Esigenza di dare un titolo a tutto - di Amedeo Bruni
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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 26/02/2007 alle ore 23:30:49
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Qui non ci sono buone idee
Qui non c’è senso che dia adito a questa rarefatta composizione
crebbe a dismisura nella sorda malsana formula industriale
senza dare troppo nell’occhio pescando nei più disparati acquerelli insipidi
qualcosa sembra essersi inceppato in questa macchina perfetta
ma a noi non è dato ancora saperlo...
Da grande volevo fare il poeta ma tutti i posti erano occupati
volevo fare l’artista ma non c’era più posto perché tutti già assegnati
allora ho studiato come perito chimico ho fatto il muratore il lattoniere & l’imbianchino
per non saper né leggere e né scrivere il commesso l’operaio ed il cameriere
& tra una disoccupazione & l’altra il bagnino il barista ed il magazziniere
ho scritto libri ricordo anche poesie & qualcosa ho pubblicato
all’adolescenza ho dato modo di alternare alla virtù il peccato
all’amore gocce di malinconia & all’affetto vino ed eroina
Non fu forma non fu gene né sguardo se non l’idea nel contorno di un occhio scaltro
non fu volto non fu sorriso né carezza se non il peso di mano & ghigno beffardo
che albeggia & tramonta per cicli paralleli su piani diversi in contrasto & divorzi
& fu così che fece breccia un impeto costellato d’orchidee ributtanti
d’incomprensibile lirica la modernità eresse l’immagine capacità unica ed essenziale
ed una croce con sopra scritto babbo natale accanto ad un cantastorie mio padre
faceva compromessi per una botte di vino cantando l’amor straziato
tra l’elefante alcolizzato ed il topo che si prostituiva...
Come un calcio sferrato alle palle & nell’istante il dolore salire
come tasti di un piano storpio in un bordello di anziane meretrici
come bolle d’amore esplodere & nell’attimo il dolore sbranare
come lacrime di un pianto jazz nelle abitazioni di silenziose famiglie
avverto le lettere nel loro sguardo mutare correre a rincorrersi
sopra segni lasciati le paure rincalzare in un gioco mai giocato
camaleonte è il linguaggio dal sapore malinconico di un gelato al limone
-singolare natura- dentro un tempo remoto sordo & svanito
scopavo una donna di nome silvana ero il suono di un piccolo bird
che accarezzava la matura sicilia
avverto le lettere nel loro suono strozzare nel mezzo del ponte che separa invece di unire
alienandomi dal sapore francese romanticoadolescienzialestile
come l’amore quando sia ha quattordici anni
& queste lorde mani mai rubarono calore lungo il traguardo dell’alcolico autista di autobus
né stop o semafori né lacrime & né dolore
Un vizzo ritmo a scavalcare il pregiudizio al petto incido gardenie con lame di fantasia
lasciando fuori cuori carte & nastri a perdere in un sogno all’oppio d’azzurro kandinsky
è la storia di un caffè che sgorga nell’ora astratta figurativa & tarda
del sentimento che vano tenta di rimanere a galla o forse solo e solamente entrare
nel perbenismo di folle domenicali negl’occhi dei potenti nel guadagno ad ogni prezzo
nel volto nel cuore & nell’anima di chi ho chiamato Sole
di un canto stonato che reclama respiro nel meriggio intorpidito
-asportare questo senso di malessere è mai possibile mi dico-
dello specialista che con pretesa cura ciò che l’animo muta in visibile ma sfocato
& non lascia ricetta & non conosce terapia
dell’uomo cenerentola in abito rosso che inventa con penna d’esser poeta
con lingua attrice di fellatio distrutta
ma scocca la mezza & sul foglio rimane solo una zucca.
“si modella distanze tra luoghi & volti, felicità & profumi cari al cuore cagionato”
di un paio di occhiali colore infanzia lenti che un pallone ha reso in frantumi
di sei anni tute rammentate & voci soffocate che il tempo mai riuscì a fissare
Raccogli & semina voce di madre lontana
ma il seme è marcio & non la terra arsa voce di prole assassina
& poggiai i piedi sul bagnasciuga dove riva accoglie raggi del sole & carcasse di mare
i capelli nell’assoluto dominio & negli occhi altro non c’è che sensazioni di smarriti termini
& la giovane Suomi sussurrava nei pochi momenti forse va bene anche senza essere
& lei sussurrava in fondo questo tempo non è del tutto avverso
in fondo dico io è la continua ricerca che non ci fa fermare
& nel fondo che non ha fondo fermarsi ed osservare...
