Poesie cittadine - di Lorenzo
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Poesie cittadine
Di Lorenzo
Un infinito bisogno umano
Infinito bisogno umano
D’un paese immaginario
Ove al centro sorgeva
accanto il vecchio muro, presso
il vecchio busto d’un imperatore,
col tronco svelto come di cipresso.
L’uomo nella moltitudine sognava:
una corsa lungo il puro
Frigido, l’oro di capelli sparsi,
una fanciulla . . . Ancora al vecchio muro
tremava il lauro che pare a me slanciarsi.
Il piccolo uomo chiedeva
Quando brillava il vespero vermiglio,
il cipresso pareva oro, oro fino,
la madre disse al piccoletto figlio:
Così fatto è lassù tutto un giardino
Cosi’ nei giochi poetici che furono
L’uomo poteva sognare qualcosa.
Silente serata paesana
Dal cielo roseo pullula una stella
dondolando dall’alto campanile
scampanaccia dan dan dalla badia
suona un continuo scalpicciar per via
cantarellando, dalla nera altana
si mescola nel borgo ormai
trasformato.
Industrie, produzioni seriali,
elettronica dominano selvaggiamente
l’antico borgo.
Rotta dall’antico silenzio
S’alzò da un olmo solo in una piana,
da un olmo nero che da sé stornella.
Melanconia
Malinconia della mia lingua
toccata dall’amara medicina
scende delicata nel cuore,
Oh melanconia
ma c’è una via?
La morte lascia attoniti
una notizia scioccante
a volte eccitante
ogni cosa porta alla disperazione
nell’autostrada caotica
della mia mente malata.
Tutto si satura:
non bastano lacrime
non bastano i pensieri
forse il vomito atroce, languido
d’una prosa insensata
La poesia (nuovo ordine della metrica)
Immagini, video,
schizofrenia del mondo moderno
passi di gente d’affari
libri, tanti libri venduti
essi li portano nelle loro borse
incoscienti del loro significato
Io da solo li guardo.
Borgo grande, pien di soldi
E di false proposte
Si compra e si vende
Tutti devono vendersi
Ma rozzi nella mente
Non cantano piu’ alpestri note
Del caro zappator
Io da solo li guardo
Nella scatola magica
Parole di blasfeme incomprensioni
Entrano nei miei sensi
Il canto e il poetar divino
Ormai oggetto lontano, sporco,
zotico la qual giovani contadini
vivono senza anima
nel mondo delle merci
Io li guardo solo
Che ne sara’ della lirica?
Che ne sara’ del poeta laureato?
Da solo ripulisco e canto
Con dolci e soavi note
L’alma della nuova poesia
Brucio le false parole
Fatte per un lustro superficiale e disordinato
Al passato non si torna
Ma con il suo dolce ricordo
Si rema con cor nuovo
Verso componimenti dalla materia
Savia e vera.
Il sapiente
Sorgente d’alta montagna
purezza del ghiaccio
scendi inarrestabile
lentamente con dolcezza
d’improvviso
torrida
frettolosa
devasti ogni tuo ostacolo
lo sbricioli. Torni calma
scegli la strada infinita
in un lungo viaggio che l’uomo
tenta di conoscere, oltrepassa il limite.
Chi non vuol conoscere il destino della sorgente?
Chi vuole arrestare?
Condannato a conoscere
vive nel nascondiglio obsoleto
Un falco
Il falco guarda dall’alto
sorvola terre immense
cercando di spezzare la cappa
il tedio oscuro che opprime l’uomo
ma come riesce a volare con liberta’?
Veleni tossici della mente ingorda
la pecunia sta mangiando la terra
l’aria, i nostri pensieri.
Oh falco mio perche’ non perisci?
Tu spicchi il volo per vivere
credi in quello che nessuno sa
vivi silente con sofferenza
oltrepassando quello che le menti
umane nascondono nei loro cassetti.
