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L’oltre - di Luana Tulanti

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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 20/02/2008 alle ore 17:46:04

 

L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.

 

S’innalzò come un’onda nei miei pensieri, travolse tutte le mie credenze.
Ho cambiato idea, ho cambiato vita, ogni cosa.
Se solo potessi descrivere con le parole più adatte tutto ciò, sarei una grande scrittrice, anzi, di più. Potrei mai rappresentare in un discorso questa enorme potenza? Io la conosco, perché mi è giunta incontro, la conosco ormai in infinite sfaccettature, ma il bello è che non finisce qui, si evolve, sale sempre più in alto, come se il cielo non fosse un ostacolo, corre verso l’universalità assoluta. E’ estremamente forte.
Un giorno mi fermai a guardare le montagne, e provai la prima vera emozione della mia vita. Osservai le grigie rocce che si ergevano prepotenti verso un timido sole, e non potei fare a meno di pensare che io ero così piccola di fronte a tale meraviglia. Allora provai orgoglio, perché quelle montagne appartenevano al mio cuore, ed esistevano, come esistono tuttora, all’interno di esso. Quindi se loro facevano parte di me voleva dire che anch’io appartenevo al loro stesso universo; sullo stesso piano vidi per la prima volta come la mia unicità dipendeva dalla presenza di altri elementi, e dai sentimenti attraverso i quali eravamo legati.
Forse sono semplici sentimentalismi, già il fatto di scrivere di cose che fino a qualche tempo fa ho negato, contro le quali ho addirittura ingiuriato, dimostrano che la formazione di una persona è continua; ideologie, credenze e tradizioni sono fatte per essere adattate a sé o addirittura per essere messe da parte.
Sentimentalismi...e l’Amore, poi? Chi non lo conosce non lo apprezza.
Pensa che sia qualcosa di talmente grande e di conseguenza lo considera improbabile, un’illusione pronta a svanire come una bolla di sapone.
Come dicevo io?
-“Voglio correre il rischio, voglio andare fino in fondo, voglio alzare lo sguardo ed affrontare il mondo. Basta guardare indietro, è tempo di cancellare tutto e ricominciare da capo, a costo di ricadere nelle trappole che mi hanno seguito fin d’ora, voglio smetterla di piangermi addosso, voglio tornare ad essere umile, e dividere il mio mondo con qualcuno.
Voglio analizzare questo formicolio che mi attanaglia lo stomaco, voglio sconfiggerlo, e continuare a nutrirmi della mia onnipotenza.
Ma per fare ciò devo entrare nel tunnel.”-
Non l’ho più fatto. E’ capitato nella maniera più inaspettata, è giunto il momento di crescere e di farlo con a fianco qualcuno di veramente speciale.
Io l’ho trovato, nei suoi occhi ho letto il mio futuro, ho creduto nelle mie potenzialità, ho riscoperto la speranza di rendere reali le mie illusioni, ed è qualcosa di indescrivibilmente bello.
La parola “bello” non l’ho usata a caso. Il bello è qualcosa di soggettivo, come tutti dicono, però per tutti è quel qualcosa che mette pace nel nostro io, qualcosa che appaga i sensi, calmando la nostra inquietudine. Quindi per quanto soggettivo, il bello è per tutti quella carta vincente da pescare nel mazzo, e la vittoria in ciò è la vittoria assoluta, la ritrovata felicità.
Io dico che tutto questo è bello perché mi ha reso felice, veramente felice per la prima volta.
Ho sempre sognato una vita ai margini, al di fuori di ogni regola. Volevo fare tante, tantissime cose insieme, e dimostrare la mia genialità. Non sono mai stata modesta, anzi fino alla fine ho creduto di essere una specie di eletta, una creatura speciale, che non avesse nulla da imparare ma molto da insegnare. Non sono mai riuscita ad ammettere i miei sbagli, non ho mai chiesto perdono.
Consideravo coloro che chinavano il capo innanzi a qualcuno delle specie di perdenti, delle povere anime abbattute che non erano in grado di andare avanti coi loro piedi. Io invece solitaria correvo oltre ogni confine, senza alcun legame profondo, con la compagnia di un’altra me stessa, generata dalla mia mente. Forse è per questo motivo che nessuno è mai riuscito a starmi vicino abbastanza senza farmi o farsi del male.
Nella mia vita ho voluto bene a molte persone, le ho cercate e proprio notando l’imperfezione del genere umano ho fatto la scelta di isolarmi in un piccolo universo mentale, perché non sono mai riuscita ad interpretare la parte della persona umile. La mia vita l’ho vissuta nell’esaltazione, qualcuno una volta usò per definirsi la frase “Sono il dio di me stesso”; è proprio quello che ho sempre cercato di dire io, parlando della mia anima.
Adesso qualcosa è cambiato.
Vedo i miei difetti, e non è poi così male, perché in essi si riflette la mia vera anima, e le mie qualità appaiono addirittura enfatizzate. E’ cambiato tutto perché prima ero io che mi vedevo perfetta, nessuno mi aveva giudicato tale; mentre adesso c’è qualcuno che mi apprezza veramente, nei miei pregi ed anche in tutti i miei difetti.
Una divina corrispondenza...
