Sogno di un Irlandese - di Aleev Marzo
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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 26/02/2006 alle ore 12:22:58
L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.
1.
Resto sul letto, in orizzontale, con la vescica piena e i sex pistols che suonano a pochi centimetri dalla mia testa.
I sex pistols, non la musica ambient che concilia il sonno; i sex pistols, che per chiudere gli occhi con i sex pistols devi essere morto o devi esserci molto vicino.
Sembra uscirmi dalle orecchie, come fossero giorni, come provassi a trattenere un che di sfuggevole; l’urina spinge sulle ore più lente della mia vita, dovrei liberarmene ma non posso.
Vorrei che uscisse almeno, la lascerei giuro, lascerei che mi inondasse i pensieri passando dalle orecchie, o dalla bocca, pur di non alzarmi.
Ma questo è troppo anche per un matto.
E io non sono matto.
Non ancora.
2.
É pomeriggio, estate e c’è pure un maledetto sole che batte sulla mia schiena. Il caldo è insopportabile, sembra di essere all’inferno, invece è solo un altro pomeriggio.
L’inferno me lo immagino buio, tutti ce lo immaginiamo buio credo, ma con un gran caldo; è strano perché solitamente l’idea del buio ricorda il freddo e il gelo.
3.
Per l’ennesima volta never mind the bollocks here is the sex pistols ricomincia, ripassa dalla celebre god save the queen e rifinisce, poi ricomincia, poi rifinisce.
È allucinante.
Certe cose ti fanno riflettere. Almeno, dovrebbero farti.
Certe cose sono lampanti, di una semplicità allucinante. e incomprensibile.
4.
Tra poco dovrò scegliere. È quasi l’ora, quando mi sarò svegliato inizierò a lasciarmi alle spalle.
Prima camminerò verso il bagno e saranno passi lenti, un po’ contraffatti. Passeranno almeno tre minuti mentre il grande dio col volto coperto di capelli mi osserverà la schiena; passeranno tre minuti e quante volte avrei voluto mandarlo in frantumi taglienti, per restare solo io e immaginarmi libero; dopo tre minuti sarò vuoto e lui continuerà a guardarmi, poi farò ciò che devo fare, deciderò.
E nulla sarà più incerto come ora.
5.
Ma intanto vorrei restare così all’infinito; come essere sull’orlo della morte, ed in effetti in un certo senso lo è.
Una morte, un sonno consapevole, un limbo. E ogni mattina c’è chi muove le pupille come una resurrezione ma adesso è pomeriggio perciò non vale...
ho paura, e sento vecchi sapori mescolarsi.
Come in ogni morte o prima di ogni risveglio mi sembra di rivivere il passato "anche se alla mia tenera età -direte- non ho un gran passato da rivivere".
E invece no.
6.
Ero sul ponte di una nave diretta in nessun posto, dormivo accartocciato fra coperte e ragazze norvegesi.
Avevo lunghi capelli e lunga barba a nascondere i miei diciassette anni.
Avevo freddo, e tutta l’energia non bastava a scaldarmi. Ero solo, stava a me scegliere che sublimazione.
Una ragazza molto bionda mi parlò in francese ed io non capii, le risposi in inglese e lei non capì.
Sorridemmo e capimmo entrambi, capimmo ogni cosa. Poi si avvicinò a me e mi diede un pezzo della sua coperta, che non poteva bastare a tenerci caldi ma bastava già a consolarci. Chiudemmo gli occhi appoggiando le nostre teste fra loro. Io mi addormentai pensando all’Irlanda, a quanto era lontana la mia terra, a quanto non era mia.
A quanto non ero suo, e forse non ero di nessuno.
7.
Aprimmo gli occhi ed eravamo ancora in mare, eravamo ancora sotto le stesse coperte, ma il sole batteva beffardo sulle nostre teste, credo fosse già pomeriggio.
Un altro pomeriggio da scordare.
E io avrei voluto incartare ogni parola con fogli colorati, bramavo di mettere tutte le immagini in piccoli pacchetti, poi con calma oppressa li avrei avvolti in un nastro e li avrei nascosti...
in modo che nessuno potesse trovarli.