La notte d’un mondo
Nella melanconia d’un ricordo
s’aggirano civette
intonanti un canto armonioso
tra note di piccola speranza
in un mondo notturno
fatto di canti senza vita
e di stenti del piccolo cuore
Rantolano nel buio quei piccoli
cittadini, non coscienti
tentennanti dinanzi all’oscurita’
in un nuovo mondo senza la guida
senza la realta’....
Il fiore cittadino
Il fiore e’ sbocciato
tra i ghiacci d’una citta’
e l’armonia d’una danza, silenziosa
Unica consolazione
per l’orfano senza nazione
senza una realta’
Silenziosamente si consola
in piccole lacrime di gioia
in fiumi di caratteri
in parole futili e stupide
( per molti)
ma unico appiglio
d’una realta’ non sua.
Una rosa
Una rosa fiorisce
nel maggio tanto atteso
ma mai ricordato.
Colorate dalla grande stella
baciate dal sorriso
d’un fantasma,
s’aprono nella forma matura
nel nuovo mondo di regali
nel nuovo stato d’ inumanità
Nelle fresche banconote
viene venduta.
Apprezzata e gustata
da occhi avidi, un giorno qualunque,
nel giro qualunquistico delle cose
tra scartoffie e ricordi passati
nei nuovi automatismi
si spegne senza ricordi.
La gramigna
I campi dolci e dissodati
offrono fiori dolci e delicati,
fioriscono tra gli sterpi
senza le serpi
tra le bisce di gomme
immateriali.
Fioriscono petali verdognoli
intensi a volte giallognoli
intrisi a volte d’olio
di passanti motorizzati
poi le cartacce sventolano
nell’aria malsana.
Giammai sfioriranno
rimangono tali
assorbendo i veleni
di taluni esseri.
Solamente.
Diventano unico paesaggio
per la citta’ dimenticata
ormai dimenticati
dall’umanita’.
Il fanciullo
Il fanciullo scalzo cammina
tra grandi palazzi
autostrade d’ un mondo
non suo, non gli appartiene.
Lentamente capisce
osserva i veloci cambiamenti
senza genitori e senza nutrice;
lasciato solo,
calpestando i cocci di lacrime
perse, fredde, perdute:
frammenti dissolti d’argento
in un’apparenza di gioia e di festa.
La nascita d’ orfani programmati!
Nuovo cuore
Un sol tocco, lieve mi accompagna
Prendimi e scioglimi
Un velo fine si stende sull’asfalto
In una citta’ sporca ed indaffarata
Cosa capita in me?
Moti del cuore schiariscono tante
Idee, vedo monti nuovi
sciolgo dubbi
Navigo il nuovo mare
alla ricerca della speme
D’un isola bella, calda, profumata
Ricoprendo con petali cristallini il mar candido.
Il cuore si trasforma:
Corpo mio scaldati in questo mare
Con ella, belta’, ritorno pargolo
Tenero, dolce, soave
Come un passato che non tornera’
La fredda citta’
Il vento trasforma me
In un uomo nuovo.
La danza d’altri tempi
Cherubini fantasiosi
piccole danze
d’altri tempi
i fanciulli si intrecciano
e si slegano
Amori protettivi
odi impercettibili
genitori toccano e lasciano
quelle piccole speranze
in voragini carnali.
Il piccolo escluso
Strozzato
per un pugno di soldi,
l’essere eluso
escluso da categorie privilegiate
da cantori eterni, ma
mai alterni:
Un piccolo bimbo
Passo per passo cammina
nella grande tempesta
della massa popolare!
A una donna
Madre d’ un mondo senza figli
tra esasperazioni
unioni senza sentimenti
piccole lacrime di sangue
vacilla la speranza.
Le mani non toccano
senza calore
senza amore
quei figli avuti
nella disperazione pecuniaria
poi la dignita’ calpestata
leggi e grandi signori
senza gli affetti...
... rimane inascoltata.
