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Un' anima in viaggio parte 3 - di Take my hand

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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 30/05/2006 alle ore

 

L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.

 

"E CHE CI VUOLE..." (inno alla vita)
e il vento ti scompiglia i capelli
mostrandoti il mondo in tutta la sua bellezza...
Basta un attimo
e il sole risplende nei tuoi occhi
e fa "maturare" i tuoi frutti...
Basta un attimo
e la forza del mare travolge tutto e lo rinnova
Basta un attimo
e la morte ti fa resuscitare
e non ti permette più di essere vigliacco,
o di rimandare al futuro
quello che puoi fare o avere subito...
E’ bastato un attimo per innamorarmi della vita,
quando ancora,
non sapevo incontrare ne il vento,
ne il sole,
tanto meno la morte...
LA MIGRAZIONE DEI RICORDI
Come petali di geranio solcati dal vento,
corrono, le nuvole,
oltre le cime di queste montagne
"aride e rocciose",
specchiandosi nelle acque verdi
di questo mite e solitario lago.
Nel cielo,
mille e più rondini
giocano a rincorrersi,
librandosi in spazi incontaminati,
alla ricerca di quel calore,
che tanto serve,
per vivere.
Tranquillamente,
mentre tutto intorno tace
e ascolta il rumore di secolari silenzi,
godendo di una pace indefinita ed avvolgente,
migra, la mia anima
verso cieli tersi e puri,
e ricorda,
nei meandri più nascosti della sua memoria,
la serenità di una bimba,
desiderosa di crescere.
LO SPECCHIO
La mattina ti svegli e in un attimo, ritrovi tutto come l’ hai lasciato la sera prima.
Addirittura, ti ricordi pure l’ ultimo pensiero che hai avuto prima di addormentarti, che automaticamente, diventa il primo che pensi, in questa nuova giornata.
Ma perché ti senti diversa?
Perché credi che qualcosa sia cambiato, se hai appena realizzato che tutto è fermo, mentre il tempo passa?
Ti alzi e ti dirigi in cucina, passando davanti allo specchio.
Subito cerchi di sistemare la tua immagine, che da lì ti sembra in disordine, senza pensare che è quella, l’ immagine di te che dovrebbe piacerti di più...
Perché è più vera, di tutte le altre che mostrerai durante la giornata.
Lei ti guarda...e continua a cercare i tuoi occhi, fregandosene del resto.
Tu cerchi di sviare il suo sguardo, ma non ce la fai e così, inizi pure a parlare con lei.
"E’ proprio così che mi vedono gli altri? Ma cosa, poi, vedono gli altri che a me sfugge? Gioventù...bellezza...gioia...dolore...amore...odio?"
"Smettila di beffarti di me" dice lo specchio " a me non puoi farmela, perché solo io posso mostrarti come sei realmente!"
Fai una smorfia improvvisa, e lasci che quella donna rimanga lì dentro, mentre ti appresti ad andare a prepararti il caffè: scappi, dall’unica immagine che dovrebbe interessarti e che dovresti soffermarti a guardare a lungo, invece di evitare.
Ma ogni volta che ci ripassi davanti, la trovi sempre lì, pronta a ricordarti, che se ti puoi vedere, significa che esisti, e se esisti, devi fare di tutto per capire, non quello che ci vedono gli altri, ma quello che tu...e solo tu, vuoi vederci dentro.
Così ....sono trascorse tante mattine,
...tante giornate
...tanti mesi...
..qualche anno...
e oggi,
non hai più paura di guardarla negli occhi e trovarci i tuoi occhi.
Sì...proprio i tuoi...
E da quando li riconosci come i tuoi, ti sembra che non ce ne siano, al mondo, di così belli, di così trasparenti, di così veri, e pensi a come hai fatto a non capirlo prima....
Lentamente, ritorni in camera e ti prepari: il mondo ti aspetta fuori e tu sei ansiosa di farne parte.
Come una persona unica, speciale, indivisibile, che insieme agli altri, fa il mondo bello, perché vario.
SAGGEZZA O VANITA’?
Passeggiando per le vie della città, in cerca di niente e di tutto, incontrai uno scoiattolo, che smarrita la via, mi chiedeva di aiutarlo ad abbreviare la sua strada.
"Sono caduto dal ramo su cui stavo per saltare, sono finito nella cisterna di un camion che trasportava legna e sono arrivato in città. Qui non avete buoni profumi, l’aria è irrespirabile e le poche piante sopravvissute, sono troppo secche e aride, per offrirmi la libertà di cui solitamente godo. Devo perciò accettare il fatto di essermi perso e, superando la mia paura degli uomini, chiedere aiuto proprio a te, che con aria spensierata e gaia, sei passata vicino a me."
"Piccolino, dove vuoi che ti porti? Sono a piedi e non posso accompagnarti nel bosco, per ritrovare il tuo habitat naturale. Posso solo offrirti ospitalità dentro la mia grande casa accogliente e se tu vorrai, potrai stare con me per tutto il tempo che ti farà piacere."
"Ma potrò scorrazzare libero tra un mobile ed un altro?"
"No piccolo, perché così facendo, faresti cadere i miei soprammobili e le mie suppellettili!"
"Potrò almeno avere un po’ di ghiande per cena?"
"No tesoro, ma posso darti del latte, o del pollo, o della carne per saziarti!"
"E la notte, potrò dormire dentro ad un cassetto, così da farmi sembrare di essere dentro la mia tana?"
"Ma su scoiattolino mio, non dire sciocchezze: nei cassetti c’è la biancheria e potresti sporcarla:ti farò una cuccia, dove potrai riposare."
"Ma io ...non sono tuo, e non sono neppure un cane:meglio che mi rimetti dentro al camion, in mezzo alla legna; può darsi che in futuro io sia più fortunato e riesca a tornare nel mio bosco. Sempre meglio che diventare la bestiolina ammaestrata, da mostrare ai tuoi amici durante le loro visite. Perché è una gran cosa, poter scegliere cosa diventare, soprattutto se niente ti offre la minima garanzia di riuscita! L’importante nella vita, cara mia, non è sapere cosa siamo e dove andiamo, ma è il capire cosa vogliamo diventare; solo così potremo sempre accettare tutto quello che ci accadrà.Stammi bene mia cara, e buona fortuna!!!"
LUNA
Ti guardo, ed ogni volta, mi appari diversa.
Finora non avevo capito il perché.
Cosa, potesse apparirmi di fronte come tante altre volte in passato, senza farmi comprendere la variabilità delle tue forme, l’alternarsi delle tue fasi, la luce più o meno intensa, quel colore indefinito che hai e che da sempre si specchia nel giallo.
Oggi, invece, mi è tutto chiaro.
Quasi banale, inverosimile.
Quand’ero bambina, eri per me il miglior sfondo, sul quale solevo dipingere una strega nera, a cavallo di una scopa volante;
in adolescenza, quando non avevo ancora svelato il tuo mistero, mi sembravi il grande oblò di una nave millenaria, dal quale si poteva scorgere la luce del mondo intero e dentro cui, se ci immergevi gli occhi, si poteva ammirare di tutto.
L’adorazione per la musica, mi ha fatto scoprire la tua parte in ombra, ma difficilmente riuscivo ad immaginare "zone scure" in te; solo qualche macchiolina qua e là, che per me era infinitamente piccola, mentre per te, ognuna di quelle,
costituiva immense voragini, estesissimi crateri, che solo per misurarli, avrei impiegato una vita intera.
Lo studio, mi ha permesso di comprendere quanto tu sia potente in Natura e quanto sia coordinatrice di tanti aspetti: ordini le maree, faciliti la crescita di piante e raccolti, sei stata da sempre la mèta più ambita dall’uomo, in tutto il corso della storia.
Poi, crescendo e scoprendo l’amore, ho iniziato a vederti come l’unica cosa che avevo in comune con chi tanto amavo, ma che tanto mi era distante e pensavo:
"Tu sei la stessa che vede lui, fammi da tramite e portagli tutto il mio amore".
Con la maturità, sono riuscita a vederti con altri occhi: adesso, apprezzo tutto di te.
