Eppure tu c'eri, papà! - di Daya
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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 19/12/2007 alle ore 06:59:26
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Eppure là,
in un angolo del tuo cuore,
dietro una maschera rigida,
tu c’eri...
pronto ad aiutarmi
più di chiunque altro,
pronto a sentirmi
prima di chiunque altro,
pronto a proteggermi
come nessun altro.
Eppure laggiù
non mi permettevi di entrare
avevi serrato il tuo feudo
con portoni di legno e mura imponenti,
lo avevi cinto d’acqua
e coccodrilli dalle fauci
spalancate ai quattro venti
e così ti esprimevi,
senza alcun ritegno,
con audacia, distacco, disdegno.
Eppure laggiù
c’era tanta vulnerabilità
tante lacrime nascoste
di un animo tenero e sensibile
che il tuo baffo austero
voleva reprimere e negare
mostrandoti burbero ed invincibile.
Forse laggiù
sarei potuta arrivare
se tu avessi abbassato
il pesante ponte blindato,
se mi avessi teso la mano
e, senza l’aiuto del vino,
dal tuo intimo mi avessi parlato.
Come coraggioso guerriero
in un’armatura medievale
venivi a strapparmi al pericolo, al male:
si, c’eri sempre,
in più di un’occasione
non solo m’hai salvato la vita
ma pure la reputazione.
Si, c’eri per difendermi
di fronte agli altri
mentre a casa scomparivo
perché tu eri il padrone...
un padrone intelligente, capace
pieno, però, d’ansia e timore,
un padrone geniale
che non apriva il suo cuore,
chiudeva il portone,
alzava il ponte levatoio,
calava l’armatura
e combatteva in me le sue paure.
Non dubitare del mio bene
nemmeno per un istante,
ti sentivo, ti cercavo in modo incessante
ma non ti potevo mai raggiungere :
tutto mi era precluso
e ciò nonostante
ti ho amato molto,
ho amato, adorato quel tuo dentro
bello e tanto simile al mio
ma ho detestato il freddo
metallo della tua armatura,
il baffo che oscurava il tuo viso,
il vino della domenica
con cui soltanto ti lasciavi andare...
anche troppo...
mentre io fuggivo da discussioni
ripetitive e senza senso,
mi allontanavo da alcool e irrealtà
anche se continuavo a sognarti
con quelle lacrime agli occhi
che, con l’aiuto dell’oscurità,
scioglievano il tuo animo
di fronte ad un film commovente o d’amore
in quelle nostre serate
che della famiglia avevano il sapore.
Il tuo cuore era fragile
io lo sapevo, lo percepivo,
proprio per questo,
fino alla fine, ho fatto ogni sforzo
per tenere nascosta la tua malattia
e, quando te ne sei andato,
ancora una volta da eroe,
a mamma e me hai dimostrato
quanto, anche nei tuoi estremi momenti,
di noi soltanto ti sei preoccupato.
Un gesto pieno di grandezza d’animo
che mai potrà essere dimenticato!
Mi ricordo l’ultima volta
sulla porta di casa
tra coperte e cuscini
ti sei girato per dirmi,
‘Ciao, Nini!’,
‘Ciao, papà!’.
Non ti ho più rivisto...
ma per sempre mi sono rimasti impressi
e nei goccioloni delle mie lacrime riflessi
la carezza di quel tuo sguardo che mi cercava
ed il suono dolce che dalle tue labbra emanava.