Nessun uomo gli vuole bene
rimane una semplice donna
in una strada trafficata
di milioni di figli
pronti a degustarla.
La citta’
L’odore acre della metropoli
assorta nel torpore invernale, ritorna...
s’alza nel cielo alimentando la lenta agonia
e la gente s’affretta, spinte, silenzi:
il freddo e’ dovunque in un inverno senza tempo.
Nell’omerta’ sopravvive una dolce speme
calde e non teme:
l’uomo orgoglioso sudicio dei propri delitti
forse merita un dolce fiocco di neve
o forse desidera un dolce tocco di labbra?
Vivi con il cuor caldo in questo lungo inverno,
riscaldati con la dolce effusione prosastica
di versi lontani dal mondo....
La pioggia cittadina
Scende dolcemente
come lava incandescente
la dolce pioggia cittadina
Lentamente spazza il vuoto
colma l’ansia, la tensione
tutte le banalita’ mattutine
Nessuno si accorge
intanto, inesorabilmente,
lacera le nostre ossa e la mente.
Un naufrago
Il bagnasciuga dolcemente stende
l’acqua d’alghe e detriti
sulla spiaggia dopo la tempesta.
Turbini e violenza
fragori, lasciano solo il naufrago
tra la sua esistenza
di presenza.
Un naufrago d’una nave qualsiasi
contempla senza pensieri
il marciume del mare:
veleni, industrie, pescherie.
Olezzi d’un mondo non suo.
Ora vaga tra i detriti del relitto
in cerca di un perche’
di essere finalmente nella nuova
nave, ritornare in cima a quel mondo
non piu’ suo.
Un mare
Onde docili e dannate
capaci di tirare dentro se’
enormi veleni innaturali
nutrendo i nuovi mostri
postmoderni.
Pescatori senza futuro
cavalcano maremoti d’ignoranza
ingordi tra i gorghi marini
insensibili di un mondo che fu
ma ormai non c’e’ piu’.
Tirano su le reti di prodotti
moderni, inumani
insaporiti dall’amaro lacrime
di chi li ha prodotti
strappando via le gonfie reti
dai dolori reali.
Angelo nero Astratto
L’angel alato
cade nel baratro
e non si rialza piu’
Dal cerchio quadrato
scende nell’abisso dei limiti:
buco nero del primo soccorso.
L’astratto si impadronisce
di idee romantiche e naturali
e cade nel sonno eterno.
La mia mente
Nulla
nel silenzio sospiro
tra affanni e delusioni
il profumo dell’incertezza
giri di parole
lustri di fasti inesistenti
con la mia coscienza satura
mi ribello.
Puro,
senza le catene dell’illusione
compongo piccoli versi
nella semplice perversione
adatte ad ornare la caligine
dei miei pensieri.
Il cuore moderno
La rabbia e’ silenziosa
scalpita nei nostri cuori
assopiti dalla pecunia
tutto davanti a un vetro.
Impalpabili
ma nudi non ci vediamo,
dei fantasmi di noi stessi
nella dimensione astratta
di contratti, bolli e piccoli pensieri.
Tutto freme in un esercito
Senza identita’
tutto nel caos di ricordi.
Poi il silenzio
l’omicidio di piccole giustizie
si e’ perpetuato.
Scrittore cittadino
La nebbia di ricordi ritorna
lenti passi fanno strada
la via deserta senza orma
Il freddo continua e perseguita
il mio spirito e il corpo
in un insana malattia
qual’e’ la mia via?
Tutto si fa insicuro
senza le luci
in un mondo oscuro
cuor mio delicato e sicuro
oppone un passo deciso
nei solitari passi
senza essere deriso
ecco il mio nuovo viaggio!
Vita provinciale
Piccola cittadina gioiosa
calorosa, fintamente comica
cio’ che luccica si deve possedere
parole e parole messe per lustro
incantano piccole briciole
adatte a deliziare tante menti
calcolatrici di terra e zolle palustri
i fermenti, le novita’ tutto lasciato...