Sei il punto di riferimento di ogni notte in cui mi sento persa, mi incanto davanti alla tua bellezza irraggiungibile e penso che se ognuno di noi guardandoti, lo facesse davvero,senza pensare che ti si trova in cielo, perché lì abiti, si accorgerebbe che sei la custode del pensiero di ogni uomo vivente; che i tuoi occhi brillano di felicità quando qualcuno manifesta amore, in ogni sua forma; che le tue orecchie odono di tutto da tempi immemorabili e raccolgono sensazioni, tenendole in sé, per sempre.
Continuo a guardarti e non riesco a smettere di pensare che sei l’immensa palla da biliardo nel tavolo blu dell’Universo, quel gran fanale eterno che illumina le notti del Mondo e le rischiara fin negli angoli più nascosti, e resisti, ogni volta, finché non sorge il Sole, che, irradiandoci di luce, ti spegne, concedendoti il meritato riposo.
E’ così...fin dalla Notte dei tempi, in cui, mi piace pensare, che tu, chiudendo gli occhi, possa riaprirli insieme a me.
SOPRATTUTTO
Ho solo una cosa da ricordarti non mi ci vorrà molto tempo per dirtela, né occuperò troppo spazio nella tua memoria:
"Nei giorni belli e nei giorni brutti,
in quelli pieni di luce e in quelli bui e tempestosi,
in quelli in cui hai un’enorme voglia di vivere
e in quelli in cui vorresti maledire il mondo per esserci atterrato,
in quelli in cui ti senti pieno di cose da dare
e in quelli in cui nessuno potrebbe riempire i tuoi vuoti,
in quelli in cui la pioggia ti sembra una musica
e in quelli in cui il sole non ti riscalderà mai abbastanza,
in quelli in cui la Luna sarà tua complice
e in quelli in cui le Stelle ti accuseranno per le tue mancanze,
io ti amo,
soprattutto,
per quello che non sei.
DESTINI
"E’ strano come ognuno di noi vada incontro al proprio destino, inconsapevole ma altrettanto sereno", con la stessa incoscienza con cui un bimbo si dondola sulla sedia del salotto, senza rendersi conto di quanto sia precario quell’equilibrio che gli permette di non cadere; che, tenendolo sospeso in aria gli provoca tanta soddisfazione: si dorme, ci si alza, si prende un caffè, si fuma una sigaretta mescolando l’aroma del tabacco col sapore amarognolo che il caffè ti lascia sulla superficie delle labbra e poi.....eccolo là il tuo destino: c’è anche se non lo vedi e il più delle volte lo accetti senza accorgertene, come se tranquillamente lo subissi.
Queste, più di ogni altro, erano le parole che aveva impresse nella mente e continuavano a far martellare le sue tempie, cercando di darsi una spiegazione logica che le permettesse di capire a fondo certe sottigliezze, di afferrare bene il senso di sottili differenze.
Aveva sorriso teneramente, scorrendo gli occhi su quello schermo piatto a sfondo nero, inciso da uno scritto con carattere rotondeggiante, di colore fucsia, e leggendo quella frase.
Certo che era bello il concetto appena evidenziato; lo era soprattutto perché era prodotto dalla mente di quell’uomo che lei amava in segreto, in modo totale, di un sentimento profondo.
Scaturiva dalla velocità di quelle due mani, che solo lei sapeva di cosa erano capaci: di tenerla completamente avvinghiata quasi facendole mancare il respiro, ogni volta che era stato possibile.
Mani forti ma leggiadre, sicure e protettrici che riuscivano a trasmetterle amore, sicurezza, conforto e passione.
Parole che non avevano nessun odore e nessun sapore, ma che pronunciate da lui assumevano sempre quello che lei avrebbe voluto dare loro: quell’aroma intenso, inconfondibile nel profumo, inebriante perché pieno di colori.
Parole scritte ma sussurrate lentamente, come solo il vento osa riportare, nelle lunghe e buie serate invernali.
Parole che ancor prima di arrivare a lei, erano state rilette da due occhi sereni, puri, come solo quando si è innamorati possono essere.
Occhi che non guardano, ma accarezzano, che non giudicano, ma comprendono: occhi che ti amano, punto e basta.
E più ci pensava, più era vero quello che aveva sentito.
Lui aveva accettato il suo destino nel momento in cui l’aveva incontrata casualmente, senza sapere né dove l’avrebbe portato, né come ci sarebbe arrivato.
Aldilà di ogni ragionevole dubbio, non avrebbe mai fatto niente di diverso e non avrebbe mai osato opporsi al naturale corso degli eventi, neppure se li avesse conosciuti in anticipo.
Perché sarebbe stato assurdo, il perdere "volontariamente" un qualcosa che si è già avuto, ma che col tempo é sbiadito, come succede ai bordi delle fotografie.
Un qualcosa, che quando si ha la fortuna di riprovare in età più matura, rispetto all’adolescenza, non può che essere più completo e profondo.
E poi l’amore, non si può comprare al supermercato.
L’amore non concede sconti o ribassi di fine anno.
Né svende in periodi di liquidazione.
L’amore anzi, ti prende tutto e chiede molto di più di quello che si é disposti a pagare razionalmente.
E tu sei lì, pronto ad accoglierlo e a dare tutto e di più, senza minimamente avere il dubbio, sul fatto che almeno con te, sarà magnanimo.
Lo prendi e lo vivi.
Lo lasci e te lo neghi.
Prendere o lasciare, vivere o desistere.
Non ci sono altre alternative.
Il bello poi, è che solo tu puoi decidere: così ti documenti, leggi libri, cerchi negli altri che ti sono vicini, vuoi confrontarti.
Ma alla fine resta sempre la stessa domanda che risuona nelle tue orecchie, pronunciata dalla tua voce:
"Lo ami?"
"Sì...però, no....ma io..."
Lui non le aveva mai fatto domande, mai chiesto niente in cambio, se non la fortuna di poter condividere con lei quanto di più bello e vero aveva, per il tempo che gli avanzava davanti.
Le stava accanto in silenzio, senza sbilanciarsi mai, ma sempre pronto a fare capolino nei momenti di difficoltà, perché lui sentiva le sue tristezze, raccoglieva tutte le sue lacrime, le imbottigliava e le trasformava in acqua di mare, per fare un bagno salato ogni qualvolta ce ne fosse bisogno.
Nessuno meglio di lui, riusciva a darle la forza che le serviva, a scrollarla quando era necessario, a riempirla di tenerezze con gesti piccoli, modesti, ma estremamente tangibili, che arrivavano dritti al suo cuore.
Per lei invece, il suo destino sembrava fosse come la lotta di Don Chisciotte contro i mulini a vento.
Era quell’incognita che le faceva sperare in un domani più sereno.
Era quella variabile impercettibile come il battito d’ali di una farfalla, come il rumore del mare dentro la conchiglia, che sembrava offrirle sempre qualcosa di meno. Come se per natura, dovesse rinunciare a qualcosa, nel ricevere qualcos’ altro.
Orizzonte indefinito ma sicuro, un po’ sfuocato o lontano, ma reale.
E quando la paura dell’ignoto si impossessava di lei e la faceva angosciare, provava tanti sensi di colpa ed era pronta a chiudersi come un riccio, cercando di parare colpi a destra e a manca, per farsi meno male.
E quando il desiderio di serenità che era in lei prendeva il sopravvento, non sentiva altro che lui dentro di se, e sapeva che solo lui poteva placare tutto quel rumore; che solo lui poteva sedare la sua anima colmandola di tutto ciò che lei sperava; che solo lui avrebbe zittito quel grido interiore che la devastava all’infinito.
E il tempo passava, incurante di ciò che si lasciava alle spalle, ignaro di quanto si portava appresso: tutto quello che non si era desiderato, o che non si era voluto vivere, o sentire.
Ma lo amava e sapeva che questo non sarebbe mai potuto cambiare; neppure se la morte l’avesse colta nel momento in cui meno l’attendeva; neppure se avesse perso la ragione; neppure se fosse diventata cieca o sorda, o muta.
Né se l’avessero rapita, o rinchiusa, o legata.
