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Aver visioni è come morire per un attimo - di Fabio Cervoni

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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 12/01/2007 alle ore 23:57:02

 

L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.

 

Aver visioni è come morire per un attimo.
Vedere in un brivido ciò che avevi sempre trascurato
e di cui non capivi il senso.
Ti sembra di aver chiuso gli occhi quando è quello invece il momento
in cui li hai tenuti più aperti.
E come illuminati da poteri sovrumani si riesce a guardare attraverso le cose.
Un muro, una camera buia e soffocante,
possono mutare in meno di un secondo in vastità oceaniche o in cime innevate.
E come di notte un fulmine ti guida all’improvviso,
così questa immagine spazza via la nebbia da quegli spicchi di quel paesaggio
che cerchi di comprendere.
Eppure risulta più facile reprimere sul nascere il ricordo di ciò che hai visto
poiché l’attesa tra mille dolori non vale il buon messaggio che si aspetta.
Ma non è così.
Il messaggio sfuma nel momento in cui lo si abbandona alla memoria,
che di falle ne ha troppe.
Catturare quell’attimo sotto forma di un espressione universalmente comprensibile
rende sazi e in pace con se stessi.
Ho constatato però che quella gioia è solo il preludio a tanta incertezza.
E incertezza significa inesorabilmente dolore e lacrime, per chi ne ha.
Se si vuole andare avanti per capire sempre di più quel paesaggio bisogna quindi insistere
e sfruttare quei secondi di realizzazione come fiato per una lunga apnea.