Eppur bisogna credere in qualcosa sembra udire
& si cerca che sia varco tra nubi o squarcio tra balze & dirupi
& si tenta che sia passo che segue passo o lancio nel vuoto del letto
& si desidera che sia lume appeso al fondo dove sguardo perde il contorno
& l’eco fugge & rimbalza festoso mentre ancora vive nell’aria essenza di carne
-è presto per narrare di chimica amore & croce-
& si vorrebbe implorare scuse per semplice & straziante motivo che l’essere è
ma non scovo parole che possano partorire idea seme & forza
per germogliare questo piatto ventre grigio
-Perché non sei tornato a prenderla- chiese l’amica posa nell’aria
& una musica indolore riempì stretti vicoli mentre il colore del lume
& l’odore dell’afa rimasero in silenzio fermi all’attesa
di una risposta smorzata che mai arrivò -nulla si costruì da questo fango è bene dire-
la verità è che non esiste verità
prende il sapore di muffa questo ripostiglio di tessuti ed ossa
Stammi a sentire -sussurrò disteso nel ventre del prato-
nulla è eterno & la lama nel forgiarsi del tempo
ha nulla fu dato immortale inizio donato il fiore che mai appassirà
& nella fuga assopita & discreta carezza l’età...
io che riuscii a vedere il nulla sembra aver colmi questi occhi scordati
& nulla rimase imprigionato sempre & per sempre
nell’intimo immenso nell’iride profondo che non ha epilogo
nel folle ventre del segno
Benvenuta contemporanea Alice utopia di un tramonto terso
in questo conato orizzonte di bile monumentale sala di sterili drappi
ed una lunga asfissia di sentimenti repressi insignificante messa in scena
questo deposito d’insani vizi & insaziabile potere
benvenuta contemporanea Alice amica di un folle splendore
nella discarica delle meraviglie
Figlio d’alcolico disprezzo giovanile seme d’inesorabile erezione primaverile
divorato anticorpo di laceranti albe & illecite giornate
andate vissute & vinte nell’incandescente iride di vagabonde lacrime
di secche labbra sono quel che resta il batter di tasti nelle notti insonni
di tristezze che non hanno stagioni
un solitario soliloquio insegue quel segreto intimo & smarrito
bramo un senso & tutti dormono nel caldo proprio sonno tutti dormono
bramo un senso che origina suicidio & pazzia
ed appeso a quel pallido muro un orologio distrattamente divoro
S’avvertono come viva percezione le urla dei bambini
le urla di incubi custoditi & mantenuti sempre freschi
le urla della fame sono canti accordi d’ipocrisia mondiale
mentre il padre rimette i peccati senza avvertire l’impetuosa intensità
le urla dei bambini
I
Il conflitto temprò il guerriero dall’occhio verde e acuto,
disertò la fede, la meta e lo scopo
come mano da un cavalcavia a gettare il blocco e la croce.
Tutto si librò
come farfalla da bachi di bronzo
nell’aere del senno
investito di bianco,
ed ella assentì a codesto modo di esprimermi,
sempre fiera dei suoi seni roventi
e delle malattie orizzontali.
Le ardue verità comprese
dai letti dell’organo
ai sospiri d’orgasmo
l’afono ed il pieno.
Tutta la mesta allegria economica
variopinte credenze dalle gambe generose
dalla bocca invasa,
dal fasto al nefasto
in essa volgerà la lama.
Uscirò,
gallo all’alba,
in punta di piedi
dall’ostello dei goliardi
dal girone dei golosi,
spirito decantato in beute di semi
in valigie di stirpe
l’orrido e l’evanescente.
In segno di lutto
la pazzia si vestì d’aroma
est ed ovest
tutto il creato rimase allibito
tutti i simboli ne furono permeati,
l’essenza fuori da essa
l’io nell’io
si amalgamò di nuovo.