Oggi e domani, senza futuro prossimo, lei non l’avrebbe più lasciato andare via.
Perché ovunque e comunque, lui sarebbe rimasto il suo destino.
ILLUSO
Illuso,
chi crede di aver trovato un tesoro
e scopre di aver perduto la mappa;
Illuso,
chi crede di avere in mano il mondo
ma si accorge di non riuscire a mantenerlo;
Illuso,
chi crede di essere padrone del tempo
e si rende poi conto di non poterlo fermare;
Illuso,
chi crede di conoscere i segreti della vita
e scopre di non averne nessuno.
Illuso te,
piccolo uomo,
che vivi, soffri, lotti e poi muori!
Illusa te,
piccola donna,
che nasci, vivi, ami e poi muori!
Illuso,
il poeta che narra la vita e si accorge che non ha niente da raccontare;
Illuso,
il musico che canta l’amore, ma si scopre stonato...
Solo tu,
piccolo bimbo,
riesci a trovare la mappa,
a tenere il mondo nella tua manina,
a fermare il tempo,
a svelare i segreti,
a lottare e vincere,
a crescere e amare,
narrare,
cantare....
Perché non conosci la noia, né la tristezza.
Perché sei puro ed incontaminato.
Perché sei inconsapevole.
Non crescere mai allo stesso modo degli altri!!!!
Ribellati, vivi con la fantasia
e ricordati che crollare è molto facile.
Anche se cadere e fallire, a volte,
è indispensabile.
Auguri piccolino/a....
IL SILENZIO DEL MIO CUORE
Nel temporale del mio cuore,
non c’è più posto per nessun arcobaleno.
Ci sono tanti nuvoloni neri gonfi di pioggia
ed il cielo non accenna aperture,
né miglioramenti.
Ogni tanto un lampo lo attraversa,
percorrendolo in tutta la sua lunghezza,
e subito dopo,
il fragore del tuono copre ogni suo battito.
Non c’è più vento,
nel mio cuore spettinato.
Quel vento, che serve a spazzare via le nubi
e a far tornare il sereno.
Tutto tace e tutto è fermo.
Ma lui continua a pulsare,
in un movimento meccanico,
preciso, puntuale,
quasi diabolico.
Sì, diabolico: a chi serve un cuore trafitto dai fulmini?
A che serve un cuore, arido di Sole?
Perché batte un cuore così?
Per chi? Per me,
anche se non sento nient’ altro che freddo,
nient’ altro che il nulla e non aspetto più.
Guardo i fiori, e non sento il loro profumo.
Guardo il cielo
e mi sembra solo uno spazio sprecato.
Guardo il mare e mi fa tanta solitudine.
Vedo le stelle, spengersi una ad una
e la luna allontanarsi da me.
Vedo la vita corrermi accanto,
che mi supera e salutandomi con la mano,
mi sussurra:
"Hai perso l’attimo,
devo andare da un’altra parte, del resto,
sei stata tu che non hai voluto."
E allora mi siedo,
come per riprendere fiato dopo una corsa.
E il mio cuore continua a battere,
imperterrito,
senza alcuna variazione,
indipendentemente se io gioisco o soffro,
quasi a farmelo apposta.
E non c’è niente che io voglia fare per impedirglielo,
perché non tocca a me, decidere questo.
Spetta a Dio,
pensare a come e quando riprendersi il mio cuore.
Certe volte lo spero,
perché so che non riuscirò a cambiare la mia vita;
in altre invece, vorrei fermare il tempo,
perché mi sembra non sia mai abbastanza.
Mi basterebbe arrivare,
se non in cima, almeno a metà salita,
perché la mia Montagna è davvero alta
e da lassù, se si cade,
non ci sono ali che tengono....
Significherebbe almeno,
avere la forza e la volontà di farlo.
E se è vero,
che i desideri sono la chiave di tutta una vita,
allora si muore sempre troppo presto,
quando non siamo riusciti ad esaudire
l’unico sogno
che sarebbe stato in grado di colorarti il cuore,
prepararti per la strada e,
perché no,
anche spianarti, l’ ennesima salita...
CIO’ CHE NON HO MAI VISTO
"Guardami negli occhi ed entra nella mia storia: ti aprirò tutte le porte..."
Guardami,
mentre ti guardo venirmi incontro in un giorno di pioggia, da sotto un ombrello
che può ripararti dall’acqua, ma non dai miei occhi...
Guardami muovere le mani mentre ti parlo,
e capirai perché anche tu, non riesci più a fermare le tue.
Guardami passeggiare per le vie della mia città,
imbacuccata in un caldo giubbotto e con le mani in altre tasche,
e scoprirai quanta sia durata, l’assenza di te.
Guardami, mentre disegno in una fresca notte di inizio estate,
e leggendo dentro la mia mente,
ti accorgerai di aver sempre saputo i colori che volevo usare.
Prendi i miei occhi nei tuoi, e i tuoi, saranno miei.
Prendimi le mani, ed io, fermerò le tue.
Prendi tutti i miei colori, perché sono per te.
Prendi le mie gambe e usale, per camminare.
Baciami sugli occhi ed io vedrò ciò che non ho mai visto
Bacia le mie mani e tienile strette,
dentro le tue.
Soffiami sul cuore e non me ne andrò
Toccami il cuore e tienilo per te...
OTTO MINUTI
Vorrei sapere qual è la prima cosa a cui pensi la mattina.
Mentre sei disturbato dal suono di quella sveglia
che segna, senza fare sconti,
il trascorrere del tempo;
mentre inizi a realizzare che sei nel tuo letto
e non dentro a quel bel sogno che stavi vivendo;
quando con la mano provi a cercarmi accanto a te,
senza risposta.
Poi finalmente riapri gli occhi
e senti che tutto, ti ripiomba addosso,
allora ti chiedi:
Ma che giorno è oggi?
E’ ancora ieri?
E’ già domani?
Tu non sai ancora, perché quelle lancette
continuano a girare senza nessun sentimento,
nessuna eccezione,
nessuna deroga.
Provi a distrarti ed apri le tende;
ti aspetti che il Sole faccia la sua parte,
mostrandoti la parte più bella della sua luce,
e scopri, che neppure il Cielo ti può accontentare.
Ma dove sei finita,
anima mia?
Dentro quale corpo sei racchiusa?
Dentro quale fiore, o quale pianta,
e quale animale ti sei nascosta?
Ci sarà mai un momento
in cui potrò riportarti da me?
E quanto dovrò attendere,
prima di rivedere i tuoi capelli e il tuo sorriso,
di risentire la tua voce,
di ritrovarti "intatta"?
Il tempo è scaduto e la sveglia suona di nuovo.
Adesso sai perché:
sono già trascorsi otto minuti.
Altri otto minuti senza di me.
PER SEMPRE
E il Vento mi prese
e con me, anche la mia essenza....
Mai più da allora ho avuto coscienza di me...
come se una magica alchimia,
avesse mescolato le nostre menti
e le avesse fuse,
fino a confonderle l’una con l’altra.
E’ stato tanto tempo fa...
mentre il mare increspava la mia pelle,
il vento carezzava i miei capelli,
e la sabbia si insinuava negli angoli più reconditi della mia anima:
una maglietta bianca, che mostrava tutta la mia trasparenza,
un costume bagnato di sale,
un riparo per scovare il sole.
E’ stato lì che ho scoperto di amare,
di amare l’amore
e te,
per sempre.
SOGNO
Scrissi un numero e lo colorai di azzurro,
poi scelsi un giorno e lo profumai di caldo.
Trovai l’estate nella mia mente...
Dopo rubai la luna e accesi tutte le stelle,
agitai ancora la bacchetta e arrivò anche la musica.
Oltre all’estate ebbi anche la magia...
Poi salii una scalinata
ed aprii quella porta che mi fece entrare in questo sogno.
Ti trovai dietro l’angolo,
avvolto dal fumo di quella sigaretta che non giunse alla fine....
Ubriaco di luna e di cielo mi portasti a fare un giro su una stella...
Finita l’estate e la magia,
fu solo amore.
FLASH
"Come una foto imprigiona dentro sé il fuoco del ricordo, così è il mio sguardo di oggi."