Me li sarei regalati, me li regalerò quando avrò la bocca secca e gli occhi troppo induriti.
"Ma non funziona così"
E chissà dove ho perso ogni angolo pieno di doni, chissà che mai nessuno li aprirà.
E l’urina mi spinge nelle vene, come fossi solamente al centro di un labirinto, senza poter attingere a nessun passato.
8.
Con l’andare dei giorni iniziai a conoscere alcuni dei passeggeri che usavano sostare sul ponte, c’erano un gruppo di norvegesi che tornavano a casa, bionde, bevitrici, giovani, belle, simili; c’erano altri irlandesi, generalmente turisti; c’erano dei tedeschi che non erano tedeschi ed un paio di ragazzi italiani; una coppia di neo-sposi russi. lei aveva 24 anni, lui circa 30.
C’erano persone che andavano a ce n’erano che fuggivano, e questo provavo a leggerlo negli occhi ma generalmente mi sbagliavo perché mettevo me stesso nei loro occhi.
Ero io che andavo, certe volte, verso un futuro appena più in là, o che fuggivo.
Ero sulla nave della leggerezza, cullato dalle onde, sognante.
9.
La mia testa rimbalzava di canzoni strane e idee ancora più strane: l’Irlanda, le case e le pianure, l’America non so per quale motivo, l’Italia il mondo, la ragazza russa.
Ricordo che un signore strano mi venne a parlare, aveva i polsini della camicia inamidati e la stoffa era bianca come il suo volto, aveva mani sottili e sembrava alieno alla sporcizia della nave, ai giorni di sobbalzi in quel mare straniero.
Mi guardò fisso negli occhi chiusi e disse:
"Il the è una buona bevanda, ti disseta.
E solletica il palato col suo aroma, riscaldando dal freddo della solitudine
"Mi dispiace, ha sbagliato persona" risposi distratto.
"Vuole che le versi del the?" mi domandò cortesemente, estraendo una teiera strabordante dalla tasca della giacca.
E ad un tratto non era più pomeriggio e sul ponte della nave ogni angolo sfumava nell’ombra, non c’era più nessun altro. La bocca mi si aprì e cominciò a sembrarmi fredda, talmente fredda da non riuscire a muoversi. E la gola mi divenne secca, il palato bruciava arido di cattiveria inespressa, come un campo che aspetta da troppo la pioggia. Ma talmente asciutto da non riuscire nemmeno a parlare, a implorare.
"Evidentemente lei non ha sete..." concluse con voce metallica, e si dissolse fra il magma della mia mente.
Poi tutto ritornò com’era stato ed io aprii gli occhi pensando che forse erano soltanto le mie orecchie ad esser sorde.
Solo loro erano metalliche.
10.
Quando mi gettarono in mare guardai la nave sparire all’orizzonte, la nave diretta in nessun posto sarebbe arrivata senza di me. Il motivo era futile quasi più di tutto il resto, mi trovarono troppo vicino alla ragazza russa, ed io avevo 17 anni, lei molti di più, io ero un maledetto Irlandese e lei moglie di un russo che, a differenza di me, aveva pagato il biglietto. Appena i marinai intervennero si accorsero della mia abusività, capirono quanto fossi ormai estraneo al viaggio e mi scaraventarono in mezzo al mare.
Non opposi resistenza, in fondo non mi dispiaceva: non avevo un posto in cui andare e uno in cui restare.
Le onde erano la mia condizione ideale.
11.
Ero seduto al tavolo di un bar a parlare con nessuno.
"Come sei?"
"Sono vivetto"
"e che vuol dire?"
"questo, vuol dire ciò che ho detto"
Così io e lui ordinammo una Guinnes ed io pensai di nuovo all’Irlanda.
"sei mai stato in Irlanda amico?"
"l’irlanda non esiste amico"
"può darsi"
"cosa pensi?"
"a quanto tempo abbiamo sprecato"
"e come fai a dirlo irlandese?"
"non lo so amico, non lo so"
Poi lui se ne andò ed io restai solo. Muovevo la parte sinistra del labbro superiore e mi sentivo così schifato, senza capire perché.
Ero solo non c’era nulla di sincero.
