Due - di Guido Mazzolini
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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 18/05/2010 alle ore 08:50:35
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DUE
Vesto colori della notte
con sillabe taglienti o acuminati metri
del goffo tentativo inconsapevole
di decifrare il senso nelle stelle.
A volte sono liquide sembianze
ombre di suoni sfilati e gracidanti
ritmi di vetro nero
cocci di questo inconsapevole ritorno
in questo implodere silente.
Io stella morta
ultima luce o meteora abbacinante
potrei essere fiore
perdere spine
affondare stanche radici
nel sangue dell’umida terra di te
meraviglia e stupore.
Invece non tento
nient’altro che suono
scagliare la rabbia
con piccole mani bianche
io simile a falco
bagnato di luce velata
distanza che vola più alto
con ali di brina
e disgelo di sole.
Potrei essere tutto
ma il molto pesa meno del poco
sei tu che da sempre
ricordi al mio sguardo
qualcosa di altero e perduto.
La pelle freme, suda
e si riveste d’uragani e stelle
sfiorando il disappunto.
Neppure naufragando nel silenzio
diventa metamorfosi
di queste mani lercie di peccato
di questo desiderio
che scioglie gialle gaie di perdono.
Potessi diventare
la sinfonia di luci suoni e mani
senza più essere
quel breve contrappunto di ricordi
che sempre trilla gaio
brevemente dona consolazione
per assopire un poco
nel freddo riposare senza sogni.
Potessi divenire
per un momento solo il viso suo
coperto di candore
la rapsodia fatata che si svela
nel breve tintinnio
squillante di una sua risata. Io
mercenario, barbaro
straniero di carezza, tenerezza
soltanto intuita
apostrofo di te, del tuo rossore
di guance accese. Io
sentinella di tramonti, ipocrita
guardiano di pensiero
che tutto raffigura alla tua immagine
cercandone il riflesso disperato.