Attimi di Sole ormai frantumati,
mi arrivano addosso nel tentativo di scaldarmi,
ma sono troppo lontani,
e troppo fiochi.
La Sera imperversa
ed in un lampo spegnerà la Luce,
quietando ogni affanno.
Dolce la Notte,
quando scende e attutisce ogni rumore,
quando porta la pace
e ti concede il sonno.
La voglia di rivedere sempre il giorno,
la sensazione di farne parte,
la gioia di essere viva...
COME FOSSE L’ULTIMO
T’ amo,
nel buio di questa mia incoscienza,
T’ amo,
nella luce della mia speranza,
T’ amo,
nel chiarore di ogni alba che sorge nel mio cuore
T’ amo,
nella pioggia di quest’anima che vola...
T’ amo ogni giorno,
come fosse l’ultimo...
LAMPI NEL CIELO
...Più tempo passa
e quanto n’è passato, e Dio solo sa quanto ne passerà,
più sento che noi due siamo sempre stati accanto.
Non eri forse tu quel raggio di Sole,
che insistentemente,
entrava dalle fessure degli avvolgibili nella mia stanza ogni mattina,
e mi salutava stuzzicando il mio inquieto sonno?
E non eri ancora tu forse,
quella falce di Luna che illuminando il Mondo,
rischiarava le mie notti tempestose?
Eri tu la gioia che scaturiva dal mio cuore,
quando mi trovavo davanti ad un tramonto infuocato!!!
Tu,
la passione che mi travolse
quando entrai nella trasparenza dei tuoi occhi!
E sempre tu,
quella forza che sentivo in me, durante quei giorni maledetti!!!
Tu.
La mia alternativa,
che seppur sconosciuta,
così evidente, rassicurante, viva, reale!!!
In fondo l’essersi cercati non è stata una scoperta,
ma l’unione di due anime,
che chissà da quanto vagavano e vivevano solo per questo,
chissà da quante primavere,
quante Lune,
quante generazioni,
millenni,
ere.....
E tutti quei lunghi,
interminabili e sconclusionati anni trascorsi prima di quel giorno,
che a confronto dell’infinito di cui facciamo parte,
volavano come lampi nel cielo,
erano serviti solo per crescere, modellarci e formarci,
preparandoci all’incontro.
Affinché le nostre menti,
una volta trovatesi,
non potessero sbagliare più.
Così sei per me:
etereo, eterno, indimenticabile....
PENSIERI & PAROLE

(Firenze, 3 nov 2004 ore 22:30 ca..inizio a scrivere mentre rifletto, ascoltando in cuffia una raccolta di
canzoni vecchie di Raf)

"Siamo soli, nell’immenso vuoto che c’è, condannati a dare un senso al nulla perché c’è bisogno di luce quaggiù....Quante stelle ha raccolto già, per il buio che vivrai? Nei deserti dell’anima, quanti angeli incontrerai?....."
"E questo amore ci darà, un’incredibile energia, un varco dove la realtà, sconfina nella fantasia...esisto solo io, esisti solo tu...e quanto soffriremo, per non amarci più..."
"Dove sei, come stai, non ci sei, ma dove vai? Dove sei, come stai, cambierò, se cambierai...e vorrei solo dirti ora che te ne vai, se è amore, amore vedrai, di un amore vivrai!!"
"Fa paura una vita che ci prende sempre tutto e non ci salva mai....ma ad ogni passo il mondo intorno a me ritorna a vivere, e forse un giorno o l’altro succederà anche a me....e cerco il coraggio di star solo e non pensare a te, mentre lontano il sole, piano piano va su..."
"Ma questa voglia di esplorare il vuoto, in fondo cos’ è...è forse il vuoto che c’è dentro di me...."
"Se questo mondo non è mai come lo volevi tu, se ti vien voglia di gridare e non fermarti più..Batte più forte, batte fino alla morte..e va controtempo, è la parte di te, più vera che c’è...E allora prova a lasciarti andare, che ti sale su, va dritto al centro del tuo cuore e non si ferma più..."

Inizio a scrivere i miei pensieri....
Non c’è canzone, in cui non si trovi almeno un pezzetto di ognuno di noi, in cui, almeno una volta non si riconosca un qualcosa che anche noi abbiamo vissuto....un’idea, una frase, una sensazione che non siamo finora riusciti a spiegare, ad elaborare.
Ma allora non siamo "pezzi rari", magiche tessere di un puzzle che non si vogliono più incastrare tra loro, non siamo isolati dal resto del mondo, ma ne siamo effettivamente parte integrante!
E’ quasi un anno che sono in terapia e a volte ho la sensazione che il tempo non sia ancora trascorso; in altre invece mi sembra che sia passata un’eternità dalla mia prima seduta.
Quando ho iniziato, ero una donna distrutta, una donna molto confusa, che fino ad allora credeva di aver vissuto sempre con coscienza e consapevolezza, ma che piano piano , col susseguirsi di alcuni eventi non più modificabili, si era accorta che le mancava qualcosa.
E quel qualcosa di indefinito, di indecifrabile e di non comprensibile o spiegabile razionalmente, mi faceva mettere tutto in discussione, e voleva farmi confrontare con me stessa.
Ma se ero piena di dubbi e andavo alla ricerca di conferme che mi servivano a dare un senso a tutto ciò che provavo e che mi erano indispensabili per considerarmi "giusta" e non "sbagliata", ero altresì convinta a migliorarmi, a crescere, ad accettarmi, senza fermarmi mai davanti a nessuna difficoltà.
E non per amore di chi amavo; semplicemente per me, solamente per il mio benessere, che se ritrovato, avrebbe permesso, anche ad altre persone, di vivere serenamente .
Ecco perché certe volte desidero, o meglio preferisco pensare che tutto questo tempo in realtà non sia ancora trascorso: perché purtroppo l’ho già vissuto e adesso so dove mi ha portato e dove mi porterà, o perché a volte mi sembra trascorsa un’eternità: perché è stato, è tuttora e sarà ancora tanto doloroso, questo mio percorso, che è ormai destinato a rimanere personale, "non allargabile" ad altre persone.
Ho trovato tante risposte alle domande che mi ponevo, ho scovato tante conferme e credo anche di aver capito che non si possono vedere le cose sempre da due punti di vista, spesso opposti tra loro, perché la persona che pensa e che ragiona è una ed indivisibile ed il perdurare a vedere due realtà diverse e/o contrarie fra loro, serve solo a far sì che quest’unica persona viva sempre "divisa", come spezzata, per il timore di essere troppo impietosa con gli altri o troppo sensibile, quasi da sembrare stupida.
"Ma il limite, dove sta?" mi chiedevo io, "Dov’è la via di mezzo, che serve a trovare un "equo" equilibrio, che mi permetta di sentirmi in pace con me stessa?"
Ancora non ho trovato pace, anche se quello che mi ha detto il mio terapeuta stasera è vero, è giusto e anche abbastanza ragionevolmente comprensibile, solo se non lo si applica alla propria realtà...
Perché altrimenti, oltre che difficile, diventa insostenibile psicologicamente e si soffre molto.
Si dice che il parametro di valutazione sta nello stabilire un punto unico, cioè il come ci si sente in ogni occasione, e comunque stabilire cosa ci faccia star male.
E’ ovvio che si opta sempre o quasi sempre verso quello che ci fa star meglio, scartando a priori tutto ciò che ci fa star male, sì..è ovvio, ma non è vero, perché quando è della tua realtà che si parla, di quella realtà che ti appare chiara davanti agli occhi, ma che quando provi ad esprimere, vieni presa per pazza, o peggio per una che la vuole per forza distorcere, allora sì che non trovi la forza per opporti, perché sai che non ci saranno mai abbastanza parole da proferire, per sentirti dire, non che hai ragione tu, ma che almeno, forse faccia sorgere un ragionevole dubbio all’altro, che gli permetta di ritenerlo motivo valido per confrontarsi con te, in un ragionamento fra sé e la sua coscienza.
Quindi per te, diventa praticamente inconcepibile accettare che proprio chi vive con te e dice di amarti, non ti consideri solo per la paura di scoprire un fondo di verità in quello che esterni.
