THE IRISH ROVER - di Matteo Milani
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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 30/10/2008 alle ore 22:45:22
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Sapevo che sarebbe stato il mio ultimo viaggio in Irlanda. L’avevo visitata molte, moltissime volte, l’Isola di Smeraldo, l’omphalos. La passione per l’Irlanda non era mai nata in me in un tempo definito o per qualche motivo particolare: la bramosia di tuffarmi in Ibernia nacque con me. Riaffiorò spontaneamente, senza che me ne accorgessi. Adesso era giunta l’ora di cambiare meta. Non per stanchezza o noia, ma dovevo conoscere l’altra realtà.
In questo viaggio mi accompagnarono le persone a me più care: mia moglie, mia madre, mia sorella e mio cugino. Irlandese d’adozione. Italo-Irish. Wellington Quay, 41. Ha’penny Bridge. Pagare mezzo penny.
Decisi che il mio ultimo soggiorno doveva essere a Dublino, the Dark Pool. E così fu.
Il viaggio in aereo fu comodo, low cost. Un po’ di freddo. Dormii tutto il viaggio.
Quando arrivammo a destino un taxi ci stava aspettando. L’avevamo già riservato prima della partenza. Come mi è sempre piaciuto, e sempre ho voluto, tutto deve essere programmato. Nessuna possibilità all’improvvisazione.
Era il 16 giugno ed il tempo, per ora, era buono: cielo di un azzurro intenso con qualche nuvola in continua evoluzione ed in continua corsa. Vento, aria tiepida. Sogno, favola, realtà.
Omphalos
Ci facemmo portare a Wellington Quay, dove il primo soggiorno ebbe luogo. Eravamo pronti per la visita cittadina. Dentro e sotto a Merchant’s Ark, a sinistra il negozio di CD e libri usati, che pavoneggiava in vetrina una foto degli U2 in attesa dell’inaugurazione della bottega stessa. Camminammo avanti e si aprì al nostro sguardo la piazzetta del musichiere dublinese Temple Bar: e si venne subito accolti da Fields of Athenry, chitarra, violino, voce:
Devi crescere nostro figlio con dignità
Dignità, l’Italia deve imparare questo dall’Irlanda: dignità e patriottismo e fierezza e unità nazionale. Isola pregna di valori.
In Temple Bar entrammo nel pub che ho sempre adorato: Gogarty’s. Ore 11.42: la musica ti invitava, ti apriva la porta e ti serviva. Pints of Guinness, please. E si brindò e si bevve con le lacrime agli occhi. Trasposizione temporale, bardi moderni, chitarra, violino, flauto, canzoni di sempre, di giovani e di anziani, il popolo danzante, tristezza inviolata.
Terminata la Guinness, il nostro percorso continuò. Sbucammo in Dame Street, laggiù in fondo, Trinity College. Fantasmi onnipresenti, letterati, politici, decani, protestanti prima e cattolici poi. Il cielo si rannuvolò, nessuno se ne accorse. Pronti i K-Way, compagni di viaggio indispensabili in Irlanda.
Uscimmo dal Trinity e ci fiondammo a sinistra verso Molly, offrici qualcosa che è tempo di gioia. Salutata Molly, su per Grafton Street, statue umane, shops irriverenti, e ancora su fino al St. Stephen’s Green. Lo circumnavigammo, per poi decidere per una sosta per rifocillarci. Davy Byrne’s ha la fama di avere un ottimo gorgonzola con cui vennero preparati alcuni sandwich. E per brindare? Perché no? Un buon bicchiere di Burgundy.
Proseguimmo ritornando in Dame Street e su verso il Castello di Dublino: giustizia meretrice, volgi le spalle al popolo che ti ha sempre cercata, torrione maestoso, uno lo si immagina, sale reali, piani bellicosi contro l’IRA.
Guardammo l’ora, era tempo di muoversi di nuovo: O’Connell Bridge, un saluto a Livia, Liffey, quanto sangue hai visto? Eccolo, forza, correte, il GPO: si teme ancora che da uno dei palazzoni circostanti un Brit spari e si sente il fuoco incrociato e le urla di odio, di terrore e di morte.
E poi via, verso la tappa finale: Forty Foot. Prendemmo la Dart al Tara Station fino a Sandycove. Facemmo il lungo mare, il cielo si era aperto, azzurro intenso, sole caldo e nuvole cangianti ma innocue. Eccola di lontano, Tur Sheamais Seoighe, Martello, possente e imperiosa, scogli, pietre in mare, anziani nuotatori, Forty Foot,.
Il mare rifletteva il cielo assumendo il colore di un azzurro diafano e fu proprio lì che avevo lasciato detto di cogliere il vento e gettare le mie ceneri: nella mia Irlanda, vicino al mio Joyce, alla mia Martello Tower, alla mia musica, alla mia letteratura, alla mia arte. Al mio Omphalos.
Il vento mi avvolse in un turbinio e mi trasportò in direzione Dublino, dove la mia polvere si posò sul Brazen Head, sull’Ha’Penny Bridge, sulla St. Patrick’s cathedral, sul violino in Temple Bar, sul GPO, sul Kilmainham Jail, sulla Dark Pool e sul Liffey che mi avvolse, mi cullò e mi trasportò nel mio ultimo viaggio in Irlanda.
