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Il canto del cigno - di Sunshine

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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 04/12/2007 alle ore 13:13:59

 

L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.

 

Non ho voglia di scrivere parole.
Ho voglia di scrivere una voce tagliente che non sa più urlare.
Ho voglia di scrivere il mio dolore, che sgorga come lava da una ferita nuovamente aperta.
Non sai dire poesie ma ti vorrei vicino. Mi riempi l’anima perché sei Amore e non ho bisogno di frasi fatte che coccolino il mio ego maltrattato. Ho bisogno di verità sulla pelle.
Scappare da una finestra con scale tessute di notte.
Scappare con la testa.
Sono anni che cerco di scappare da me stessa senza riuscirci.
Ammiro compiaciuta le mie dita non più sporche di colore, aspettando un’esplosione che tarderà a raggiungermi. E poi sarà troppo tardi.
Il buio benevolo non è mai troppo. Almeno c’è silenzio e posso sentir ticchettare il mio cervello di ipnotiche crudeltà.
Dio, quanto pesa questo fardello.
Se Dio mi sente.
Se esiste un Dio.
Avete bisogno di giustificazioni anche su questo o posso procedere per la mia strada?!
Devo ritrovarmi. Vesto poco di nero.
Non è più tempo per le maschere ma il velluto mi continua ad accarezzare.
Assimilo amore incamerando odio che non riesco a sputare.
Non.
Sono.
Una.
Vittima.
Piuttosto una sadica pedina di qualche perversa scacchiera.
Vengo mangiata.
Fante Cavallo e Re, come una vecchia filastrocca.
Tutto qui quello che riesco a scrivere?!
L’estate mi ha sfiancato.
C’era un cancello, questo me lo ricordo. Un cielo che minacciava tempesta e che non l’avrebbe esaudita.
Il resto erano frammenti sfuocati
Una sottile coltre di fumo bruciava i miei occhi disabituati. Ho gli occhi particolarmente grandi, in questi giorni. Non che cambino realmente dimensione, ma è un effetto notevole.
Se solo mi conosceste.
Sono una persona difficile, così amano definirmi. Io non mi definisco, non sono masochista al punto di limitarmi così grettamente.
Nessuna musica soave.
Ritmi che si intrecciano e non mi sanno far ballare.
Coprono voci.
Coprono fumo.
Il mare mi rende pensosa, e lì ce n’era da vendere. Sulle spiagge unte di gente, sulle bancherelle fra le cianfrusaglie e vestiti usati.
L’odore del mare è più forte di tutto.
Perfino del fumo.
Dei nostri corpi inondati e saturi d’amore, di un profumo costoso.
La mia stanza non sa di niente se non appiccicato ai muri il mio silenzio ostinato.
Oltre il cancello si andava costruendo una realtà violacea. Ci sguazzavo ricercando il mio bello e sfruttando le mie grazie.

Trovo il mio intelletto brillante e me ne compiaccio.
Spesso lascio gli altri a bocca aperta, solo per il gusto di gonfiare la mia smisurata concezione di superiorità. Ma devo essere in vena.
Sennò passo facendo finta di non vedere e di non essere.
Sono anche capace di incupirmi per un solo pensiero triste.
Odio i cani ma se ne vedo uno solo e rabbioso frugare nelle immondizie mi sento morire. Non per pietà, ma per solidarietà.
Capita spesso.
Un peso specifico precisamente in mezzo al petto, dove risiedono normalmente terrore e pudicizia.
Un infarto dell’anima.
Litigo con la radio, litigherei con chiunque. Aggressività repressa tipica della mia generazione, direbbero i sociologi. E’ gente che non ha mai vissuto.
Ok, mi sono fatta dei nemici. Li aggiungerò alla lista.
Odio chi mi costringe a parlare contro voglia.
So essere un’oratrice formidabile, ma come ho già detto dipende. Devo avere un interlocutore che mi stimoli. E non manualmente.

Uno sguardo mi fa piangere.
Una volta non ero così, lo dico a tutti.
Non ero così...
Come se fosse una giustificazione verso il tempo che è corso sotto i miei piedi lasciandomi nuda.
Basta poco per ribaltare le certezze di una vita. E’ banale, ma non ci sono altre parole per dirlo.
Mi intenerisco nella maniera in cui mi dispero.
La mia vita è un continuo susseguirsi di onde, una marea di emozioni che troppo spesso mi sommergono. Trovo più dignitoso sprofondare piuttosto che annaspare come un bimbo isterico senza braccioli.
Con gli anni ho sviluppato un bisogno di calore proporzionale al dolore che mi trascino dietro.
E’ così difficile tacere?
Il silenzio e il sonno sono una benedizione.
Per fuggire dalla realtà.

L’inverno mi ha ingannata. Ancora una volta.
Mi ero appostata fiera alla finestra ma nessuna percezione mi attendeva.

Ho bisogno della carne, ho bisogno del desiderio.
Il sangue che affluisce ai lombi, il corpo che pulsa.
Ho bisogno di una palla di vetro trasparente riempita di urla.
Ho bisogno di ricerca.
L’odore della pelle, non conoscere il suono della parola “no”.
Nessuno programma, nessun futuro.
Niente meccanica in un amplesso continuo e rurale.
Questione di vista, olfatto.
Di gusto primitivo.
Di contorsione febbrile
Notturno geniale di un’anima sola.
Cantico recluso.
Mancanza di accezioni primarie, scelgo volutamente un linguaggio a tratti aulico.
Mi sento spegnere.
Vorrei urlare e svegliare questa città di fantasmi. Urlare e scuotere la morte che ho attorno.
Smettere di ingoiare.
Cominciare.
Le coperte ruvide non invitano a spogliarsi. Non è colpa loro.
Più quantità che qualità: benvenuti al discount della passione.
Non sono in saldo, sono l’offerta speciale.
Ci salverà l’inverno.
Non ho mai supplicato.
Ho stupito.
Non ho mai avuto paura.
Sono fatta di velluto, sono un lontano piacere orientale. Le mie spezie pregiate non fanno effetto.
Tutti corrono.
Plastica di bottiglia, plastica di sorrisi rovesciati sul tappeto.
Perbenismo ostentato e ottuso, che si inganna con scarsi risultati.
Scoprimi.
Scoprimi nuda e sinuosa.
Scoprimi.
La mia mano è un inizio.
Ti coprirò lentamente, nessuna via d’uscita dal peccato.
Finiremo all’inferno e ci sarà da divertirsi.
Non puoi pentirti finché ti piace.
Arte poco contemplativa.
Dove sono i miei vestiti neri? Ha senso un trucco pesante in una notte barricata fra quattro mura?! Ha senso una notte umida e solitaria, senza alcuno scambio?
Idee. Umori. Saliva.
Siamo squame di tessuti. Unghie. Capelli.
Seconda vita e seconda morte.
Suicidio della natura, la tendenza riproduttiva è una baggianata.
Si tratta di voluttà.
Qui nessuno sa fare l’amore?!
Dove sono i drappi bordeaux, l’aria satura e ovattata, un drum & bass sexy e sfacciato?
Non guardatemi male, è un bisogno primario.
Non basta lo sterile ciclo sonno-cibo-cesso.
C’è di più.
Mi stranisco di distorsioni, c’è poco domani fra le mie lenzuola.
Dormire tutto il giorno e sbranare la notte.
Sottile utopia ipnotica.