Din Din
Don Don
Il dì! Si proprio il giorno comprese l’esatto!
Din Din Don Don
Mai più le vocali diedero il suono affermato!
Din Don
Don Din
Le campane mossero l’allegra sentenza!
L’orologio amico del tempo?
Il verde divenne giallo
L’azzurro tinto di nero
9:30
il canale in mondovisione trasmise
????? $$$$$?????
9:30
sempre
smarrirono il significato previsto e iniziò:
arginando l’impossibile
spiegazione gravata
l’astratto alfabetico
il puro
entrò dentro
il ventre letterario
la salita verso Dhamma
9:30
Io sono l’estro
L’eros abbandonato all’imput meccanico
Voi tutte mi amate!
Sei stanco hai bisogno di riposare?
disse crimilde2z
- ricordo di sprazzi seminali -
È ora che dorma
Il sonno di cento vite
Il canto di mille fiabe
II
A rivolse a Z nell’intimo vetriolo
Cornamuse alligatrici
Il segno perenne nell’argonauta dimora
Soffio di ritorno - intonò -
Nei sali e scendi delle piastrelle
La mitologia! Ramata periferica tombale
Dalle acqueforti ai murali dell’inverno
Fluiva il fluito
la Risposta Perfetta
sciacquandosi le budella nei water di Ginsberg
nelle fellatio del romano Keruoac
grrrrr grigliate di carne al macello
le palle dei tori e le torri delle zodiaco
appese al silente dirottatore orientale
o chissà forse abitava proprio nella casa bianca
pa zz e no tt i
do re do re
o
h
m
e dram
sturm
dai fiori delle stazioni abbandonate degli ospedali fantasmi
triangolo traslato dal vertice innevato
la puttannella alzò le brache e piripì parapà
arbitrio cornuto affermò il giocatore
sbirro infame - gridò la folla ultrà
l’amante fenica afferrò
l’uccello ingrandito dal glande splendore
Cerata negli archetipi clandestini
si trova la Valvola del chiaroscuro
L’orizzonte si segnò di segmenti rossastri a volte urtati da vapori industriali
& nuvole dai tanti volti corpi & animali che negli anni mutano
& scompaiono le amate odiate sembianze infantili
con il tempo divenne frustrazione poi l’essere ribelle ed infine malattia
sotto un palo della luce che tingeva d’arancio una rotta desolata le tante foglie
si persero svolazzando tra il viso i giardini & le grida felici
& mio padre è una foglia di albero secolare ma ormai ne ho scordato anche il nome
Un bebop tra le onde marine nei silenzi eolici che fuggono le cittadine
un sorriso di una donna andata negli anni è forse la felicità il traguardo da raggiungere
un lungo respiro prima di spalancare gli occhi e tornare passivo ad osservare
A quale gioco i sognatori giocare adorno il mio capo con corone di rose & sospiri
da un ritmo infermo mi lascio spostare & nel venticinquesimo autunno
raccolsi tutte le poche briciole le mischiai con vorrei essere & cosa sono
quante ne ho perdute non saprei dirlo
Immagino d’essere un piccolo pesce nel fondo marino un esile corpo invisibile
così nessuno potrà vedere vorrei rinascere nell’iride di una donna giovanile
ma tutto questo è reso impossibile perché sono un robot
con pupille & membra d’acciaio colato
& spuntarono ali di goccia nel rovente giorno rimasi in attesa
sollevato in dimensione di fluidi ricordi gravati nelle stagioni
& senza trovare riva si tesero le vele della fanciullezza
annullandomi in un film in bianco & nero
lasciai la pellicola nell’atrio di un cinema muto
Passeggiando sul bordo del canale a ridosso di fango & sguardo riflesso
senza credere che sia possibile il respiro anche in questo miserabile tempo
ed è così facile uccidere come sorseggiare un caffè come una sigaretta spegnere
