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Gioco in minore - di Fla Sea

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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 07/11/2006 alle ore 01:09:35

 

L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.

 

La tazza coi sassi e il cappuccino bollente non ha mai toccato "suolo nemico" ma si è ambientata piuttosto bene nel primo cassonetto per la strada di casa.adesso c’è solo la tazza con le note e l’espresso americano- che mi fa un pò schifo ma già ti rompo per lo zucchero di canna...-cosa?perchè?forse ho sbagliato e come i sassi avrei dovuto spingerla giù, giù in fondo ma tenerla.
faceva caldo ma le scale erano sempre lì, con sopra giuliani che si faceva un the freddo alla pesca(per me è il tipo da the alla pesca) e carulli che simpaticamente tirava gavettoni dietro al collo del povero carcassi sempre curvo, lì, sui libri nel disperato tentativo di risultare originale un pò anche lui...e anch’io con loro.nel disperato tentativo di un pò d’attenzione ad un allegro vivace trapuntavo accanto un pò di dream theater rivisitati: era veramente qualcosa d’indecente me ne rendo conto oggi e, devo dire, che apprezzo la tua pazienza e la tua determinazione "zenbuddhista".
non avrei mai creduto che tra un ponte e una progressione il fraseggio potesse farsi così complesso, l’armonia così contorta e che la melodia potesse nascondersi a tal punto.john lennon contorto e policromatico ci guarda, spiaccicato sul muro, coi suoi occhietti miopi e con lieve spocchia ci mette elegantemente fretta-con tutto un preambolo un pò romantico-patetico ma di grande effetto indubbiamente-dicendoci che he hopes some day we’ll enjoy them...bhe, noi ce l’abbiamo messa tutta.da una parte meglio così, tu saresti riuscito a dare ragione a john quando voleva convincerti che yoko non era brutta ma affascinante?
ogni giovedì quando mi lasciava davanti allo studio ero eccitatissima al pensiero di avere quell’ora tutta per me, una frazione del tuo tempo tempestato di gemme e diamanti, mi faceva sentire migliore degli altri e mi sentivo onorata. aspettare, attesa febbrile, al portone-quanto mi sembrava alto-e intanto pensare a qualcosa d’interessante da dire ma che non fosse nè troppo personale nè troppo distaccato, nè troppo retorico nè troppo stupido e poi come al solito optare per il più sicuro e collaudato "ciao!"...magari detto con enfasi(ma non torppa, sia mai).e mentre m’arrovellavo sull’intonazione del saluto per riuscire a sembrare vagamente intelligente tu facevi tutto da solo: saluto, "come stai?", "entriamo?", "vuoi un succo di frutta?". quando finalmente mi accorgevo che avevo aspettato un pò troppo ci ritrovavamo già in compagnia di milan e sanz danzando in salotti clustrofobicamente pomposi sotto gli occhi di giudici vecchi e annoiati che oziosamente si toccano le orecchie rugose e spilluccano i nasi cadenti e molli.a noi sembra non interessare siamo il re e l’ancella di un metro quadrato d’isola e ci basta così: giullare, cimbellano, musico e poeta in noi..insomma, ce la cantiamo e ce la suoniamo un pò come ci pare.e se ci va il corale di brouwer lo facciamo durare due minuti e ogni minima diventa una galassia e ogni croma un pianeta e ogni pausa, respiro divino, ci sbatte tra un asteroide e l’altro, noi, onde d’aria, corde tese e umili, in vibratile attesa della prossima corrente.
dal succo al caffè il passo è stato berve anche se attraversato da coche globali (poco alternative e molto borghesi) e vini etiopi (molto alternative e molto borghesi)...e sciolgo la canna nel caffè, giro, giro, giro, giro, giro, giro, giro, giro(quello di canna si scoglie dopo un sacco di "girate") e glenn mi fa, a suo modo, compagnia-tutto sta nel ricordarsi ogni tanto di tirarlo su dal piano-mentre tu fai pipì e intanto mi racconti di quella trascrizione di musica popolare che hai ritrovato e che vorresti farmi leggere a prima vista e che ancora aspetto.
il mare mi è sempre stato amico chissà perchè quella volta ha dovuto torturarmi così...ah!vana gloria dell’umane posse!inebriati ed abbandonato apollo nella sala da pranzo fumiamo con dioniso tra satiri accasciati sulla sabbia troppo stanchi per danzare, che pensiero gentile è stato, da parte nostra, sostituirli...intanto eolo c’avvertiva che forse non era il caso, che magari dovevamo pensarci su, che sarebbe stato meglio usare un pò più di "raziocinio".non si era accorto che dal mare ulisse gli faceva il verso e feceva a noi l’occhietto che presi da tipico attacco adolescenziale sperimentammo una dodecafonia estremamente estrema mandando all’aria secoli di studi armonico-melodici.
quindi forse la tazza potevo comunque tenerla.se non altro in ricordo di bartock e tutti gli altri.nevermind.vado in bagno a sciacquarmi la faccia e parlo un pò con ernesto...dovresti dirgli di non fumare in bagno che il sigaro puzza parecchio.torno. dopo tanto(millenni?lustri?decadi?).è tutto più piccolo e meno "vibrante".ma le parole e i suoi sfumano e annebbiano i contorni e finalmente capisco e ringrazio.in ginocchio l’ascolto mentre prepari la miscela, mentre accendi il fornello accordando il gas e ripeto dentro ogni sillaba di nota ogni battito di parola:dentro! mie! finalmente!
prego serenamente in silenziosa festa il potere dell’arte, fedeltà laica al disopra dei nostri infinitesimi intrecci e delle inutili incoprensioni...tante incomprensioni...tante, troppe..da tirarci sassi e tazze, tazze e sassi, tazze di sassi e tazze coi sassi..sassi di tazze...stupidità. ottusità. maledetta vanità.
torniamo a pregare con francisco nel suo monastero e con leo nella città, in metro, vicino alle signore con le buste di plastica con dentro creackers, latte e olio, vicino al ragazzo con l’i-pod che spara i metallica e accanto agli uomini cravatta che non è che non vogliono respirare o guardare dal finestrio è che sono prigionieri del doppio petto e vivono nell’incubo che la cravatta possa animarsi e decidere di stringersi un pò.
preghiamo insieme i suoni e i rumori, le parole armonicamente accostate che cullano e sanano ogni tumore, ogni dolore intestinale e disturbo cardiovascolare.
parole che se rilette sull’isola si aprono a mostare ciò che sono sempre state e che dai pomposi saloni vedevamo annebbiate e ingrigite..significati nuovi e sinceri alla luce di nuove melodie in maggiore a cui aspiriamo, che intravediamo e verso cui timidamente c’incamminiamo.
e finalmente frasi, timbri, colori e versi scorrono ancestrali dai nostri corpi, cassaforti scassinate in un tirpudio di liberata gioia offrono, a chi si ferma ad ascoltare, illuminate corrispondenze e incipit di rivelazioni, finalmente consapevoli della propria divina umanità.
oggi, sorseggiando la tua brodaglia nera con koshkin di fronte ripensavo ai sassi, al cappuccino e alla tazza che fu.