L'attimo e l'essenza parte sesta - di Guido Mazzolini
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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 17/11/2006 alle ore 08:37:11
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Il Distacco
Di nuovo in te, mia forza
un’altra volta nutrirmi ancora
di dolci rugiade
che sgorgano purissime.
Voglio seguire
il dolce pendio
dei tuoi fianchi diafani,
perdermi nelle profondità dolciastre
di sangue e miele
come fossi un bambino
smarrito.
La mia bocca cerca il tuo ventre
rifugio di lunghi sospiri,
i miei occhi cercano i tuoi
come fossi un bambino
geloso.
Hai lasciato nella mia anima
spianate di solitudini
deserti di desideri.
Ritorna.
Preghiera
Solo questo domando, Dea:
di accogliere
tra le tue braccia
il mio spirito
fuggitivo
come fosse rondine
e tu il suo nido.
CANTI NOTTURNI
Notturno Primo
Vola, anima
In alto dove il sole
Dirada le nebbie delle mie angosce.
Non restare prigioniera
In un corpo fragile
Grandi ali di pietra,
Occhi di uomo appannati.
Eppure ti sento
Odo brutali le voci
I pianti, i lamenti
Morbose euforie
Gli orgasmi rabbiosi
I volti, quei volti
Che incedono pallidi, esausti.
Io ti perdo,
Preziosa
Ti perdo.
Notturno secondo
La notte o Dea
Diventa rifugio
Di torbide passioni.
Scrigno di piombo
Dove depongo
Stupito
Infiniti pensieri.
Io che sono spiga mossa dal vento,
Fiume un tempo fecondo di vita,
Passero posato
Stanco di volare.
Io che non sono.
Notturno Terzo
Disegno ghirlande
Di fiato.
Stanotte
Mi porterò via.
Notturno Quarto
Il tuo corpo nudo è spiaggia dorata
Sorgente da cui
Le mie labbra avide
Hanno bevuto
Succhi deliziosi, o Dea.
Rugiada che sgorga,
Stilla di luce
Penetra la mia mente
Come io penetro la tua carne.
Santuario dell’anima mia.
Frutto dolcissimo
Bellezza nascosta.
Passione infinita!
Notturno quinto
Società, buona intenzione di uomo,
Io lascio ogni cosa
Il migliore dei mondi possibili
Gli occhi dei poeti non guardano così lontano,
Ma solamente nel profondo di loro.
Può l’acqua bucare una roccia?
Può il sole asciugare l’oceano?
Credo soltanto al mio mancare
L’uomo ebbe così bisogno di Dio,
Da immaginarlo nell’alto dei cieli.
Rimando la mia scelta, una pagina bianca,
Una seconda opportunità.
Io canto l’Uomo
Io canto l’Uomo, solamente il fragile individuo
nient’altro che l’odore di me stesso
e il suono che si smorza a sera. Canto
il folle desiderio di chi vola
l’istante definito tra le cose
ciò che non c’era, o quasi è in divenire.
Io canto la parola che non disse
il fiore che non colse, l’assassino
di solitarie idee. Io canto Ulisse
vascello luminoso di pensiero
lanciato sulla rotta del mattino.
Io canto ciò che vide il primo Uomo
ciò che conosco appena. La metafora,
l’ossimoro, l’immagine del verbo,
il sangue che fluisce ancora. Canto
il tempo che mi canta, le stagioni,
la musica, le azioni, la preghiera
che disilluso innalzo come un grido
nel fraseggiare rapido e confuso.
Ricordo
Ricordo quei giorni
attimi eterni
di mia solitudine.
Vagavo,
animale impazzito
accecato da troppe illusioni.
La notte
diventava prigione.
Lasciami Vita
Lasciami Vita,
non tessere seriche trame
di ombre o di luci
che scivolano
Non nascondermi
opachi orizzonti.
Il Prigioniero
Fredda dimora, angusta e vuota,
gelida notte.
Definitivo il mio rimpianto.
Ombre di mani soltanto,
accatastate.
Ricordo appena quando tenevo
di fioca luce quel filo teso,
unico appiglio d’inebrianti luoghi remoti.
Sono recluso, sono silenzio.
Definitivo il mio rimpianto
afflitto e muto.
A me stesso
Uno e mille insieme
il mio sguardo
il mio respiro.
Sbagliavo credendomi unico
sono infiniti occhi
sono infiniti pensieri.
Con dita sottili
Con dita sottili
sgranavi rosari
di fiori.
Lontano.
Lasciando su pagine antiche
albe perlacee, tramonti di sangue.
Ricordo il tuo corpo
già involucro vuoto, leggero
su fredde lenzuola di marmo.
Attendo d’allora
momenti di lucide intese
ascoltando, struggenti,
le sublimità di un pensiero
Pomeriggio d’autunno
Nebbia
inghiotti ogni cosa
tutto sembra sospeso
incerto.
Così i miei pensieri.
MARE
sette canti
Voglio restare sospeso nell’immobilità
di questa freschezza che avvolge le membra
e riposa appagato il mio spirito ebbro
di nomadi sensazioni.
Mare.
Fratello e padre.
Nei silenzi immutati
nello spasimo dell’attimo
diventi oasi tranquilla e serena.
Canto Primo
Solo
Innanzi a te
Mare
Risorgono
Grida di anime
Infrante
Che lacerano il cuore.
Rinascono
Schiere di uomini
Infiniti volti
Mutili sguardi.
Ho bisogno
Solamente
Di poche verità.
Un solo simbolo
Ma eterno.
Canto Secondo
Mi sono immerso
In baratri
Di malinconia
In abissi
Di tristezza.
Canto Terzo
Lascia naufragare i nostri corpi
In buie digressioni
Di voluttà cercate.
Alla deriva, o Dea
Navigammo
Agognati piaceri
Come fragile vela.
Canto Quarto
Restavano
Voli di stanchi gabbiani
Su cieli di piombo.
Il mare divenne palude,
Fango e morte
Febbri ed angosce
In un attimo insieme.
Lontano
Fuggiva
Il sereno.
Canto Quinto
Ti dono
Freschezze
Di sale.
Canto Sesto
Ricordo,
Corremmo su rive
Incantate
Lo spazio pareva infinito
Un abbraccio soltanto
Colmava l’immenso
Fermando l’eterno confine
Dove il mare
Stremato
Congiunge nel cielo.
In quell’attimo
Immobile nella memoria
Raccolsi stupito la Vita.
Qualcosa
Stridendo
Dilaniò la mia anima.
Canto Settimo
Navigo straniero
Vascelli di pietra
Con vele di piuma
Nei torbidi flutti
Di un’anima inquieta.
Perso
In mari
Silenziosi.
