Prima di Saltare - di Ksenja Laginja
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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 25/08/2007 alle ore 10:55:22
L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.
Ci sono giorni che scivolo attraverso le ore
senza sentirne il sapore.
Tutto rimane immutato: un graffio indelebile
che mi ricorda perché sono qui.
Esisto per un errore, per un tragico destino
che mi ha trascinato a lungo.
Come quell’uomo che si è lanciato
dall’ultimo piano: prima
di saltare ha detto “Non ho più niente con me,
non ho niente da perdere. Non ho paura”.
Posso perdermi ovunque: nelle strade vuote,
seduta nel posto in ultima fila del bus,
mentre guardo un uccello scivolare nel cielo,
desiderando di essere quell’uccello,
di penetrare così a fondo da bucare il cielo.
Mentre seduta su di una panchina,
affondando il viso tra le mani,
inspiro il profumo dell’acqua: ne
percepisco la solitudine. Una solitudine
triste, come quella di chi ha perso tutto,
che non reagisce, che in parte ama perdersi in
quella solitudine e in parte la odia.
Senza capire il senso di tutto questo,
senza riuscire ad abbandonare il pensiero,
che questa solitudine è come un cancro cresciuto
fin dalla nascita, qualcosa da cui non puoi guarire.
Ma non è questo che mi fa paura, perché
questo è parte di me, del mio corpo,
e il mio corpo non sarà mai libero.
Ho paura della disperazione del cuore,
di tornare a vivere,
e dell’inevitabile tornare a morire.
L’uno è la conseguenza dell’altro,
senza un ordine preciso.
Vivere mi spaventa,
per tutto quello che porta con se:
il potere di perdere quello per cui hai lottato,
alzarsi una mattina,
e accorgersi che quello che
vedevi, era solo un incubo mascherato,
che è facile perdere ogni cosa e
ritrovarsi al punto di partenza.
Come le grida disperate di chi ha abbandonato
ogni speranza.
Le ore sfuggono tra le mani,
offuscate nella noia.
Voglio perdere il desiderio di annientarmi,
di incidermi le vene,
e accettare il mio mondo
per quel poco che rimane,
per non avere più paura,
per non annullare il mio cuore.