Ma non è d’amore che parlo, non c’entrano niente tutte quelle menate per le quali "per amore si sopporta di tutto", o che l’amore vince su tutto.
E’ vero che se c’è amore, c’è comprensione, c’è compenetrazione o desiderio di immedesimarsi nell’altro e provare ad esaudire pienamente i suoi desideri, ma proprio perché c’è amore, si vede bene il limite oltre il quale non è permesso andare, per il rispetto della dignità altrui, out of border..fuori dai margini.
E quindi proprio io che ero andata in terapia, per capire e migliorare me e la vita di chi sta con me, nonostante tutti i trascorsi, non riesco ad accettare questa verità che mi fa tanto male e non voglio, in nessun modo, assimilare il concetto che tra noi sia finita, anche se razionalmente me lo ripeto ormai da molti mesi.
Certo, ci sono i ricordi dei bei tempi, dei bei momenti condivisi, la gioia dell’arrivo di due bimbe splendide, la felicità di due case messe su grazie ai sacrifici di entrambi.
Io non ho scordato niente e niente di ciò che ho vissuto sulla mia pelle nel bene e nel male, mi abbandonerà mai, finché avrò respiro e cervello regolari.
E tanto meno ho voglia di rinnegare quello che finora è stato.
Ma tutto questo non mi basta più per continuare questa strada, su questa linea, coi presupposti di sempre.
Non posso pretendere di cambiare gli altri o di modificare "parti di loro" che sono così solo per natura e non per loro volontà.
Obbligherei a mentire per farmi piacere, per non dovermi dare un netto e ecco rifiuto, al fine di non precludermi altre strade.
Ma non riuscirebbero mai ad essere diversi da come sono in realtà, e anche io mi direi una bugia, se dicessi che mi andrebbe bene comunque.
E neppure io posso più sforzarmi di essere quella che non sono.
Non ho più timore di esser "sbagliata", perché al limite, se qualcosa di sbagliato c’è in me è lo stesso qualcosa che c’è in ognuno di noi e che ci contraddistingue gli uni dagli altri.
Riesco ad accettarmi con tutte le mie imperfezioni perché so che non c’è nessun altra, in tutto l’Universo, uguale a me.
Forse simile, o al limite contraria, ma mai la stessa.
Non ho più "spaccature interne" perché so di "essermi presa" di essermi fatta in piccoli pezzi e con tanta pazienza so di essermi "scannerizzata" come fa un TAC o una risonanza magnetica. Mi sono letta e riletta, cercando di mettere la punteggiatura al posto giusto, o quanto meno, là dove occorreva.
So di non aver ancora finito il lavoro e di non aver raggiunto la completa padronanza di me stessa a livello "emotivo", perché devo smussare angoli troppo "rigidi e spigolosi", ma sono già consapevole di quello che non voglio, di quello che mi fa soffrire.
Per cui, piano piano, arriverò anche a sapermi "elencare" quello che voglio essere e che, perché no, pretendo per me, e non, solo per le persone che mi sono molto care.
Anche se la cosa più difficile, è quella di doverti fare in mille pezzi, prima di poter provare ad "iniziare a ricostruire".
Comunque sia, anche se a qualcuno potrò sembrare peggiore di prima, saprò cogliere positivamente il mio cambiamento solo perché avrò avuto il coraggio di lavorare sodo su di me, come non tutti riescono a fare e saprò di essere migliore di prima, che, evidentemente non era la vera me stessa.
IL SILENZIO DELLE PAROLE
Certe volte ti guardo
e mi illudo che attraverso il tuo sguardo,
possa carpire i tuoi silenzi,
i tuoi segreti,
tutte quelle meraviglie che so che hai dentro al cuore,
ma che non riesci ad esternare.
E allora tu ti accorgi che il mio guardarti è proprio uno scrutarti,
per strappare via dalla tua anima tutte le sensazioni, (e sono tante)
che non sai ordinare,
a cui non sai dare priorità;
così, ti affanni velocemente per farle riassopire dentro di te.
Ma continuo a guardarti e adesso anche io,
nonostante non ti molli neanche per un attimo,
inizio a vagare tra le mie profondità,
perdendomi in miriadi di domande.
Cosa c’è in uno sguardo?
Cosa si nasconde dietro ad uno sguardo?
E cosa, si può riuscire a vedere, dentro ad uno sguardo?
Cosa avranno sopportato quegli occhi?
Quanti tagli all’anima,
quanto dolore,
quanti pensieri,
quanta gioia?
Tutto lì dentro,
chiuso,
come uno scrigno di cui si è persa la chiave.
Buio,
come il silenzio delle parole.
LA STELLA CADENTE
A Sara e Giulia
"C’era una volta una bimba che parlava con le stelle e ogni volta che ne vedeva cadere una, le sembrava di perdere qualcosa di sé.
Il giorno di San Lorenzo era quindi per lei uno strazio continuo, vista la maggior concentrazione di stelle cadenti, e da tanto tempo si rifiutava di scrutare il cielo il 10 agosto, perché temeva che, anno dopo anno, avrebbe perso tutto di sé, lentamente ma inesorabilmente.
Un giorno però, si perse nel bosco e quando arrivò la notte, lei stava ancora vagando alla ricerca della via del ritorno.
Così le fu naturale chiedere aiuto proprio a loro, con le quali era solita intrattenere conversazione.
Subito dopo, ne cadde e questa volta non sentì di perdere niente, anzi, le andò incontro sperando di trovare un aiuto che le permettesse di risolvere il suo problema.
Beh proprio lì, dalla parte dove l’aveva vista scendere, riuscì a scorgere un sentiero che, dopo varie difficoltà, la condusse a casa.
Da quel giorno non ebbe più paura di guardare le stelle, così come non ebbe più paura di perdersi...."
Cucciole mie,
quando cade una stella, la stella non muore ma mostra la parte migliore di sé per aiutare qualcuno che ha bisogno della loro luce.
E’ per questo che quando cade una stella vi si chiede di esprimere un desiderio:
per non smettere mai di sperare che un giorno si potrà esaudire.
E se ciò non dovesse accadere, non pensate mai che la stella non vi abbia ascoltate;
è solo che non tutti i desideri diventano realtà.
L’ importante però è averne tanti, perché solo con quelli si può diventare grandi ed essere sempre pronti a migliorarci....
Un grosso bacio a tutte e due....
DALL’ALTRA PARTE DELLE STELLE

Nel chiarore del nuovo mattino che si affaccia alla vita,
il cielo si cosparge di pregiata polvere rosa
e da lontano preannuncia l’arrivo del Sole,
pronto a sorgere dall’altra parte delle Stelle.
Un treno rumoroso solca i miei pensieri e
percorre il lungo e tortuoso sentiero del mio cuore,
a binario unico.
E’ un treno diretto, che non prevede soste intermedie,
solo accenni di decelerazione,
che poi riprende la sua corsa affannosa,
ma costante.
Può avere ritardi nella partenza,
può non rispettare nessuna tabella di marcia,
ma come ogni buon treno che si rispetti,
avrà una sicura destinazione.
Attraversa foreste fitte di inquietudini,
boschi aridi di luce,
abissi incontrollabili del mio inconscio,
laghi ghiacciati dal tempo,
immense praterie desolate,
arrivando fin dove la mia mente non conosce orizzonti,
dove anche il tempo si ferma,
annullando ogni silenzio.
Senza mai paura, perché riconosce quella strada come l’unica,
che dovrà lentamente risalire per arrivare a valle.
E’ un treno che vede il mondo coi miei occhi davanti a sé
e che per raggiungerlo sarà pronto ad attraversare tutte le mie difficoltà,
tutti i miei pregiudizi,
tutta la mia sensibilità.
Entrerà in gallerie interminabili,
inconsapevole del loro termine,
ma fiducioso nei suoi intenti,
alla ricerca di quella luce che scalda in eterno....
Incontrerà cieli in tempesta fitti di saette,
verrà stordito dal rombo dei tuoni che lo faranno tremare,
si troverà a combattere contro uragani violenti
e dovrà difendersi dall’impeto del vento, laddove soffierà contrario al suo
andare,
ma la sua corazza di ferro indistruttibile gli permetterà,
ogni volta,
di salvarmi da tutto.
