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Rosario antico - di Abraxas

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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 30/10/2008 alle ore 12:40:33

 

L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.

 

Cos’è l’amore,
questa carezza
tra i capelli,
le lacrime cadute
dal cielo,
le foglie di sangue
di santi autunnali,
i gigli di una campagna
di un ricordo senza fine,
le ansie per il domani
che si preoccupa di se stesso,
una poesia, un semplice verso?
Cos’è l’amore,
amore mio?
Forse sei tu,
un angelo venuto da Dio,
o più ragioni inarrivabili,
un universo di numeri indecifrabili?
Non lo so,
io che scrivo solo poesie
voglio solo avere
la mia luna comprensiva
narrante il mio vangelo...

Mi sento solo
In mezzo a queste voci
Assillanti, invadenti
Nel cuore, nei ricordi
Di chi vuole un volo,
di chi vuole ancora
un solo sogno
prima che finisca
la vita abbarbicata
al mio amore.

E se anche l’amore
Non bastasse?
Fa fuggire i tuoi dubbi
Lontano, nella landa
Del peccato, delle smanie
Profane,
di un cielo di Venere
nascosta dentro l’egoismo,
di parole laceranti in bilico
tra l’odio e il fatuo eroismo.

Cosa continuate a vagare
Smarriti,
forse in cerca del futuro,
in cerca di un amore puro,
in cerca di esplorare il mare
del tempo,
volete scoprire una nuova America,
un nuovo cielo?
No, non vedrete mai
Il sole in pieno meriggio
E una nivea luna,
andrete nelle terre di nessuno
dove emergono
solo memorie rarefatte.
Io invece voglio arrivare
Ad accumulare il mio tesoro celeste...

La vera vita è qua,
planata in questo luogo
dimenticato dai cortei,
dalle masse,
dal conformistico
andare quotidiano
di occhi fissi, cuori spenti.
Un’eco di campane
Rimanda il sole
Oltre le colline,
il candor di cielo
ricorda giochi ameni,
virginei amori.
E le persone dell’infanzia
Ritornano dal sogno,
non sono più morte,
stringo loro le mani
in un rosario antico.