Sotto la vita, sotto il mondo, al servizio del capitano - di Vincenzo
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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 24/10/2006 alle ore 17:05:00
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Sotto questo lampione, in una gelida notte di pieno inverno
resto a scaldarmi come posso, con una cicca tra le
labbra intorpidite dal freddo e i denti che battono
frenetici; ho abbandonato la mia vita precedente
per una nuova. Tra le mani giace un fiore, orami morto,
che mi fu donato da una donna; quella donna non mi
rivedrà più: ella è morta per mano d’uno scellerato,
un bruto, una bestia priva d’amore.
sotto questo lampione, rivisito gli angoli più nascosti
della mente e del cuore: sono alla ricerca d’un uomo,
quello che fu; le porte sono chiuse, e le chiavi
smarrite: il vento le ha portate via come fragili foglie.
la fine di tutto dista da me, quanto la punta dei piedi
dista dalla punta dei capelli: è una ricerca che non
avrà mai fine: quel fiore, quella donna, entrambe son
creature morte; sarà fatta giustizia.
sotto questo cielo avido di conoscenza e di saggezza
mi confesso e mi spoglio dell’abito che l’uomo
indossa, raccolgo tra le vie desolate due stracci
facendo il pieno di forze per mano della vita:
sotto questo cielo imparziale, con il sole
e le stelle silenziose sarà fatta giustizia:
qualcuno pagherà, qualcuno restituirà il torto
fatto a quella donna, a quel fiore.
... dall’altro mondo io parlo, mai nessuno pagò
per quei delitti, il fato nefasto fu crudele
mi richiamò, mi volle; mi confrontai con esso,
il fato mi confessò tutto, fu opera sua.