Chissà quanta gente muoveva le labbra schifata sentendosi come me.
Il giusto numero non l’avrei mai saputo.
12.
Ero con Molly a guardare l’oceano dalle scogliere del nord-ovest, in una mano una boccia di vino straniero e nell’altra la sua.
Abbiamo chiuso gli occhi tre volte su quell’erbetta, ci siamo risvegliati dopo 2 giorni ed eravamo ancora lì, insieme. Una diapositiva perfetta persa chissà dove, una pausa nel revival del tempo. E certe sere ci ritorno, su quella scogliera, e l’acqua che si infrange sulle rocce bagnandoci ha un sapore leggermente diverso. È un po’ più asciutta.
13.
Molly galleggia in gran parte della mia infanzia e della mia giovinezza, l’ho persa più di una volta e l’ho sempre ritrovata, per caso, in qualche limbo.
Noi crediamo nel caso.
14.
Il caso me l’ha fatta trovare in Spagna.
E fra le allucinazioni del crescere, sentendomi i piedi per la prima volta nella vita, non riuscivo a vedere se era lei o non lo era, se i miei occhi erano aperti oppure no.
Se ero nel grande spazio aperto, insieme a tutti gli altri, o se guardavo solo dentro me stesso.
Non lo so, non lo saprò mai.
Chiusi gli occhi quella notte, o li aprii, e stavo correndo su per una scala, inseguito da pupazzi troppo veloci per esser di pezza. La tigre mi afferrò un piede e io riuscii a svincolarmi, ma sapevo che presto tutti quegli animali mi avrebbero raggiunto, anche se non immaginavo cosa questo avrebbe comportato.
Sapevo che sarei dovuto saltare nella tromba delle scale per non farmi raggiungere ma non avevo il coraggio di farlo, così continuai a correre verso l’alto finché, alla mattina, i gradini finirono ed io scivolati giù, insieme a tutti i pupazzi che mi avevano raggiunto. Ma non poterono mai prendermi.
15.
Chiusi gli occhi un giorno ed ero in un luogo tutto colorato fra gente allegra e festosa che si curava di me, io volavo e poi li riaprii che ero nel bel mezzo della seconda guerra mondiale: ero americano, per nulla felice di esserlo, ero nascosto sotto una camionetta tedesca nel mezzo del campo tedesco nel mezzo della Germania.
Così uscii velocemente e schivai un paio di pallottole, poi iniziai a correre fra le camionette ma mi colpirono.
16.
Chiusi gli occhi e mi svegliai di nuovo sotto quella camionetta. Stavolta riuscii a salire sulla collina del campo tedesco, ma un carro-armato mi fece saltare in aria le gambe.
Io le vidi volare sanguinanti ma non provai alcun dolore, soltanto la delusione per aver di nuovo fallito.
17.
Mille volte aprii gli occhi sotto la stessa camionetta, ed ogni notte riuscivo a correre un poco più in là, ma c’era sempre un nemico che non avevo considerato, una mina che non avevo visto, ed io morivo perplesso senza provare dolore.
18.
Adesso sono qui su questo letto e la canzone dei Pistols è feelings. La apprezzo.
Fra qualche minuto dovrò dare una svolta a ciò che era. Ma è ancora tempo di pensare.
Penso spesso senza farlo apposta e qualche mattina la memoria mi gioca dei brutti scherzi.
L’altiera del mio letto irlandese certe volte è tutta nera, certe volte diventa un maxischermo a 265 colori.
Ma ogni foto potrebbe uscire con la prossima pisciata, con la prossima scelta.
19.
Una notte mi sentivo così libero e così grande che senza accorgermi mi addormentai e senza volerlo, ma lo volevo, volevo crescere, mi svegliai sotto la camionetta tedesca.
Allora strisciai per un po’ senza farmi notare e, solo dopo aver osservato tutti i soldati, iniziai a correre. Corsi a zig zag ed evitai un po’ di pallottole poi mi buttai a terra, sapevo che il cannone avrebbe sparato -quante notti ero morto così- e il cannone sparò, ma stavolta non mi colpì.
Poi girai l’angolo di una casa e diedi un calcio a colpo sicuro, sapevo che un tedesco che non era un tedesco mi aspettava al di là del muro.