come l’estate duemilacinque il calore del tradimento nel volto dell’omissione
come ragione del proprio quieto vivere è sempre l’interesse che muove qualsiasi cosa
& siano tutte tue le serenità perdute ed ora ritrovate nell’economia dell’amore
Attendo come un fiore che appassisce il giorno perfetto
inseguendo questo crepuscolo tramonto collinare
& noi saremo due instancabili viaggiatori due leggerissime menti volare
ma torno ad essere un nome su di libro paga
un nome accanto una cifra un codice ed una scala
perché anche l’amore diventa regime dietro monti cemento & sguardo
la tristezza delle tante parole dette solo per il valore di un momento dato
far finta di non vedere la reale malinconia dell’essere
che fugge ciò che non rende il pieno controllo
ed io voglio solo dimenticare ricordi nomi & volti
di chi è stato il particolare chi la mano ed il cuore
bruciando cellule celebrali in riti & feste pagane mesto teatro degli inutili
il liquame nero saturnino come sudore di tossica dipendenza
scivola via nel raggrinzito vivere di spogliato orrore giornaliero
l’odierna pazzia incolore quando trafigge l’organico il mio cuore
non sono gli animali da rinchiudere in gabbie ma bensì noi cristiani
C’è sempre chi con voce potente indossa i panni di un tempo fanatico borghese & guerrafondaio
mentre lo sguardo riciclato tenta vano di opporsi & non cadere in una pace fai da te
dove la luce crea egoistiche geometrie economiche
ma nessun segnale di resa serri la bocca contro le moderne crociate
contro ciò che dittatura plasma ha colonie di stelle & strisce
L’incontro con la luce anche se poco chiaro è concetto di creato
perché il buio non scompare è l’assiduo volto del padrone
& inutilmente ho cercato di fermare questo tempo fingendo ci fosse una qualunque ragione
ma persi il senso di questo strano vagare come un marinaio tra rotte di nuvole & stelle
come un carnevale di maschere che abbigliano l’amore
l’ostentata amicizia tra droghe & sogni di intatta utopia
& la vana fuga torna ad avere sempre lo stesso triste sapore della realtà
I ragazzi in strada hanno il mal di denti & l’ospedale dice di chiamare un taxi
& ci vuole un sorriso senza incisivi per sperare in un sonno che sia riposo
non so quale distanza porti la meta ma qualcosa sembra accadere
nella voglia di vivere di Giusy o nella saggia lettera dell’artista pizzaiolo
azzardare e prevedere l’occhio lungimirante
fermare memoria & passaggio su quali discussioni tessere la tela
con la mano di Penelope di quali scimmie raccontare in questa capitali di banane
L’amore ha lo sguardo dell’età la passione mettetevelo in quella testa romantici decadenti
la passione diventa cenere ed io non voglio credere non smettere di aspettare le rondini di giugno
& Adamo è un folletto dell’età contemporanea
con scarpe & jeans sfiniti & ricuciti & figurarsi se la camicia sporca sia un problema
& tutte le mattina appena sveglio si reca in bagno & pisciando bestemmia
per una vita appesa ad un cazzo piccolo
& mentre in Cisgiordania netturbini anti-sommossa concludono lo sgombero etnico
& l’ America-Liberty concede finanziamenti per depuratori di anime & babelico cemento
io cerco il tono giusto ed il lessico appropriato all’occasione
& immagino chi gestirà la striscia della discordia & lei passeggia nel ricordo di quei sorrisi
& bisogna davvero far finta di nulla come bere latte scaduto per non soffrire
& noi figli di un tempo cieco figli del sentimento ebbro
proprio un mondo bizzarro...prole di un maurizio costanzo show!
