Canto d'Aprile - di Fabio Forcelli
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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 10/04/2009 alle ore 21:29:02
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E’ la tua presenza a destarmi stupito.
Come un lago di ingombranti sospiri
hai riversato su di me tutta la freddezza che precipita su chi ha nuotato goffo nelle tue acque.
Così ti sei svestita,
trepidando informe per una religiosa attesa.
A te che ti sei dipinta di sali e d’argento
quando i cavalli di Bacco hanno sfiorato le tue gambe,
Alle tue mani avorio che nello scoprirsi
hanno regalato a chi le guardava un disegno di inumana quiete,
resta l’immagine di chi parte
e di chi resta per destino avveduto.
No, non posso conoscere il mistero dei tuoi pensieri informi, insulsi.
Ahimè quante volte li ho odiati.
Un bacio ci racchiuse in tutto e di quel sigillo
ci si disfa per ragion veduta della strada.
Ma ora mi sovviene, un isolato canto,
idoladrato suono che si aggira nel respiro.
Mi hai cacciato, mi hai nascosto sotto la pelle.
Hai dipinto a festa ogni mia scusa.
E vederti è stato ancora uno sprofondare
e il rivedermi lì è stato ancora un riemergere
dall’alto in basso
verso
la carne che ci ha unito
e ci ha bruciato
e ci consuma.