E finalmente il suo fischio si farà sentire dentro di me,
avvisandomi del suo arrivo.
I suoi freni strideranno per rallentare definitivamente la corsa,
il vapore gli farà nuvole intorno,
gli sportelli si apriranno automaticamente.
Ed io,
potrò finalmente salire a bordo,
prendere per mano il mio cuore
e farlo atterrare dove potrà ancora palpitare...
RISVEGLIO
Buongiorno a chi dorme beato,
ancora abbracciato ad un sogno appeso alla Luna!
Il Sole squarcia le tenebre e irrora tutto di luce.
Anche l’ultima Stella si spegne,
affinché i tuoi occhi possano aprirsi e godere delle meraviglie della vita.
Un germoglio che sboccia nel tuo cuore,
sarà come un fiore che non appassisce mai.
PENSIERI RIPIDI
...E tutto ad un tratto, vediamo la Luce per la prima volta.
Avevamo sentito parecchi rumori, anche se molto attutiti, là, dove eravamo.
Sapevamo riconoscere, se chi ci conteneva aveva sonno, o se era ben desta, se aveva fame o se era triste, se era tranquilla o aveva paura, perché il suo cuore parlava meglio di mille parole, rendeva bene l’idea e non poteva nascondersi a noi, che dall’interno, eravamo in grado di percepire qualsiasi variazione di intensità del suo battito.
A volte, percepivamo anche il giorno dalla notte, ma solo perché tutt’intorno sprofondava in un silenzio tale, che anche il nostro cuore parlava, unendosi all’altro, dando origine a colloqui dolcissimi, che nessuno sarebbe mai in grado di riportare o ripetere: solo i due cuori presenti ed in ascolto, porteranno questo segreto dentro di loro, senza svelarlo mai, perché è parte di loro e molto, in seguito, accadrà per questo motivo.
I profumi no, non li conosciamo, né sappiamo cosa siano, perché da lì, non si sente niente, niente ha colore, niente ha odore; solo il silenzio, quella pace che per tanto cercheremo dopo e difficilmente riusciremo a trovare.
Forse è proprio questo che per noi, sarà motivo di vera difficoltà in futuro; perché sappiamo di cosa si tratta, ma l’abbiamo vissuto nel nostro inconscio, il concetto lo abbiamo ben chiaro, ma non riusciamo a trovarlo nella realtà, perché forse, fuori c’è solo se lo troviamo dentro di noi.
O forse, deve essere proprio così: dalla Pace veniamo e, alla Pace torneremo, il giorno in cui chiuderemo le palpebre ed i nostri occhi rivedranno ciò che non abbiamo mai visto; il giorno in cui tornerà quel silenzio che tanto avremo rincorso; il giorno in cui il nostro cuore cesserà di battere per qualcuno e palpiterà in eterno, solo per chi lo ha fatto esistere sin dal Principio.
Sarà questo, allora, il segreto che teniamo dentro e che non riusciamo a svelare?
Sara questo, infine, il nostro destino?
Che la vita, sia in fondo, solo una parentesi, breve ma durevole, in cui si debba davvero capire il senso di tutto?
Sì, ma se tutto ha un inizio ed una fine e niente muore mai veramente, perché badare agli estremi e non curarsi di ciò che sta in mezzo, che è quello poi, che dovrebbe interessarci di più?
Forse perché siamo uomini e per natura, siamo portati a desiderare e poi abbandonare, ad iniziare senza finire, a prendere senza poi coltivare, a volere senza avere grossi prezzi da pagare.....
Già....ma l’uomo, ha una cosa che non dovrebbe mai dimenticarsi di possedere: ha il cervello, ha la ragione, l’intelletto, la logica, i sentimenti, le sensazioni....
Tutta una serie di meccanismi che si intrecciano tra di loro, e che ogni volta, vengono usati, per dare un senso ad ogni cosa che fa....
E allora, non sarà forse il caso, di chiederci chi siamo, cosa facciamo, cosa ci manca e dove stiamo correndo, e soprattutto se crediamo davvero di poter arrivare da qualche parte?
AL DI SOTTO DELLE NUVOLE
"Papà, papà! Si è rotta la corda e l’aquilone sta volando via!!"
Non potendo far niente di più, che seguire con gli occhi quel misterioso ed affascinante pezzo di plastica sorretto da una croce di legno, a forma di farfalla, che fluttuava nel cielo e giocava a nascondino con le nuvole, come se una musica celestiale si fosse impadronita di lui, il bimbo capì che ci sono momenti in cui, ognuno di noi, deve essere lasciato libero di volare.
Certo che la sua età non gli permetteva di accettare questo concetto senza procurargli un po’ di dolore, visto che i piccoli sono molto gelosi delle loro cose e non amano dividerle troppo a lungo con gli altri (ma anche dopo poi, non è così tanto diverso), ma, diciamo che riuscì a farsene una ragione.
Pensò e si convinse, che nulla al mondo appartiene veramente a qualcuno, e che quello che ci rimane e che nessuno può toglierci, sono i ricordi di certi bei momenti condivisi.
Con persone o cose, non fa differenza; ciò che conta è sempre l’intensità con la quale sentiamo le cose che si vivono.
E il ricordo di queste, difficilmente potrà abbandonarci, perché ogni volta che lo ritroveremo, attraverso una parola, un libro, una canzone o anche solo casualmente, esso sarà lì intatto, lindo, epurato dalle cose superflue, in tutta la sua essenza.
Neppure il tempo, che tutto placa e mitiga, riuscirà nel suo intento, perché un ricordo è comunque la parte più vera ed intima di te e sarà tale, solo se il tuo profondo, la riconoscerà come reale.
L’aquilone era ormai un puntino nero lontano, che saliva sempre di più e giocava col Vento, vigile incontrastato del cielo.
Si sentiva per la prima volta , senza costrizione alcuna; nessuna mano lo guidava, nessun filo lo teneva legato, nessuno scopo, aveva il suo volo, se non quello di allietare sé stesso, come mai, aveva potuto fare prima.
Aveva paura; ebbene sì, come la si può avere ogni volta che prendiamo una strada a casaccio, perché non sappiamo dove andare; come quando ci troviamo sull’ottovolante del Luna Park e al termine della ripida salita, sappiamo bene cosa ci attenda dopo, e anche se sentiamo il cuore in gola, trepidiamo per provare quella sensazione, o come quando siamo sul ciglio di un burrone e, guardando giù, avvertiamo un senso di vertigine e facciamo di tutto per ristabilire subito l’ equilibrio, spostando il nostro baricentro più in basso.
Anche lui temeva che provare a superare il suo limite, fosse tanto appagante ed incredibile, quanto deleterio e pericoloso; ma non per questo, permetteva alla sua ragione, di impedirgli di provare ciò che per lui ancora non aveva un nome, ma che di sicuro lui stesso, voleva darglielo a tutti i costi.
Del resto poi, come poteva evitare il suo destino?
Poteva solo fidarsi delle sue forze, delle sue potenzialità e, umilmente, andare allo sbaraglio.
Quello che si chiama caso, o destino, quando non lo si sa spiegare, era per lui, l’unica sua alternativa possibile.
Quindi, si abbandonò al suo fato, peraltro causato da un evento fortuito, non certo dipeso da sue azioni maldestre o da sua volontà.
Da lassù, poteva godere di uno spazio illimitato, poteva scorgere il Mondo da tutta un’altra prospettiva e riusciva a scorgere quale ed infinito disegno, la Natura potesse creare a mano libera, come se avesse un pennello sempre in mano, per cambiare in un attimo il colore del cielo, dei campi, delle piante, dei fiori, del Sole, del mare, dei monti, nonché degli animali, fino ad arrivare alla pelle degli uomini e al colore dei loro occhi.
Nei limitati spazi in cui era solito muoversi, aveva visto solo spiagge assolate e stracolme di persone raccolte intorno ad una porzione d’ acqua e a volte, gli era capitato di sorvolare ampie distese di verde, disseminate di erba alta e grossi massi di pietra.