disarmante scioglilingua costeggia ritornelli & jungle agli occhi dei reality
nelle vie dell’ostentazione & dell’appariscenza nelle strade di falsi status
& sprofondo in un fangoso channel n°5 & attendo come mimo di cera
la velocità del sentimento che sfila & scivola via
tra video a schermi piatti & lacrime in formato pixel
Su di una stagnola rotola la biglia d’eroina
Repentina notte si fece giorno ma non era il sole a brillare
il dialogo fu infranto dall’orchestra di stemmi insegne & blasoni
mentre accorrevano milizie il silenzio fu scisso
da sirene che annunciavano timore trepida apprensione
laddove Maria giungeva stremata a Betlemme alle porte del mese di preghiera
Dal pulpito il dittatore rincuorò la sua stirpe disegnando stelle con kalasnikov
ma intanto fiori bruciavano & croci nei campi furono costruite
una spessa bruma coltre invisibile dell’ansia umana
marciano creature mimetiche sulla globale speranza di pace
silenzi di macerie immagini di un tempo mai passato
suadenti visi scalfiti & un luogo comune dove custodirli
A come America stelle & strisce si amalgamano
in un colore che si tinge di pece promiscua a sangue
intrappolato nella libertà il sodalizio tra armi interesse & guerra
la politica mossa dallo star system potenza dell’industria
-l’originale idea cercava ancora arsenale chimico- nelle ville dei suoi affaristi
nei campi d’addestramento dei suoi compratori d’armi
Sopra alti cancelli di ferro utopia & leggiadra armonia
vaga la venustà dell’aquila immersa nell’infinito blu tinto
sentenzia il passo con sguardo ferito & occhio grifagno
L’assassino ha speso una vita mentre era alla sua ricerca allorché la scovò
capì ed ebbe paura & tutto fu nulla
Mulini a vento castelli di menzogne coprono lo stivale
ma nel mese di Hesse la spada tornerà a brillerà
saette colpiranno a frantumare sgretolare le torri
otto torri d’economia che si ergono sulla repubblica marinara
Sanchio lo scudo balza sul mulo pronto a seguirmi
presto l’animo umano sfuggirà al rigido controllo della razionalità
aprii gli occhi quel mattino mentre il sole si sdraiava al suolo
su questa terra arsa da egoismo & lotta bandiera di conquista avvolta da barili di petrolio
spalancai lo sguardo a ciò che più stiamo distruggendo calpestando con mercé d’avidità
la costruzione dell’impero americoccidentale fonda sulla distruzione del pensiero & della natura
La rincorsa all’oro appare stanca & senza meta
su una vecchia canzone in vinile le tante bolle di sapone & parole
parole segrete scritte & taciute nel giallo di un tempo deteriorato
la scenografia spuntò lentamente tra le tende spostarsi
fece capolino una stupenda falsità nei tratti tinti
potente & prepotente fece tacere smoking & vesti notturne
labbra sintetiche lenti colorate & seni rifatti
il suo era un sorriso nascosto in una mattina di rugiada
lungo scarpate sentieri rocciosi & orizzonti di vette
apparve da pozzanghere l’idea nel tetro bosco dei miei pensieri
mentre cercavo la clinica della felicità per questo corpo a ore
sono partito per una gita fuori moda
indossando quel vestito ormai consumato e le scarpe della domenica
dietro quella maschera d’allegria
l’ultimo saluto ed un bacio nel mezzo ho dato
Stravaganti occhi considerano la vita come angusta veste eburnea
senza pensare stille lambiscono queste mie gemme
se alcuna sfumatura in abissi arcani dei propri iridi si cela
germogli cristalli rubini e diamanti
pietre preziose calpestai senza rendermi conto mai
che nel sapere nasce muore e riemerge l’infinita sfumatura
osservare e comprendere come l’artista con il sogno termina il dipinto
È un artificio divino -penso-
mescolare il proprio io con la ragione umana
Fraseggiando tra pure righe di quaderno sgualcito
non smarrisco il ricordo rancido la bocca umida l’odore acro
di chi non vuol scordare quelle stagioni di vaghe emozioni
stagioni come dorati granelli di sabbia volati via smarriti in calli solitari
stagioni di calde fiamme assopite in gelide braccia invernali
stagioni di sterili lotte spente in gocce alcoliche & inebrianti profumi
il tempo è fuggito lungo stravaganti stagioni di vita morte & miracoli mai avvenuti
Si! -disse-
ora quel che mancava non è più nascosto
& quel pugno ruppe il silenzio... il petto degli dei
proprio tu -mi domandai- che credevi fosse eterno questo volto d’angelo dannato
ma nulla è eterno neanche il tradimento...
mi attraversò in due come fosse carne trafitta da spada
mi bagnò di lacrime & sudore acido
sorridere diventò sempre più un assurdo paradosso
con in bocca la malattia ed in mano una penna di tristezza...
