Ricordo notturno di un addio - di Alessandro Idisium
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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 26/12/2009 alle ore 15:23:35
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Nessuna schiera di alte rose rosa,
il cadere di stelle piangenti in schiere,
le maglie colorate delle fate in ginocchio.
Sembrava che la vita ti sfiorasse
dolce come novella sposa ma per darti l’addio,
ombre agli altari e spettri a pregare insieme agli incubi per lei.
C’erano speranze che armavano gli uteri dov’erano eroi,
era un gioco essere tristi e persino tradimenti che volevano mettere ghirlande,
ghirlande da far tendere e guardare le nuvole per lei,
le chitarre erano state rubate dai maghi
per impossessare di suoni tenuti segreti,
nessuna pioggia fischiavano le picchiate e fischiava il cinguettio degli uccelli marini
non ha suonato dalla nascita del mondo, regalarono come frase quest’ultimi,
il sole, gli alberi e un pezzo di cielo cantarono
e confermarono miracoli nel vedere i suoi terrori in lacrime per lei,
lei si girò e aveva una mano stretta dove turbinava la natura divina della vita,
tutti gli amori erano l’unica strada,
cosa altro si ricordava? Niente, cosa altro per sempre?
Venivano tolte le tende sulle bellezze ai bambini,
erano lacrime oggi che cadevano sulla stessa roccia di tutto il mondo.
La luna regalava uno specchio di certezze celestiali,
il lago ne cantava.
Dille una frase sole, solo una parlandoli che sei vivo e il mio assassinio sarà tuo per sempre,
le cicatrici fatte insieme a lei come toccare un prodigio di quintessenza,
nell’addio le ricordavo che c’è sempre il cielo lassù
che ci insegnò a cavalcare unicorni di ragione
e a stringere e abbracciare immortalità ed in una preghiera notturna
le prenderò la mano e la condurrò dove non sarei in grado affianco.