... abbandonato in un ricco passato
cara arte ritorna e regna sovrana
in queste piccole menti
stolte e buone, cosa ci faccio qua?
esploro un antico passato
arte e splendori tenuti nell’abbandono
nessuno vuole conoscere
nessuno crede nell’estetica
e i giovani?
rantolano in stanze buie
oscure senza uscita
si calano corde:
vie postmoderne senza senso
giovani cervelli impolverati
percorrono nel cocito d’una piazza.
Selve d’argento
Colate infinite d’argento
si lasciano calare nella poca terra,
amata e anticamente seminata
da una natura indissolubile.
Ora l’astrattamente reale
si cala negli inferi.
Ecco una nuova selva sorgere
via alberi e via bei prati
ora c’e’ il dominio del freddo
ferro, colui che traspare il moderno
senza storia, senza profumi del tempo
solamente prodotto d’inferi.
Ecco alzarsi il nuovo gotico
selve di vetri, masse e calce,
nasce solo la novita’
nasce la pura esistenza
senza esserci.
Ora non siamo quasi piu’
presenti.
La palazzina
Tra dolori incerti
tra le grida disperate
schiavi moderni dividono
sotterranei clamori.
Grande e prepotente
s’ erge come un monumento
di tende plastiche con stampe economiche
dal puzzo silente di dolori e invasioni
lontane...
.. lontani mondi popolano
lontani dolori arrivano
tra le disperazioni di aver perso tutto
e di una guerra infinita
rimangono solo poveri tra cenci moderni
di plastiche inumane.
Non rimangono speranze
solo una presenza
o forse un’ assenza
nessun cittadino li vede
o forse nemmeno le scarne mura
rimango solo clandestini senza mondo!
Amori moderni
Tra folate di vento
tra tocchi impercettibili
cuori umani si toccano
nella danza esclusa
Tra piccoli palcoscenici
tra false ideologie
piccole bugie
si scagliano in fantasie d’amore:
ecco il movimento odierno
nell’eco moderno
si conosce l’amore d’istinto!
Il condor
Tra cumuli d’ossa e gente senza
speranze, s’alza un volo
all’improvviso
dal puzzo di morte dei corpi.
Un gracchiare, la voce rauca
d’una malattia combattuta
divora con il becco gli ultimi
brandelli di vita.
La morte e’ nel presente
la morte e’ in un necrofago
la vita e’ nei parassiti
si cibano di cadaveri
del puzzo d’una vita
remota.
La neve
Neve dolce e lieve
cammini per strade silenti
tra tormente e docili venti
in citta’ ti siedi tra le serpi
d’un marmoreo cimitero
sorge, su cui l’ombra tace:
e ne sfuma al cielo nero
tra le vie girovaghi senza meta
tra i bei negozi ti sciogli
tra i bei palazzi ti incanti
d’un chiarore ampio e fugace
infine scende la notte
ma non la tua morte
cadi nel silenzio del sonno
nell’oscura pace metropolitana.
Le nozze di Cana
Scampanii senza tempo
scandiscono il ruggito dissapore
lasciando le menti occidentali
senza miracoli nei brandelli
d’un vestito.
Il salvatore legge e rilegge
nella memoria lontana
d’un tempio moderno
di luci e ombre piovose
gli oscuri versi d’un miracolo remoto.
Strane saette moderne
di magnifica fattezza
lasciano la fede nella salvezza
benedetta da moderni argenti:
grandi talenti
di prestigi e animi.
Ecco l’attimo.
Lacera e divide lo sposalizio
insieme al sanguineo vino
nell’inferno d’un mezzogiorno
lontano o vicino al nostro tempo
la materia scarna e in brandelli
lascia al posto lacrime taciturne
nella notte del sacro cuore
umano.
La storia d’ogni giorno
Storie di fatti odierni
canti di avvenimenti
attuali, semplici, digeriti
un romanzo breve, novelle
o come un film.