Lei mi guardò con occhi di un’albania triste & speranzosa
una notte d’amore fatta di gemiti ansimanti
respiri profondi idee mai sfiorate
mio dio
l’odore di sperma si fuse con la crema del suo corpo
il ricordo nell’idea di un Bukowski scrittore
Ferma l’ora stanca riposa
luna mostrati riflesso d’oro irosa pennellata all’orizzonte
vagheggia d’antichi sapori maledetto incanto soave eccitante malattia
nuda ti osservo rosea sobrietà persi i lumi rincorrono l’odore
lungo ascese corre la lingua di feconde gole
vibra di vergini ardori l’immorale legno
Brigitta vieni in aiuto cavaliere le mani di donna non recano offesa
mai quanto la falsità dello sguardo ormai perso nel bicchiere & nella mente
ipocrita ipocrisia
Il suo nome è un suono che vaga a piccoli passi nelle lande notturne
tra desolata gente muto cemento dal colore spento
il gioco dal tono morente & nell’identico modo torna lo scheletro
ma con aria sopraffina ridente
il suo nome è l’eco di un notturno temporale di provincia
l’immagine si ferma al piombare del fulmine
la perfetta confusione dura quel millesimo d’istante
dura un paesaggio una parola a mezza bocca
la cenere di una sigaretta una risata in compagnia un vino bianco in una sera estiva
uno sguardo rubato o in segreto nascosto tra la folla del momento
dura un pensiero un calcio al pallone un ricordo & l’abbraccio mai donato
il sospiro della convinzione un giro di do alla prima lezione
una notte ubriaco le chiesi di scopare
assuefatto dalla modernità gitano d’asfalto e piacere
si mostrò lei in balia di stupide scuse continuò a mostrarsi eccitante gatta
scivola fuggendo amore invisibile cercando l’insperata forma di vivere
Il sospetto a corpo gambe ed occhi seduce con fisico splendente
& sguardo fisso nel rigido obiettivo
cerco di capire lo spartito dei miei tasti nell’odore di un incenso che diventa cenere
il cursore lampeggia per ore immobile come fermo
diamo troppa considerazione alla futilità quotidiana come un corpo svestito
dalla foga del momento dell’eccitazione la carne che si desidera
si rincorre fino a trovare & poi nuovamente perdere
era bianca come una giovenca marchigiana
nel tratto dove fonde maggiore energia lì vorrei scoprirmi
Il 2005 che ancora nega il sapore estivo è entrato a far parte della storia
ho vissuto ciò che libri narreranno ad eterna memoria
dal tempo avrò la giusta comprensione dei fatti le adatte parole da dire
anche se il luogo avrà panorami nuovi ed il pelo infante avrà coperto il petto
-Cosa vuoi dire ancora- è la domanda ricorrente
le parole si fermano al serrarsi delle mie labbra non trovo divertimento
alcuna sensazione percorre irrigidiscono i muscoli fino a prendere lo stomaco
smorzando il dolore finisce all’intestino.
eppure non ero così come le foglie d’autunno gli anni sono volati
ricordo un bambino uno strano fiore che il tempo a reso fragile
ricordo il potere di quei giochi credendo fossero eterni
hai gomiti sbucciati & quell’odore di erba e sudore
si sostituì presto inaspettato amaro come il fiele
Ho fatto l’amore ieri sera Il suo nome è gloria Il suo corpo ancora in erba
l’ardore & la voglia di una donna divorziata ed il seno dell’adolescenza
è molto strano come i mie occhi fuggano il suo sguardo
dolce piacevole quasi sensazione di timidezza si mescola alla triste realtà del momento
la sua giovane età freme nel corpo desiderosa di voglie da colmare
riesco a vedere bene come fosse una pellicola lei andata più volte
Gli occhi di sogni strariparono nella folta notte filtrò uno stralcio di luna
cosa ne è di quel giovane affascinante delle parole del suo mare
fugace è l’impressione fino a rendere il conto salato & la prima stella fuse il bagliore mattutino
nel rumore dell’espresso all’odore del caffè che anticipa ogni mia sigaretta
con il senno di poi tutto assume un significato diverso
avvolte viene dimenticato altre sparisce ma nell’identico modo torna a far capolino
allorché sopraggiunse spensi a comando & pensare che a volte cantavo sotto la doccia
Madre spiegami ma neanche tu sai perché fuggo
& non riesco più a cercare con gli occhi l’anima delle persoIl tormento divenne irosa veste d’incomunicabilità
del tempo la grande beffa che vola baco traditore tra i gironi infernali
ancora segretezze l’oblio é strano rumore di dolenza
resto immobile turpe colorata torpida corporatura
fuggi galeotta dove è sole
ruggine la mia anima si piega al calore
dentro laghetti infetti dove sollazzano disonesti insetti
Riflettere caminiera oceanica quintessenza
arse mura di ricordo spasmodica ricerca la giusta condizione
come foglia cadente trema all’inverno brucia d’estate
polinice operosa lancia vaga riesumata ombra nel giardino di casa
Di primo impulso fuggii riversata china impietoso vocabolo
radunando scaltri compagni nella festa del diluvio
è solo un gioco creato a plagio & sorrisi triste mesta opera
ascolto arpeggiare la malinconia sui filamenti di un violino obliato
nei grandi campi dell’assenza nelle lande del pensiero il chiarore delle notti insonni
Si! -disse-
ora quel che mancava non è più nascosto
& quel pugno ruppe il silenzio... il petto degli dei
proprio tu -mi domandai- che credevi fosse eterno questo volto d’angelo dannato
ma nulla è eterno neanche il tradimento...
