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Per Anna - di Maurizio Dionisi

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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 21/12/2005 alle ore 18:12:45

 

L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.

 

Mi ricordo,
quando dicevi di essere mia moglie,
di quando raccontavi per scherzo ad
nostro professore,
di essere incinta e che il padre ero io,
di quando passeggiavo orgoglioso di te,
nelle vie del centro, mano nella mano,
pensando segretamente di essere il padre
di un figlio immaginario;
mi ricordo della tua lealtà,
della franchezza dei tuoi rapporti personali,
della tua decisione nell’affrontare la realtà.
Eri una compagna di banco ideale,
un modello da seguire,
una preziosa maestra di vita,
una cara amica.
Adesso sei una biologa,
che studia il principio della vita
e i suoi mali,
spero tanto che un giorno
attraverso il tuo studio,
tra le tue formule,
in mezzo ai tuoi pensieri,
affiori la base di un nuovo principio,
di un nuovo inizio,
o anche solo la semplice formula
di un momento passato
che si chiama Maurizio.

Bambino

Raccontami bambino,
di quando ti hanno tolto di mano
il tuo ultimo giocattolo.
Raccontami del momento
che sei dovuto diventare grande.
Forse hai avuto qualche rimpianto,
forse aspettavi solo quel momento.
Io ti posso solo dire
di non chiudere mai completamente
la parentesi della tua vita
dedicata ai giochi,
perchè solo in questo modo
potrai guardare i colori dell’alba,
potrai vederli dipingere in silenzio
lo sfondo scuro del cielo,
potrai riportarli nella tua mente
e averli a portata di mano
quando la realtà non sembra avere
via di uscita,
quando la vita diventa buia come la notte.

Scritta con Tullia per Tullia

Chiudo gli occhi per un attimo
e penso di essere ancora
una bambina che gioca con i sassi
e rincorre le ombre dei tetti
delle case disegnate per terra.
Ho passato tante ore
giocando in quel modo,
e immaginando
come potevo diventare da grande.
E adesso che guardandomi
allo specchio
scopro sul mio viso
tante stagioni di giochi,
dentro quel viso
dietro le sue diverse espressioni,
riesco ancora a vedere lo stesso cortile,
e quella bambina ancora uguale.

Riflessi

Ho aspettato la notte,
e ho guardato un raggio di luna
posarsi sulla ruvida pietra del selciato
come se la accarezzasse,
ho vissuto tante stagioni della mia vita
immerso in questa strana atmosfera
di luci pallide e soffuse,
nascosto nell’ombra di un raggio,
cercando di attenuare le mie rabbie
e le mie contraddizioni
nella pace della faccia più oscura della luna.
Senza parlare con nessuno.
Adesso guardo con intensità
un riflesso lunare
che sembra scolpire le venature
della rugosa corteccia di un albero,
racchiudendo le mie più segrete aspirazioni
nel clima solitario
della sua luce azzurra,
e mi sembra di ascoltare una canzone
incisa sulla bobina del tempo,
mi sembra di trovare una risposta
ad un intero mondo di sensazioni,
mi sembra di sentire le voci
ed i sentimenti di un ragazzo
che parla di un tempo lontano,
e si confronta con il nuovo ragazzo di oggi,
riportando nel silenzio di un tenue raggio
tutta la sua storia.