Ancora mi attanaglia il dubbio che non esista, che sia solo una proiezione creata dalla mia mente malata, un’entità impalpabile, trascendente, come i miei pensieri.
Di che natura sono fatti i miei pensieri? Quella stessa materia di cui sono composti i sogni, i ricordi. Esistono, ma non ne possiamo essere certi, perché non hanno vita al di fuori di noi. Forse sono eterni, forse sono come noi o addirittura tanto effimeri da non durare il tempo di una carezza.
Quello che provo non è così.
E’ troppo grande per essere considerato un sogno effimero, è qualcosa di eterno, una forza interiore che ha vita in sé e che arricchisce ogni istante della mia vita.
Non voglio più tornare indietro, ma cullarmi tra le braccia di questa dimensione meravigliosa.
Sono morta.
Ho lasciato dietro di me tante persone affrante, sofferenti per questa mia improvvisa dipartita, le ho abbandonate nel loro dolore per smettere di piangere. Ho sacrificato la loro pace per ritrovare la mia idealità, e non ho nessun rimpianto.
Ho fatto quello che sentivo di dover fare, ho seguito alla lettera il mio destino, e sono felice, estremamente felice.
La mia storia sarà stata raccontata dieci, cento, mille volte, e ogni giorno veniva aggiunto qualche nuovo particolare che mi avvicinava a quell’immagine di santa, di fanciulla pura che troppo ha sofferto; poche persone hanno ammesso la verità, quasi nessuno ha riscontrato in me la mancanza di umiltà e il mio desiderio di supremazia.
Probabilmente se m’avessero idolatrato in questa maniera quando ancora ero in vita, adesso non racconterei questa mia storia nella storia da questo nuovo mondo, ma sarei un cinico mortale che risale la scala sociale a discapito di tante altre creature veramente innocenti, se ancora ne esistono.
Sono felice che non sia andata così.
Perdendo la mia consistenza, ho trovato l’Amore. Certo, m’aspettavo di giungere a conoscenza delle risposte ai grandi dubbi dell’umanità, e invece mi ritrovo a sapere meno di prima, sono più insicura adesso del mio destino, però sono innamorata, il resto non m’importa più.
L’eternità l’ho riscontrata in questo sentimento, perché probabilmente nemmeno l’anima ha questo privilegio. L’Amore, nient’altro può legarmi all’onnipotenza.
Quanto tempo è passato dalla mia ultima crisi? Urlai tutto il mio dolore, la mia rabbia contro il cielo, esalando per l’ultima volta i profumi del mio mondo. Piangevo, mi sentivo sola al mondo, in colpa nei confronti di colui che mi aveva donato la vita; per quanto lo accusassi, mi sentivo ancora sottomessa al suo infinito potere. Adesso è diverso. Allora il mio cuore batteva nel gelo di un vuoto incolmabile; i miei occhi cercavano una ragione per continuare a guardare, invece intorno a me e nella mia mente c’erano solo ruderi, resti inermi di passioni poco evidenziate.
Sentivo il bisogno di qualcuno che mi proteggesse. Non mi salvò, mi lasciò sola, e per questa sua mancanza ora mi ritrovo qui, ma non sono dannata. Anche per questo privilegio ho tanti nemici.
Dante ritrovò la sua Beatrice in cielo, la stessa speranza la ebbe Petrarca; tutte grandi personalità che come me si crogiolavano nel loro dolore in vita, hanno trovato la pace dei sensi oltre il mondo terreno, hanno proiettato le loro aspettative oltre la morte, attendendo quel lampo che li portasse qui dove sono io, la parola di un dio che si faceva attendere da troppo. Io infatti non ho saputo aspettare, per quanto a differenza di loro non avevo nessuno da raggiungere quaggiù, ho preso in mano le redini del mio carro e sono corsa al di là delle stelle. Per insoddisfazione, forse addirittura per curiosità. Non avevo nulla che mi tratteneva. Eppure non sono stata dannata. Anzi, lo rifarei altre mille volte.
E’ stata dura, capire cosa fosse la cosa migliore. Per quanto abbia sfidato l’esistenza stessa, mi ritrovai sola a dover interpretare il tutto, capire se dovevo e potevo tornare indietro oppure andare fino in fondo. Ho scelto di morire. Non per debolezza o per vigliaccheria, basti pensare che se solo fossi sopravvissuta, adesso tutti mi vorrebbero più bene, sarei considerata un dono del cielo. Troppo poco. Non mi sono accontentata, come in tutta la mia vita ho ricercato il meglio, e costo di qualsiasi sacrificio. E l’ho trovato.
Adesso sarei un mortale tra i mortali, a sfamarmi della mia fama, finché un giorno tutto torna come prima, e un’ennesima delusione uccide nuovamente i miei sogni, riportandomi a rimpiangere la mia scelta. Per questo ho fatto il grande salto, per non poter più tornare indietro, per perdere la facoltà di scegliere, per non avere più rimpianti. Ho dimenticato finalmente cosa sia la solitudine.
Non è il mio ricordo in terra a mantenermi viva come credevo, sono i miei pensieri, ciò che è maturato in vent’anni di esistenza che mi permettono di camminare ancora con le mie gambe, che mi danno la possibilità di vivere questa nuova vita, nell’eternità concessami dall’Amore. La mia insofferenza terrena mi ha dato la profondità d’animo necessaria per affrontare le difficoltà di questo mondo e nulla ormai può sfuggirmi. Non esisteranno più occasioni perdute ai miei occhi. Vivo la perfezione di un rapporto perfetto in questo paradiso impalpabile.