mi attraversò in due come fosse carne trafitta da spada
mi bagnò di lacrime & sudore acido
sorridere diventò sempre più un assurdo paradosso
con in bocca la malattia ed in mano una penna di tristezza...
Lei mi guardò con occhi di un’albania triste & speranzosa
una notte d’amore fatta di gemiti ansimanti
respiri profondi idee mai sfiorate
mio dio
l’odore di sperma si fuse con la crema del suo corpo
il ricordo nell’idea di un Bukowski scrittore
Ferma l’ora stanca riposa
luna mostrati riflesso d’oro irosa pennellata all’orizzonte
vagheggia d’antichi sapori maledetto incanto soave eccitante malattia
nuda ti osservo rosea sobrietà persi i lumi rincorrono l’odore
lungo ascese corre la lingua di feconde gole
vibra di vergini ardori l’immorale legno
Brigitta vieni in aiuto cavaliere le mani di donna non recano offesa
mai quanto la falsità dello sguardo ormai perso nel bicchiere & nella mente
ipocrita ipocrisia
Il suo nome è un suono che vaga a piccoli passi nelle lande notturne
tra desolata gente muto cemento dal colore spento
il gioco dal tono morente & nell’identico modo torna lo scheletro
ma con aria sopraffina ridente
il suo nome è l’eco di un notturno temporale di provincia
l’immagine si ferma al piombare del fulmine
la perfetta confusione dura quel millesimo d’istante
dura un paesaggio una parola a mezza bocca
la cenere di una sigaretta una risata in compagnia un vino bianco in una sera estiva
uno sguardo rubato o in segreto nascosto tra la folla del momento
dura un pensiero un calcio al pallone un ricordo & l’abbraccio mai donato
il sospiro della convinzione un giro di do alla prima lezione
una notte ubriaco le chiesi di scopare
assuefatto dalla modernità gitano d’asfalto e piacere
si mostrò lei in balia di stupide scuse continuò a mostrarsi eccitante gatta
scivola fuggendo amore invisibile cercando l’insperata forma di vivere
Il sospetto a corpo gambe ed occhi seduce con fisico splendente
& sguardo fisso nel rigido obiettivo
cerco di capire lo spartito dei miei tasti nell’odore di un incenso che diventa cenere
il cursore lampeggia per ore immobile come fermo
diamo troppa considerazione alla futilità quotidiana come un corpo svestito
dalla foga del momento dell’eccitazione la carne che si desidera
si rincorre fino a trovare & poi nuovamente perdere
era bianca come una giovenca marchigiana
nel tratto dove fonde maggiore energia lì vorrei scoprirmi
Il 2005 che ancora nega il sapore estivo è entrato a far parte della storia
ho vissuto ciò che libri narreranno ad eterna memoria
dal tempo avrò la giusta comprensione dei fatti le adatte parole da dire
anche se il luogo avrà panorami nuovi ed il pelo infante avrà coperto il petto
-Cosa vuoi dire ancora- è la domanda ricorrente
le parole si fermano al serrarsi delle mie labbra non trovo divertimento
alcuna sensazione percorre irrigidiscono i muscoli fino a prendere lo stomaco
smorzando il dolore finisce all’intestino.
