Roma 24 Aprile 1987 - di Fabio Forcelli
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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 24/04/2009 alle ore 17:16:34
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Ali tramortite da un ricordo entusiasta,
Chi c’era non attendeva altro che udire
il ticchettio sommesso dei suoi passi,
l’universo onirico che si dileguava
nelle corde dei suoi capelli,
lunghi capelli
come le corde del mio violino, amante.
Prima che passasse la notte,
Eravamo già distesi
al suono in etere del campanile d’autunno,
per evitar che il freddo scendesse
sui campi in gelso dell’ultimo frantoio di incolta natura.
Il cielo era
come se stesse annunciando il nostro divenire.
L’uno nelle carni dell’altro.
Privati delle nostre ragioni
abbiam creduto che l’amore fosse
la miglior bandiera sotto cui soffocarci.
Alle nostre spalle
la città fu perduta in un
rumore di cagnara e dimenticanza
e cori di dissidenti alle sei del mattino,
in piazza del popolo a Roma.
