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Visioni procurate da un vaso di narcisi - di Filippo91

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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 23/12/2009 alle ore 22:43:11

 

L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.

 

Dall’alto di un vaso di coccio
pochi narcisi osservano l’acqua
che scorre sui bulbi d’avorio.
Quali pensieri cantano all’unisono
le bocche a trombetta chinate in avanti?
Con la mente cotta dal primo sole,
Il canto angolare dei teneri uccelli
mi trasporta in un sogno d’amore
tra le foglie lanceolate dei monocotiledoni.

Erotici mondi di colore,
si dipingono innanzi a me,
mentre tento di afferrare la mia musa pudica.
Le ninfe spogliate e disposte all’amore,
gentilmente si allontanano,
e all’ombra di un ampio faggio,
dove Titiro canta col flauto silvestre,
io canto all’amore mio dolce,
accarezzandole il corpo con sottigliezza.
E le dono mille baci e poi altri cento,
ma ancora me ne chiede cento,
ed altri mille baci le regalo,
e quindi, stanchi d’esserci baciati migliaia di volte,
e stufi di contare le calde effusioni d’amore,
ci gettiamo sul prato dai fili prismatici,
rotolando con forza, un poco vergognandoci,
affinché ninfa alcuna possa invidiarci.
Ma nell’attimo stesso dell’amore carnale,
una gazza infuocata ci sfiora le teste,
e impauriti fuggiamo a nasconderci:
le bocche a trombetta di narcisi giganti,
ci chiamano all’amore a poca distanza.
La gazza spiona continua a cercarci,
e il caldo purtroppo si fa troppo feroce.
Il sogno poetico è costretto a finire;
il sole sulla mia testa ahimè
è davvero insopportabile…
Amor ch’a nullo amato amar perdona,
è la sola speranza che mi invita
ad alzarmi dal comodo prato di casa mia!