Storie cittadine,
di piccole cose
troppo enormi per essere
elencate da un giornalista.
Storia attuale e ripetitiva
non studiata nel passato
solo dagli occhi di salame
d’ un carpentiere senza trave
meglio di un burattinaio
capace di sostituire il passato
con la pecunia.
Il male e l’amore
Male e morte assediano
la mente mia, martellano
massacrano l’idea buona
Il valzer soave dei lamenti
e le lacrime copiose giostrano
l’animo mio nel turbine della
noia.
Cosa rimane di me?
L’amato bambino perseguitato
lanciato tra i rovi d’una famiglia
torbida, nella miseria di poche cose.
Cosa sara’ di me?
In una stanza buia rimembro
falsi peccati imposti, chiuso.
Dalla finestra la luce accarezza
le mie guance, un piccolo lembo di pelle
un briciolo di calore
una piccola sensazione
d’un amore fantasma
mi trasporta in ricordi...
... nel mare dolce d’amarezze
navigo tra le onde d’ un uragano
silenzioso.
L’OPERA GIOVANILE
(a Pier Paolo Pasolini)
Un corpo d’opera mi affascina
trascendente e sensuale
porta a me un piacere erotico
tocca, tasta saggia parole
snodandosi dolcemente
nella ricerca della sua imperfezione
perfetta:
Gli scalpellini creatori raccontano
quello che le verdi risaie appassite
non vogliono!
Ecco voglio il tuo canto
entrare nella costruzione naturale
la cattedrale di parole inascoltate
oggi la voce si perpetuera’
ribalta la lurida palude pecuniaria
Il semplice canto pastorale
le piccole cose d’una vita crudele
di zolle zozze
che nessuno si sporchera’
mai.
Specchio di modernita’
Il canto disperato degli usignoli
Lascia nel silenzio in una vecchia sala
Cinematografica:
Ancorati a una nuova luce d’altri tempi,
sembrano portati da inutili venti
mentre salgono in un sole bianco come neve,
a stento trattengo similmente
in un infantile pianto,
cosa faro’, quando, esausto ogni mio debito,
quaggiu’, si sara’ perso l’ultimo rantolo
ormai da mille anni di vite, l’eterno?
Tutti si giurano puri:
sia nella lingua
sia nell’aspetto d’intervista
segno d’animo sporco.
E’ stato sempre cosi’.
Magari solo vivere
Solo l’amare, solo il conoscere
conta, non l’aver amato,
non l’aver conosciuto.
Dà angoscia
il vivere di un consumato
amore. L’anima non cresce più.
Sentimenti quasi assopiti dai canti,
Moti quasi di altre eta’, ora beati
In questa, che vuole nuovo amore.
Da bambino sognavo a questi fiati,
gia freschi e intiepiditi dal sole,
i giovinetti dimenticati
soltanto vivi, se pieni
della primavera ebbero i petti
nell’eta’ piu’ bella umana,
erano insieme
sogni di piccoli desideri e immagini bevute
dalla vecchia carta del poema scritto.
Sono infiniti i dialetti, i gerghi, le pronuncie,
perche’ infinita e’ la vita;
or strozzata dal linguaggio comune
di comunicazione unificata
sotto il segno globale d’un popolo
di mercato.
Forse cantavano in sordo silenzio per l’ argine
lungo la ferrovia, leggeri e ancora caldi
del nostro ultimo sogno di liberta’
comune di popoli diversi
solamente ora ci consola il cinguettio
nostro rifugio di passioni.
Al datore
A un povero cristo
da una nascita misera
in un futuro di palizzate
e puzzi enormi
si aggirano zolle antiche
strani presagi
sottomissioni d’un lavoro
improprio.
In un circolo senza cultura
di criminali argentei
viene sfruttato il suo corpo
strusciato e rincuorato
dall’odore di una latrina.
Pare il suo posto sia li.
( quasi certamente)
Al povero cristo rimane
la sopravvivenza!