Seguii il percorso in cui prevedevo di incontrare meno soldati armati ed evitai di farmi sparare da coloro che mi videro.
Continuai a correre fra le collinette verdi di sangue nemico, fra i fiorellini. E mi sembrava di sentirne il sapore,
sapevano di libertà.
Corsi, corsi ed alla fine mi voltai: i tedeschi erano lontanissimi. Alzai le mani al cielo d’irlanda-germania e iniziai a ridere. Avevo 14 anni nella mia camera di Belfast ed ero ufficialmente cresciuto. L’infanzia era rimasta sotto quella camionetta.
Lontanissimi i tedeschi; e i fiorellini.
20.
E la giovinezza era rimasta su quella nave, fra le belle labbra della ragazza russa.
21.
La mezz’età bussa alle porte dei miei 20 anni, dovrei averli compiuti da pochi giorni. La maturità è già nel cortile della casa di Belfast e la vecchiaia poco più in là.
Soltanto io non sono lì.
In mezzo al mare dove ero caduto quel giorno, sotto la camionetta tedesca o sotto il letto, ascolto "anarchy in the UK" pieno di urine sdraiato nell’estate spagnola.
E tra poco dovrò fare una scelta.
22.
Molly mi aspetta in riva al mare di Barcellona, così mi ha detto mentre aprivo gli occhi e la vedevo, o li chiudevo ascoltandola:
"il porto è a duecento metri, il cielo altrettanto."
Stavolta sarà mia per sempre.
23.
Mirò mi aspetta all’atelier, dice che mi insegnerà, dice che non si può imparare. Mirò è chino nella sua vecchia giovinezza artistica, studia come tracciare tre linee, dice che so dove trovarlo e che sta a me.
24.
L’Irlanda mi aspetta come una madre calda e affettuosa, sento di doverle ridare tutto ciò che sono, che i mie pensieri sono come lo Shannon, la mia rabbia come le onde e i miei ideali spumosi e volubili come la Guinnes.
25.
La latrina mi aspetta, sta a quando avrò voglia di svuotarmi. Sarà che non voglio vedere cosa sarà restato dopo.
26.
La nave salperà dal porto fra mezz’ora e Molly ci sarà, partirà con o senza me, Mirò sarà morto fra mezz’ora e il segreto delle linee perso fra un secondo.
L’Irlanda sta sprofondando nell’oceano, fra mezz’ora sarà giù o forse sono io, per lei, che sprofondo come un figlio che rinnega chi lo ha allattato. Come chi piange fra le colline verdi perché vorrebbe rivedermi.
Il cd finirà di nuovo fra mezz’ora, e ricomincerà, come un mistero troppo più grande di me, che non sarò più lì, più qui.
27.
Un aereo atterrerà fra mezz’ora all’aeroporto di Barcellona, un aereo proveniente dalla Russia con una passeggera singola e divorziata con cui non ho mai parlato veramente, ignota.
Credo sia questo che mi attira.
Il cd finirà fra venticinque minuti e forse sarà come un’altra camionetta dalla quale uscirò incolume o con tanti graffi di tigre. Forse avrò perso gli unici affetti che mi rimanevano o finirò giù per queste scale e riuscirò a salvarmi perdendomi.
28.
Resto in silenzio, che farò adesso?
L’ora è giunta, le scelte risplendono con illusoria nitidezza nell’inferno dell’estate, nella mia vera stanza della mia vera casa, nei miei veri occhi socchiusi su un futuro incerto.
Intrisi di ricordi sterili.
E Johnny Rotten emette un ultimo grido, la canzone finisce il sogno finisce. Ritrovo un me stesso, uno dei possibili.
29.
Adesso andrò a pisciare e mi svuoterò di tutto, tirerò l’acqua sulle scelte che ogni passo ho lasciato e non proverò nulla, nulla di diverso dal solito.
Tornerò ad essere dinamico, ad andare da qualche parte. Ma ho ancora un secondo infinito per pensare dove, ancora una briciola di sogno... poi spalancherò gli occhi, deciderò.
E sarà per sempre solo un altro po’.
