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Ictus vitae - di Dario Cortese

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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 29/01/2006 alle ore 18:46:32

 

L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.

 

Gli angoli angusti
delle nostre notti piccole
non ci vedranno piangere
mai
Quando battevamo il tempo
sotto nuvole invisibili
gravide di pioggia
respiravamo a stento
Nell’infinità
del tempo e dei mondi
il nostro studio si perdeva
Dubbi atroci e simpatici
dilemmi ci tenevano
vivi un attimo ancora
e mille istanti.
Gli alti muri
delle nostre stupide strade
non ci vedranno a terra
mai
Finché reggerà il fiato
Su per la collina dei nostri anni
Correremo ancora controvento
niente ancora è stato calpestato
abbastanza da recar danni
all’imperizia nostra
di respirare a stento
Perché le sinapsi sottili
dei nostri neuroni stanchi
non ci vedranno dormienti
mai
Abbiamo ancora sfumature
da cogliere. Non più mondi
da rivelare ai nostri occhi.
Oscurati da bianche velature
gl’ultimi pensieri nostri
hanno la Verità fallace degli specchi.
La nostra mente ha ancora scorci di umanità
Ci gratifica subdolamente con riso febbrile.
Diventa un colpo secco nella senile età
Il figlio bastardo della fatica giovanile.