Mancanze limitrofe - di Fabio Forcelli
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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 31/03/2008 alle ore 21:34:08
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Mi manca un suono..
è il silenzio di chi sa che nell’ora il tempo si nasconde,
che nel immobilità l’amore si disperde.
Mi manca la brezza fresca dell’estate,
il ruvido mattino della primavera
la brina sui prati di campagna, quando ormai è calato l’inverno
e il rosso acceso delle graminacee in autunno a darmi il lamento.
Mi manca il corso degli eventi inattesi,
presi di petto con la massima sincerità
quando tutto sembrava semplice come adesso sembra solo possibile
eppur non praticabile in maniera intatta, risulta la semplicità.
Mi manca un suono..
il taciturno lamento degli arbusti al calare delle tenebre,
mi manca un suono..
che sia quello dello stagno dietro il rifugio
che sia il suono del vermiglio riposto sotto l’ombra del cuore
che sia un gabbiano nel porto o mio padre sul molo che osserva le barche voltare verso l’infinito.
Mi manca un suono..
è il girotondo fatto intorno alla vita,
un ballo, una libertà senza confini,
l’ultimo silenzio
datato molte lacrime fa.
Che sia la rugiada sugli steli delle gardenie
che sia la mia gioia o la mia socchiusa felicità nell’immenso giardino del cuore,
che io possa scorgere tra orizzonti lontani il senso del mio vagare
che io possa prender di nuovo con forza la vita
e con passione il mio camminare.
Mi manca un suono
che sia la mia insaziabilità d’amore
che siano le mie rivincite e le mie sconfitte.
La voglia di tornare ad esser se stessi
è il merito per il quale Dio ci rende tristi
e tutta la nostra gioia
si condensa in questi attimi.
Ma per quanti suoni
io possa ricercare
in prossimità del traguardo, c’è sempre un suono che non riesco a sentire.
