I giorni che ho perso - di Alberto Gasperina
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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 12/05/2006 alle ore 16:30:07
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Accanto al comodino,
l’Ossessione
ha lasciato un biglietto
che dice:
"non preoccuparti, torno stanotte".
Dopo tanti anni,
è ancora molto premurosa.
Ai piedi del letto,
il Diavolo
si sgranchisce le gambe,
apre la finestra
e mi dà il buongiorno
con un bacio sulla fronte.
I giorni che ho perso
hanno il sapore di zolfo sulle labbra.
Preparo la colazione
e mi siedo al tavolo,
davanti alla Follia.
Parla solo lei,
ma ho poca di starla ad ascoltare.
Esco dalla cucina
mentre lei sfuma nell’aria.
Ritorno
a sdraiarmi sul letto.
Anche le mosche
ronzano annoiate,
e gli uccelli
sembrano aver perso
lo squillante ritmo
del loro cinguettare.
I giorni che ho perso
hanno l’odore stantio del tempo.
Provo a chiamare
il Sole,
ma preferisce
stare un po’ da solo,
seduto dietro
qualche nuvola
con la bottiglia in mano.
Forse
è una buona idea.
Brindo al
figlio di puttana
del Sole
e bevo
dietro alle mie nuvole.
I giorni che ho perso
hanno il volto fradicio di pioggia.
Cala in fretta
la sera,
seguita a ruota
dalla Notte,
come un cane col padrone.
Forse,
nemmeno lei
ha troppa voglia
di venire a trovarmi.
Ma non ha scelta,
il mondo ha le sue regole.
Così
ci incontriamo ancora,
stanchi amanti
rincorsi
dall’abitudine.
Il Diavolo
richiude la finestra,
mi dà un bacio sulla fronte
e torna
alla sua poltrona,
a vegliare i miei sogni.
Chiudo gli occhi
e aspetto.
Aspetto che l’Ossessione
si sdrai,
di nuovo,
accanto a me.
Mi giro,
e la vedo
appoggiarsi al cuscino.
Spengo la luce
e cerco la sua mano nel buio.
I giorni che perso
hanno occhi di tigre
che si addormentano nel vulcano.
