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La visita - di Carlo Digiovanni

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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 13/07/2006 alle ore 06:35:58

 

L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.

 

Nella piana un cielo terso cade
sull’erba del prato fra muri bianchi
battuti dal sole caldo d’estate.
Il silenzio del ventre della terra
abbraccia i campi delle forme assenti,
labili segni di ogni vita finita;
terra mossa, croci di legno, foto
appese, le bocche stirate, stupiti
assenti guardano giù dalle lapidi:
canta felice, sento, un fringuello
sui castagni viluppati di verde,
nel prato di fuori, e qualche cicala
frinisce impaziente, un poco si tace,
attende e rilancia richiami.
La piccola chiesa a capanna sorveglia
gli umani, scampati alla peste,
che riposano muti al suo fianco.
Sono passato a trovarti, uomo,
sepolto in un angolo spoglio
di quel riquadro di terra sfiorita;
sono venuto, solo, per vedere
come il tempo divora la vita.
Le colline d’intorno hanno visto
passare le legioni romane
alla conquista di terre lontane,
da lontano son giunti gli Etruschi
misteriosi, apparentati coi Celti,
e i Longobardi di alta statura.
Ogni vivente è scomparso rapido
come saetta: il fringuello non
canterà la prossima estate
la mosca sarà già caduta stasera,
e noi... Nel cupo, religioso silenzio
si sentono sibilare le ore
attratte dal gran buco nero...
A chi non ha più le chiavi del tempo,
addio! che viva la vita!