler cambiare
Il mondo anche solo
Questa notte,
ma da soli non si può
cambiare,
non si può andare
nel profondo,
si rischia di andare
ancora più a fondo
nel mare
che è solo più cattivo
ogni giorno
che passa.
E io e te
Che vogliamo diventare
Dei poeti
Al di fuori delle masse,
che vogliamo
che i ricchi paghino le tasse
più spesso,
che vogliamo un po’ di sesso
senza che la Chiesa
impedisca un po’ d’amore
libero, sincero,
impedisca al pensiero
di voler un altro Gesù
al di sopra di tutto, solo, vero.
E quelle parole
Buttate giù,
su dei fogli che
“chissà dove andranno
A finire”,
chissà...
senza speranze
davanti ad un porto
che non ha più quel sapore
antico,
quelle luci poetiche
di un fuoco d’artificio.
E io e te
Con le speranze svanite
Per una pace
Oltre l’oceano,
per un’altra
al di la delle montagne,
per un’altra ancora
nella licenza poetica,
non libera dalle catene
di ogni potere.
E il male diviene visibile
Anche in poche parole,
lo puoi toccare,
puoi farti affascinare
dalle luci della ribalta,
lontane da un paradiso
monocolore,
puoi farti trascinare
dai profumi della vendetta,
oltre una comprensione
monodore.
E io e te
Che ci guardiamo
Negli occhi,
che cerchiamo
qualcuno che
segua le nostre idee,
ma rimaniamo da soli,
nessuno che ci capisce...
Ma in fondo, in fondo
Cosa importa
Se non siamo più
Bambini felici,
cosa importa
della pace che non arriva,
dei nostri pensieri
trattati male per
farli morire.
E io che avevo detto
Di essere
Al punto più alto...
non ci cascate,
non ci cascare,
non sono quello
che voglio sembrare
di essere.
Quel coraggio,
quelle virtù sempre
cercate,
là sulla montagna
ero da solo,
non potevo assaporare
la libertà d’ogni volo
dopo un’oppressione.
