Piccolo Poem - di Rosaria Formisano
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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 26/01/2006 alle ore 09:33:25
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Estasi
Se amo la sera è perché
essa mi avvolge al crepuscolo
col tramonto
mi porta verso la notte
e mi confonde
fra le stelle nell’immensità del cielo.
Ed oltre il buio intravedo il sole
che illumina l’altro emisfero,
riesce a scaldarmi col suo calore
ed io sto fra la notte e il giorno
sospesa nello spazio senza fine,
non ho passato, non ho futuro
affido me stessa all’oblio
e per un attimo non esisto più
non ho carne né pensiero,
sono immersa nell’infinito.
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La gelida carezza del vento
La gelida carezza del vento
Sospinge l’odore del mare
che ad ogni stagione muta
Preannuncia l’inverno, ora
Il buio e il freddo
Il sonno profondo degli abissi
Conchiglie senza vita ormai
Tornano alla riva
Come le foglie stanche al suolo
Petali caduti del grande oceano
Che riempie di sé il mondo e lo
avvolge come un mantello
Per allontare il gelo dai pensieri
Assaporo i ricordi...
Nel suo caldo ristoro...!
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La voce che è in me
La voce che è in me
È la voce del mare
Si adira e si rasserena
Così come il suo umore
Accarezza i miei pensieri
Come il vento fà con le innevate cime
Si intona con la malinconia
Cadenza costante dei suoi monologhi infiniti
Si accompagna al volo degli uccelli
Per imitarne il volo
Si accomuna ai rumori della notte
Per dialogare con le stelle.
La voce che è in me
Si ascolta nel silenzio
Viaggia sui vagoni immaginari della fantasia
Non ha biglietti da pagare
Né orari, nè percorsi
La voce che è in me non si placa
È la voce del mondo
Che mi fermo ad ascoltare
Non v’è poesia più grande
Più vera di quella che è scritta nella vita.
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Quiete
È la brezza che sale dal mare
che da sola mitiga il calore del sole
Che bacia la mia pelle
Mentre gli occhi persi nell’orizzonte
sorreggono l’animo proteso all’infinito.
Quiete
È la frescura di secolari rami
Che abbracciano la vallata
Mentre gli occhi sospesi si inebriano
del susseguirsi di quell’immensità.
Quiete
È l’orchestra di grilli e cicale che s’accompagnano
alla silenziosa danza del grano maturo
mentre gli occhi si tuffano in quell’ oceano dorato.
Quiete
È l’ imbrunire del cielo che incontra la sera
Mentre gli occhi spiano
le stelle che ad una ad una
ritornano ad accendersi senza fine !
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Sulle rive del fiume
Sulle rive del fiume
mi sono fermata a guardare le foglie
dorate dal tempo d’autunno cadere.
Sono rimasta ...
ad ascoltarne la voce
anch’essa stanca come quelle foglie.
Avrei voluto fermare anche il tempo
per non dover ritornare
ho guardato il cielo
stranamente solitario di ali
già partite, forse,
per dove le foglie non cadono mai...
e silenzioso e muto il mio cuore
si è fermato a pensare...
ma anche i pensieri
erano migrati...ma senza meta.
Ho lasciato i miei occhi
a guardare l’acqua scorrere via
come la vita...ero sola
vuota e silenziosa
come quel cielo
stanca e malinconica come le foglie.
Mi sono fermata sulle rive del fiume
e soltanto le lacrime,
ho trovato ad accompagnare
le foglie, cadevano insieme
per, insieme, morire...