eppure non ero così come le foglie d’autunno gli anni sono volati
ricordo un bambino uno strano fiore che il tempo a reso fragile
ricordo il potere di quei giochi credendo fossero eterni
hai gomiti sbucciati & quell’odore di erba e sudore
si sostituì presto inaspettato amaro come il fiele
Ho fatto l’amore ieri sera Il suo nome è gloria Il suo corpo ancora in erba
l’ardore & la voglia di una donna divorziata ed il seno dell’adolescenza
è molto strano come i mie occhi fuggano il suo sguardo
dolce piacevole quasi sensazione di timidezza si mescola alla triste realtà del momento
la sua giovane età freme nel corpo desiderosa di voglie da colmare
riesco a vedere bene come fosse una pellicola lei andata più volte
Gli occhi di sogni strariparono nella folta notte filtrò uno stralcio di luna
cosa ne è di quel giovane affascinante delle parole del suo mare
fugace è l’impressione fino a rendere il conto salato & la prima stella fuse il bagliore mattutino
nel rumore dell’espresso all’odore del caffè che anticipa ogni mia sigaretta
con il senno di poi tutto assume un significato diverso
avvolte viene dimenticato altre sparisce ma nell’identico modo torna a far capolino
allorché sopraggiunse spensi a comando & pensare che a volte cantavo sotto la doccia
Madre spiegami ma neanche tu sai perché fuggo
& non riesco più a cercare con gli occhi l’anima delle persone
Il tormento divenne irosa veste d’incomunicabilità
del tempo la grande beffa che vola baco traditore tra i gironi infernali
ancora segretezze l’oblio é strano rumore di dolenza
resto immobile turpe colorata torpida corporatura
fuggi galeotta dove è sole
ruggine la mia anima si piega al calore
dentro laghetti infetti dove sollazzano disonesti insetti
Riflettere caminiera oceanica quintessenza
arse mura di ricordo spasmodica ricerca la giusta condizione
come foglia cadente trema all’inverno brucia d’estate
polinice operosa lancia vaga riesumata ombra nel giardino di casa
Di primo impulso fuggii riversata china impietoso vocabolo
radunando scaltri compagni nella festa del diluvio
è solo un gioco creato a plagio & sorrisi triste mesta opera
ascolto arpeggiare la malinconia sui filamenti di un violino obliato
nei grandi campi dell’assenza nelle lande del pensiero il chiarore delle notti insonni
Si il risveglio!
L’abbandono del conforto riflesso nella mietitura estiva nella paesana festività del grano
dietro questa farsa non c’è nessuno io ho rubato il cianuro io ho trafugato la luce
chi sia tutti mi chiesero
mille domande -ormeggio essenza fine- percorrono strade senza risposta
uno che pensa mentre pensa cerca -rispondo-
cosa cerca -tutti si chiesero- troppe parole si condiscono di dolore
cerca di vivere mentre vive assapora
mille domande mille domande ancora
sparirono dentro bolle di sapone allontanate dal vento
Poesia parole in fuga da catene
anche lei marmorea gabbia di schematiche sbarre
io ergastolano con ore & giorni da incidere su pelle
flessibilità formale stravaganza divagante di sonore scintille
rarefatti ritmi che mai tradiscono & allontanano il senso
sconosciuta forma estasi mistero di illogica sensualità...Poesia
Brillava il sole in quella mezza giornata lungo cornici inciampavano rondini d’estate
nel caos la ricerca prolungata di un ordine si fece affrettata & superficiale
elessi la ragione condottiero della mia angoscia è uno sbarco clandestino
una favola remota fatta d’ombre di graniti venati & pietre consunte
fu dato atto al progetto corrotto nell’autunno delle foglie quando il freddo inizia a farsi prepotente
dalla stazione laggiù nel fondo del poema
partirono vecchi treni di rotaie usurate di sogni antracite & speranze abbandonate
come un raggio bisbigliato in caduta libera moto perpetuo a mostrare la via
l’ombra si è fatta vergogna velata.
