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I cuori randagi nel limbo - di Abraxas

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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 02/04/2009 alle ore 10:05:19

 

L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.

 

La notte è appena iniziata.
Sono qui, in silenzio,
Tra il credere, continuare a credere,
e voler lasciare tutto,
voler mollare la vita,
sganciarla dalla morale
che ci indica ogni giorno,
voler navigare nella notte,
per vedere cosa c’è
oltre quello che immaginiamo,
oltre quello che fantastichiamo
o di cui abbiamo paura,
voler andare oltre
le antiche credenze,
oltre ogni sogno o incubo,
camminare in quel bosco
sempre sfiorato,
dove siamo passati solo una volta,
ma di nascosto,
quando una luce sconosciuta
ci ha spaventato,
quando non eravamo ancora pronti
a dire basta alla vita che conosciamo.
Ma adesso siamo pronti davvero?
Tante volte ho scritto
Di voli al di là del sole,
ma sono rimaste solo parole
gettate al desiderio mai realizzato.
Non rispondi alla mia domanda?
Anche tu rimani in silenzio...
Non sappiamo dove andare.
Grande bugia quella
Della libertà infinita
Nell’indefinitezza tra il cielo e la terra,
grande menzogna
quella dell’essere beati
in un limbo che ci porta
al di fuori del mondo...
ma nel cielo, ci siamo andati?
No, quel limbo ci permette
Di spiccare il volo
Ma non di entrare
Nel regno che bramiamo.
Non sappiamo cosa fare,
con queste ali che sanno
ormai di un peso
che non possiamo sopportare
in eterno,
e voler tornare indietro
per non morire
nella ricerca di non farsi
bruciare nell’attraversare il sole,
voler tornare indietro
perché quelle nebbie, quei deserti,
quelle stelle cadute
che tanto temevamo
si sono manifestate
davanti ai nostri occhi,
tra le nostre mani tremanti
gocce d’acqua che non scivola via,
che non asciuga presto,
all’ombra di alberi stranieri
che denigrano il sole,
quel sole che abbiamo tentato
di oltrepassare,
forse di tradire,
saltando ogni vincolo terreno,
volendo nuove luci,
abbandonando questa vita
per sconfiggere la morte.
Tante volte ho scritto
Di voler un cielo libero
Dagli angeli,
caduti giù nei nostri oceani
del bene e del male,
della banale quotidianità,
così anche loro possono sapere
quanto è difficile pregare
quaggiù nelle notti senza luna.
Ma un cielo senza angeli
Non dà nulla di più,
forse uccide anche durante
il giorno,
senza pudore, senza timore.
E se gli angeli davvero
Fossero caduti, annegati,
ormai trapassati?
Cosa ci rimane, solo nuvole nere,
lampi, fulmini
in questo limbo da noi voluto
e per questo dannato.
Voler tornare indietro,
ma non possiamo più.
Se dovessimo guardarci indietro
Cadremmo giù
Nel vuoto più vuoto,
perché noi stessi
abbiamo distrutto
quello che ora rivogliamo.
E rimaniamo qui,
nell’incertezza per un domani,
in una libertà preclusa
dalla voglia estrema di libertà.

[abbiamo abbandonato i nostri cuori,
rendendoli randagi nel limbo].