Spettri del passato che ritornano e non bussano - di Fabio Forcelli
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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 09/11/2008 alle ore 22:21:51
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La poesia dell’umiltà e della spensierata sobrietà
questo mi piaceva di te.
La tavola imbandita d’ogni sorta di carnalità
dal pane alla carne, dallo zucchero del dolce
al sale della pasta cresciuta.
La damigina impagliata con il vino che scorreva sul sorriso della dea saggezza.
Un infinità di fantasie
che albergano nella spettro del passato
così malconcio adesso che mi si presenta
con questa sua veste illusionista.
Ma chi l’ha chiamato?
Chi l’ha voluto?
Che se ne torni al paese suo, il passato!
Qui non ne abbiamo alcun bisogno!
Mi manca quella sensazione
di pacata armonia
disciplinata
dalla correttezza più gioiosa
dal legame più denso della terra.
Con te che sei solo un’immagine
con tutto ciò che rappresenta
e pur distante la migliore immagine e la mia casa.
