Ricordi - di Daya
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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 01/06/2007 alle ore 17:21:07
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In fondo laggiù,
nelle falde delle memorie adolescenziali,
s’intravede un solaio, dei falò, un focolare.
Tra i brividi d’angoscia indefinibile
e vetri appannati, le mani riprendono vita
volgendo i palmi alle generose fiamme.
La ‘nape’ friulana, simbolo di calore,
unione familiare, canti in allegria
accompagnati da vino e polenta,
è punto d’accesso per i cuori raggelati
dalla crudeltà dell’inverno
che taglia i contatti tra colline e distese
le quali meste attendono i rigogli
freschi e ridenti della nuova stagione.
La primavera serena con i suoi miti colori
avvolge di baci e cespugli in fiore
le gemme sopite di bimbe e ragazzi
ansiosi di sbocciare e giocare
tra le verdi speranze di distese raggianti.
Le venature rosate degli alberi da frutto
spiccano tra pini, larici e rami di melo
mentre nel tappeto sottile dell’erba soffice
si vedon spuntare primule, viole,
ed i primi curiosi fiori di campo.
Madre Natura, assai generosa,
stimola l’animo ad aprirsi all’esterno,
a far camminate, a ringraziare il buon Dio
per i mille toni e gli originali profumi
che abbondanti sprigionano da boschi e prati.
Il vento sussurra alle gocce del mattino
le note bizzarre della stagione
che, spazzata via la malinconia invernale,
ridà alla gente la sua natura gioviale
colma di buon umore, sorrisi, calore
che dal suo centro si va ad esternare
in un tenero sguardo illuminato d’amore.