Tutto il resto, lo stava scoprendo adesso; ma era parsimonioso, attento, discreto e si accontentava di vedere tutto ciò che aveva davanti, un poco alla volta, senza troppo stupirsi o lodarsi per la bravura di essere un oggetto "atto a volare".
Improvvisamente, rapito com’era dalle meraviglie che gli venivano offerte, non si accorse che il Vento, stava cambiando e soffiava ora, nella direzione opposta alla sua.
Le sue tenere ali, iniziarono a vacillare e si impose di non opporsi a chi era più potente di lui, per non farle spezzare, evitando brusche cadute.
Così, in un rapido movimento, virò e prese la direzione del vento; adesso seguendolo, si trovava in quella scia "neutra" in cui bastava farsi trasportare senza contrastare o disturbare il suo pilota.
Come quando percorriamo una strada immersa nella nebbia: è inutile cercare di dissolverla usando la velocità o fari particolari; basta riconoscerle la forza che ha, accettarla e accodarsi, a dovuta distanza, dietro ad altri veicoli, cosicché siano loro a "fendere la nebbia" procurandoci la necessaria visuale..o come quando, in una corsa ciclistica, chi sta dietro sfrutta la fatica del primo della fila, il quale pedalando, taglia l’aria e facilita la corsa degli altri, allineati dietro di lui.
Non bastava però, inchinarsi al vento, piegandosi al suo volere, perché il cielo era squarciato ora, da improvvisi lampi e fitte saette, che guizzavano a destra e a manca, senza alcuna possibilità di prevederne la direzione: lui, era fatto di legno, e sarebbe bruciato in un attimo, se solo sfiorato da un fulmine!
Allora, credendo di poter mettere a frutto parte della sua esperienza, pensò di aggrapparsi forte ai rami di un albero, facendosi cadere giù, ma il vento, discolo dispettoso attorcigliò così bene il suo filo alla fronde, che subito si sentì prigioniero e, così incastrato, non sarebbe sfuggito ai dardi di Marte.
Si ritenne uno stupido e quella, era la giusta punizione per chi, sfidando la sorte, si era cercato una bella gatta da pelare.
Si pentì di essersi considerato più furbo di Madre Natura e si rese conto di quanto fosse piccolo, di fronte all’Universo; di quanto, la sua esistenza potesse servire a nient’altro che a regalare un sorriso ad un bambino, che vedeva in lui il sogno innato dentro ogni uomo: volare, non importa in alto, ma almeno riuscire al alzarsi da terra, per vedere meglio ciò che quella stessa terra, comunque offre, e che diversamente ci è nascosto.
Iniziò a sentire la mancanza di quel bimbo, così felice prima e tanto triste adesso, che presto, si sarebbe comunque consolato acquistando un nuovo aquilone, e gli mancò anche la mano che era adusa a tenere il filo che lo conduceva sì, a volare, ma non troppo.
Il Vento si accorse, che anche lui, come gli uomini, stava perdendo fiducia in sé stesso, e decise di dargli un’altra possibilità: si posizionò sotto quell’albero ed in un battibaleno iniziò a girargli vorticosamente intorno e nello stesso tempo a soffiare sui rami, che l’aquilone si ritrovò in aria, con qualche filo in meno, ma di nuovo libero.
Pensò che la Vita ti può cambiare in un attimo, senza che tu possa interferire negli eventi e che non sempre i cambiamenti portano dolore.
Basta saperli affrontare e sapersi capaci di farcela, perché al massimo, potranno solo migliorarci.
Lentamente, venne adagiato nell’anfratto di un dirupo, al riparo da qualsiasi scossa elettrica, ma non dall’acqua, che, goccia a goccia, riempiva tutto lì intorno.
Un violento acquazzone!
Proprio quello che serviva a lui; prima il timore del fuoco, adesso la rovina dell’acqua, che avrebbe marcito le sue ali e appesantito tutta la sua struttura, vista la porosità del legno.....
Cosa mai, poteva succedere ancora?
Pioveva sempre più forte e lui era praticamente inzuppato d’acqua: peggio di così, non poteva andare.
Invece sì: arrivò la grandine.
Chicchi di ghiaccio simili a gusci di noci, precipitavano giù dal cielo a velocità supersonica, solcando ogni superficie che toccavano, scalfendo frutti e danneggiando foglie e piante, intere coltivazioni giunte a maturazione.
A questo giro, non si sarebbe salvato: bastava che un chicco battesse contro di lui, per forare la leggera plastica del suo mantello, dopodiché non avrebbe più potuto volare, perché l’aria lo avrebbe attraversato, invece di farlo gonfiare.
Così, fece una cosa impensabile, quanto assurda: iniziò ad invocare il vento, pregandolo, non di salvarlo, ma ammonendolo perché per offrire la possibilità a qualcuno, non basta solo fare la prima mossa, ma si deve creare la situazione adatta a far sì che il destinatario di tale gesto, possa avere condizioni propizie e non avverse, altrimenti è come allungare la mano in aiuto di chi sta cadendo, per poi spingerlo giù, nel momento stesso in cui gli hai offerto la salvezza.
"Non si fa così, caro Vento" disse urlando con tutta la voce che gli era rimasta "Potevi lasciarmi su quel ramo; avrei sofferto sicuramente meno, perché ormai, mi ero convinto di non farcela. A che ti è servito, mostrarti amico e poi schiacciarmi?"
Il vento, in effetti aveva esagerato e si era indignato, solo perché un essere inanimato ed insignificante (al Suo cospetto) come un aquilone, lo aveva affascinato per la dolcezza dei suoi movimenti e la tenacia, nonché il coraggio dimostrati.
Quindi, era giunto il momento di fargli conoscere un’altra parte del cielo.
Si placò completamente, lasciando che una leggera brezza spazzasse via interi gruppi di nembi colmi di acqua ed elettricità, fino a far scorgere il Sole, proprio là al di sotto delle nuvole.
Il cielo era come diviso nettamente in due da una linea immaginaria, ma ben definita: da una parte ancora grigio, sovraffollato di cumuli d’acqua; dall’altra squarci di azzurro si aprivano in una distanza incalcolabile, dando un infinito senso di serenità.
E nel mezzo a loro, una striscia tutta colorata, indefinita nello spazio del cambio colore; che quando volevi guardarla attentamente, spariva, ma che se ti limitavi ai suoi contorni, potevi vedere quanti e quanto netti e vivi, fossero i colori che apparivano.
L’aquilone si mise al centro, cercando di scoprire dove poteva iniziare e finire questa pennellata multicolore, da dove venisse e per quanto poteva esistere.
Non sapeva più dove guardare: dietro di sé le nuvole, seppur plumbee, offrivano tonalità scure ma intense; davanti a sé il Sole e tutta la gamma degli azzurri mai visti; e lì, quel grande semicerchio costituito da tutti gli altri colori, quelli che mancavano alle altre parti.
Nel giallo rivide i campi di grano dorato; nell’arancio, intere coltivazioni di agrumi; nel verde gli spazi sconfinati che aveva sorvolato; nel rosso, il colore del sole al tramonto; nel blu il colore della notte; nell’indaco, l’azzurro del cielo; nel violetto, il colore del suo fiore preferito.
Fu per lui troppo in quel momento, e seppur inconsapevole che l’arcobaleno non potesse durare in eterno, non riuscì a preferire altro, se non essergli vicino e conoscerlo meglio.
La sua bellezza scaturiva a poco a poco, prendendo tutto di lui.
Dimenticò di essere un aquilone e volle fondersi con lui, standogli "affianco", da quel momento in poi.
L’arcobaleno, attimo fuggente nel tempo secolare ed eterno, lo riconobbe subito e capì la sua sensibilità.
Lentamente, senza che se ne accorgesse, gli porse le sue candide mani ed il Vento si adoperò per attorcigliarci intorno i suoi fili.
Ed è per questo, che oggi, ho immaginato un aquilone che vola, sullo sfondo di un arcobaleno che non si spengerà........
DEDICATO A Tommy
Piccola nuvola dagli occhi azzurri,
che vaghi nel cielo cercando la tua mamma...
