Il nuovo mondo - di Luca Adami
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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 03/08/2008 alle ore 20:25:06
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accendo la sigaretta, dopo un film, sperando che mi torni la voglia di leggere. è un testo sui documenti audiovisivi. non so bene perché ma qualcuno è convinto che mi servirà. è la prassi. stavo guardando la storia di Jeffrey Lebowski, anzi Drugo.
l’oceano dei grigi esiste,
l’acqua è ferma. non ci sono pesci.
sono sempre stato un estremista, nel senso buono. non mi piace nemmeno nuotare. sto aspettando; e intanto scrivo racconti brevi e cerco di appassionarmi alle cose. ogni tanto riesce difficile, come la convivenza con altri come me. ma spero di essere abbastanza egocentrico da riuscire a concentrarmi.
l’uomo di mare nuota, sguazza,
poi vede la terra. era la direzione giusta.
ogni tanto ritorno a guardarmi indietro e penso che certe cose successe ancora non le ho superate davvero. ma, in fin dei conti, mi piace tenermi degli scogli ogni tanto. cercare di risolvere i problemi mi dà più soddisfazione contro la noia. se poi approderò da qualche parte buona, magari potrò rifletterci.
la gente del porto lo guarda
in modo strano. è nudo e fradicio.
eh, certo... poi ancora ci sarà da rimboccarsi le maniche. io non sono uno di quelli a cui è mai piaciuto nuotare nel grigio. c’è molta fatica da fare, e se ripenso a Bukowski mi domando come avrebbe reagito. mi ricordo quella frase: ‘è fin troppo facile vivere con un lavoro, ma ci vogliono le palle per vivere senza lavoro’.
i piedi camminano in strada,
l’uomo scruta. c’è gente strana intorno.
ogni nuova terra ha i suoi confini, tutto potrebbe cambiare da un momento all’altro. entrerò in un bar dove lo stereo suona gli Aphrodite’s Child. sarebbe troppo melodrammatico ordinare un white russian, e poi a me piace la birra.
scende l’alcool nello stomaco,
il corpo si solleva. qualcuno parla, intorno.
si tratterà solo di trovare le strade ed i bar giusti. solo... giusti... non sarà un impiego da niente, potrei perfino ricominciare a suonare; una volta non ero male al pianoforte. sono uno a cui piace il pianobar. ma ho anche una mente che mi tradisce e tenta di scappare. come ora.
l’uomo di pianobar si china,
ha la testa altrove. suona e viaggia.
se trovassi una donna potrei quasi essere tentato di accasarmi. dipenderà da quanto mi sentirò ricco. il successo, la ricchezza e l’amore sono scatole cinesi: un tizio che ha successo è perché ha qualcosa in più dei soldi e l’amore; poi, se uno è ricco è perché gli manca la fama però ha un tetto e una buona donna; infine, c’è anche chi si accontenta solo dell’amore che è la cosa essenziale. ma è anche la più confusa.
nel mondo qualcuno ride forte,
poi si guarda riflesso. c’era motivo di ridere.
ma l’uomo di mondo, quello con un pelo d’esperienza, sa che è facile accontentarsi. quasi come lavorare per vivere. il gusto dell’esistenza è desiderare, forse un giorno lo capirò del tutto. spero di non ritornare a fare il cameriere, odio pulire lo sporco degli altri. specialmente se non sono come me.
sulle nuove terre splende il sole,
il mattino suona ed i sogni rivivono.
ci sarà una musica allegra quando mi alzerò e me ne andrò. non voglio melodrammi. al massimo qualche pacca sulla spalla e qualcuno che mi augura una botta di culo. accendo un’altra sigaretta e mi rileggo. sembra già una cosa vecchia, come la casa di via Torleone, qualche vecchia ragazza e mio padre.
i ricordi hanno seguito l’uomo,
adesso deve urlare. ora può affrontarli.
Luca Adami, martedì 22 aprile 2008
