TRE - di Guido Mazzolini
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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 21/04/2008 alle ore 18:24:15
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Amami
senza ritegno
come parola indecente e sussurrata,
come cosa morta
raccolta da terra.
Amami
come si ama l’inevitato
o un ultimo respiro,
senza chiederne il motivo
senza consolazione.
Amami
come i pazzi folli d’amore,
non con la saggezza antica
di chi conserva inverni e guarigioni,
ma come gli uragani che violentano la terra.
Amami
disperdimi come sale e neve,
amami quando sono aquila lontana e carezzo le nuvole,
quando sono seme di terra rorida,
quando sono inverno.
Amami
non essere ombra diafana
diventa il mio tutto,
il mio capolavoro.
Questa parte di noi
non puoi guardare, figlio,
dall’alto della torre
della tua bruciante giovinezza
prima che ti accorga
di quanto rapido, feroce,
il tempo che hai davanti
esplode in un caleidoscopio di colori
ti accingerai a seppellire morti
a dileguare notti,
camminerai le sabbie
di gelidi deserti
re per un giorno solo.
Così tu capirai che tutto è decifrato
prima che si compia,
così tu abbozzerai un sorriso
splendente
dentro gli occhi.
Scrivere amore
con lettere piccole
e un poco sbiadite
come chi ancora non lascia
l’inutile esilio dei sentimenti
ma quanto è difficile
restarne avvinghiati
senza avere paura.
Scrivere amore e sangue,
perchè solo questo è concesso
d’amore, di sangue
e di stelle lontane.
E tu, non mi chiedere altro
perchè non conosco di più
che questo rimbalzo di sogni
di occhi negli occhi, di amanti
che ancora dispaiono.
E tu, che ora salpi la nave
da me, che rimango strem