Non avere paura perché il cielo ti ha accolto nelle sue braccia
E ti tiene la manina, guidandoti verso quella Luce,
la stessa, che accecando lo sguardo dei tuo cecchini,
ha reso tutto buio, per te.
Vola, soffice e morbida,
e mentre volteggi,
guarda giù verso la tua mamma:
lei avrà sempre parole dolci per te
ed il suo canto,
che adesso ti sembra di dolore,
sarà per te il canto di chi ti ama,
che non smetterà mai,
di fluttuare con te.
Ala di farfalla mai cresciuta,
piccolo bozzolo mai divenuto crisalide,
scrigno segreto del più bell’ arcobaleno mai visto
che risplenderà per sempre, colorando il mondo.
Ciao Tommy
SENZA FARE RUMORE
La nave dei miei ricordi, era ancorata stabilmente in un porto sicuro, al riparo da ogni imprevedibile tempesta del mare.
Nel silenzio morbido della notte, dove ogni rumore è amplificato e assume colori diversi,
a seconda della sua intensità, il suono della sirena la scuote ed innesca in lei, il meccanismo atto a farla salpare.
E’ forte il desiderio di strappare dalla possente catena dell’ancora, tutte quelle alghe che sono diventate forti radici e che per troppo l’hanno protetta da ogni pericolo, ma nel contempo, anche costretta a restare lì, in balìa di ciò che era stata, di tutte le sue luci, di tutti i suoi respiri, sospiri, pianti, sorrisi.
Ma, dov’è finita quella nave?
Cosa le è successo di tanto terribile, da convincerla a mettere i remi in barca , scordandosi dei tanti viaggi, le immense spiagge, gli innumerevoli approdi raggiunti in tutto quel tempo?
Semplice: ha perduto il suo Capitano, e si sa, che da sola, non è in grado di andare.
Capitano, perché mi hai lasciata?
In quale luogo sperduto sei finito, dimenticandoti di me o peggio ancora, rinnegando la mia Esistenza?
Non ti ricordi, come ti piaceva quella brezza che ti sferzava il viso ogni volta che passeggiavi sopra la mia banchina e di quando mi dicevi che nessun altra riusciva a darti tanta Gioia?
Non lo sai più ricordare di come riuscivi a suonare la mia Sirena ogni volta che salpavamo o che arrivavamo a destinazione?
O di quando spingevi "avanti tutta" i miei innumerevoli motori per sentirti "Padrone dei Mille Mari" ?
Mai una volta io, ho tradito la tua fiducia; mai una volta io, ti ho negato la soddisfazione di sentire che tutto di me, vibrava per te.
E poi?
E’ bastato un mio "ragionevole" dubbio in un giorno lontano dal Mondo, e tutto si è sgretolato, come pietra che cade giù dalla montagna....
Era troppo per te, che la tua Nave cercasse di ribellarsi al suo Capitano, mentre sentiva che lui la stava abbandonando?
L’affronto era così grave per te, che pur rimanendo con me, mi lasciasti al mio Destino?
Mai più niente, da quel giorno, fu per me, lo stesso.
E vivendo nei ricordi, sono rimasta qui, intatta, come se il tempo si fosse fermato.
Ma oggi, seppur con tanta più ruggine addosso, molti oblò crepati e qualche balaustra divelta dal Vento, io mi sento viva e mi sveglio a nuova vita, ad ogni sorgere del Sole.
Non vedrai mai più le mie sponde fendere il mare e frantumare le onde fino a farle diventare schiuma; né potrai affacciarti alle mie balconate ad osservare l’orizzonte, fino a non capire più dove finisca il cielo ed inizi il mare; non sentirai più il salmastro addosso al tuo viso e quel sapore salato sulle tue mani.
Per te, io non sono mai esistita.
Per me, tu sei un doloroso ricordo che mi porterò sempre appresso, ma che non mi impedirà più di vivere la mia essenza.
Solo attraversando l’abisso del mio oceano, evitando di entrare nei deserti aridi della mia stiva, i miei ricordi cadranno ad uno ad uno nel mare, lentamente, come gocce di rugiada che scendono dai fiori nei mattini freddi, si mischieranno al sale e si dissolveranno nel vapore acqueo della prima calura estiva.
Solo allora, il mio orizzonte taglierà esattamente in due la Terra ed esisterà ancora il Cielo in alto ed il Mare in basso.
Io, navigherò sempre in mezzo a quella linea immaginaria, che, sempre nella mia mente, inizierà a prendere forma: e da linea diventerà onda, da onda sarà lettera, da lettera a parola, grazie ad un dolce e sinuoso movimento della mia mano, che solcherà sempre bianchi spazi da troppo tempo sbiaditi e, indelebilmente scriverà il tuo nome, nella sabbia sparsa sul mio cuore.
Senza fare rumore, nel silenzio morbido della notte, sentirò quella parola, e chiamerò il tuo nome.
Ma tu, non lo saprai mai quanto, mio Capitano.
LETTERA A ME STESSA
Pensa a quante persone hanno scritto dell’amore, delle sensazioni che si provano, della Natura, dei fiori, del Sole, del mare, della notte, della donna.
Tutto, in confronto, mi sembra poco, in relazione a come sto io, adesso.
Penso al povero Leopardi, che per tutta una vita ha rincorso l’amore, l’ha reso fulcro della sua esistenza ed è morto, probabilmente, senza conoscerlo veramente.
Dico probabilmente, perché le sue riflessioni e gli stati d’animo che così bene riusciva a descrivere, sembrano dettati da una conoscenza profonda.
Chi non ha visto sé stesso in quelle parole, chi non si è ritrovato in quelle poesie, almeno una volta?
O forse è proprio perché l’ha conosciuto, che ha lasciato quelle testimonianze così vere.
Se penso a come ho creduto di amare io, a come ho confuso a volte l’amore con l’affetto, solo per la paura di rendermene conto, ammetterlo ed accettarlo!
Se penso a quanto mi sono sentita sola per questo, a come mi sono costruita un mondo "artificiale", inventato sì, ma così pieno di certezze che mi dessero la sensazione che tutto quello fosse vero!!!
Quanto ne sono desolata!!
Ma più che desolata, ne sono delusa.
Di me stessa, della "non forza" che ho dimostrato, della naturalezza con cui ho affrontato la vita, senza chiedermi il perché.
E soprattutto senza chiedermi " di più ".
Più di quello che vivevo, che sentivo, che avevo, che cercavo.
Se penso che niente, da un po’ a questa parte, ha avuto un senso per me, che non mi è rimasto niente all’infuori di uno stranissimo senso di disgusto, di aver lasciato impronte dolorose di me, addosso agli altri.
E come ero contenta di questo!
Povera idiota, povera illusa!
Perdonami per queste parole, forse stupide e assurde, ma tanto vere.
Credo che solo tu possa comprendermi e non perché siamo "amiche", ma perché siamo così vicine che a volte ci confondiamo.
Ma non sono io a prendere le cose più positive di te; purtroppo sei tu, che scendi ai miei livelli, e questa cosa, mi fa soffrire.
Ti voglio bene. Davvero.
E so che è una delle poche certezze che ho, perché non ti abbandonerei mai.
Chissà, forse è scritto che io dovessi affrontare questi momenti in queste precise condizioni, che il mio destino sia davvero scritto così, proprio per farmi arrivare arricchita e forte da poter superare tutto.
Ma viverlo, trascorrerlo e soprattutto pensare che un domani forse, sarà diverso e sicuramente migliore, è veramente difficile per me.
Vorrei scappare lontano, lontano, per un po’, per ritrovare me stessa, o meglio, per scoprire una me stessa diversa, misurare le mie forze, i miei limiti, i miei valori.
Ma so di non avere abbastanza coraggio per farlo; anzi, non ne ho per niente.
Significherebbe mollare tutto, lavoro, famiglia, amici ed isolarmi completamente.
Ma come si fa a farlo?
E per andare dove, se non so ancora camminare?
E allora rinuncio, e preferisco rimanere qui a guardare cosa sarà di me, nel mio "futuro prossimo".
Ma questo "tutto" non cambierà,