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Dialogo sopra me stesso - di Alessandro Togni

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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 17/09/2007 alle ore 21:41:15

 

L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.

 

Atto I

Protagonisti: A., Odio in Persona, D.

(notte fonda, in mansarda)

Odio in persona: Ciao A., come ti va?
A.:Mah.. abbastanza bene, sto iniziando a dimenticare parecchie cose.
O. i. P.: (falsamente ignaro) Di che cose parli A.?
A.: (facendosi trascinare, forse volutamente, dalla voglia di self-destruction) Lo sai benissimo: le cose per le qu
ali vivevo e sarei potuto morire fino a poco tempo fa.
O. i. P.: (ironico) Non ci pensare... (sedendosi sul cuore di A.) Ti dispiace se mi siedo?
A.: (accende una sigaretta) Fai pure, fumi? (porge una sigaretta a O. i. P.)
O. i. P.: (prende la sigaretta e la accende aspirando anche il primo tiro, quello che sa del gas dell’accendino) Si, grazie.
O. i. P.: (estrae l’orologio dal taschino e gli dà un’occhiata veloce) Diamine, si è fatto tardi.. Domani hai lezione, non dovresti riposare?
A.: (sarcastico) Preferisco stare in tua compagnia.
O. i. P.: (stupidamente) Lo sapevo, ci conosciamo da anni, riesco a prevedere le tue reazioni!
A.: (serio) Era da un po’ che non ti facevi vivo. Sono tornati i vecchi tempi senza che io me ne sia potuto capacitare?
O. i. P.: (spegnendo la sigaretta sull’autostima di A. e iniziando così a sciogliere il sottile velo di ghiaccio che la ricopre) Credi che se ne siano mai andati, sciocco?
A.: (spegnendo la sigaretta allo stesso modo, rendendo visibili i contorni satinati della propria autostima) Ne ero convinto, ma se lo dici tu: hai sempre avuto ragione alla fine.
O. i. P.: (aggiustandosi il papillon) Ma tu sei cretino e vuoi sempre far di testa tua... Mi vedo costretto a chiamare chi sai tu, lei saprà come rimetterti in riga in poco tempo.
A.: (con un’espressione a metà strada tra quella di "uno che se lo immaginava" e "uno che lo temeva") Ecco, siamo alle solite: da solo non riesci a piegarmi, eh!? devi chiamare ogni volta D.!
O. i. P.: (sorridendo) Sì! Siamo alle solite, stupidino..
A.: Prima di chiamarla, ci fumiamo un’altra sigaretta insieme? (prendendo una sigaretta dal pacchetto e porgendolo a O. i. P.)
O. i. P.: (prendendo la sigaretta e accendendola come prima) Certo.. (inizia a prepararsi per la notte)
A.: Devo dedurne che sarai mio ospite per un po’?
O. i. P.: (già in camicia da notte) (sorridendo compiaciuto) L’ho sempre detto che sei un ragazzo sveglio...
A.: Sono io che inizio a dubitarne...
O. i. P: (spegnendo la sigaretta come sopra, rendendo visibile quasi per intero l’autostima di A.) Ti sbagli, mio caro..
A.: (imitando O. i. P., l’autostima è ormai esente dal ghiaccio) Sei gentile..
O. i. P.: (sorridendo) Spiritoso.. (alzandosi dal suo trono) Ora ti saluto, arrivederci! (entrando nella sua stanza)
A.: Arrivederci.
A.: aspetta l’arrivo della Signora D. fumando una sigaretta e poi un’altra.
D.: (arrivando chissà da dove) Ciao, scusami se ti ho fatto aspettare..
A. Figurati.
D.: (si siede dove prima c’era ghiaccio, dopo aver tolto i mozziconi e la cenere ed aver asciugato con un tovagliolo il suo trono) Il solito maleducato! Imparerai mai come ci si comporta con le signore?
A.: (sorridendo) Pardon..
D.: Mi fai impazzire quando parli in francese! (prendendo una sigaretta, di quelle sottili, dalla sua borsetta) Hai da accendere?
A. (Porgendo l’accendino a D.) Certo.. per te ho sempre tutto, Signora Depressione.


Atto II

Protagonisti: Autocoscienza, A.

(Tarda mattinata, in macchina)

A.: alza al massimo il volume dell’autoradio
Autocoscienza: Non eri tu quello aperto al dialogo?
A.: continua a seguire il ritmo martellante della musica.
Autocoscienza: Tempo fa escogitavi metodi più ingegnosi per non starmi a sentire.. sei peggiorato!
A.: (cerca una traccia in particolare, creando un momento di silenzio. Le ultime due parole dette da Autocoscienza risuonano più forti del dovuto) (ironicamente) Buongiorno, non ti ho vista entrare.. (la musica ricomincia a riempire l’abitacolo)
Autocoscienza: (stizzita) Che modi! Ti comporti come un bambino! (strillando, sentendosi non considerata) Stupido!
A.: (sempre meno perso nella musica) Strilli, insulti: un comportamento che non si addice ad una signora, non credi?
Autocoscienza: (ironicamente) Le signore sanno come attirare l’attenzione, come puoi vedere.
A.: (sorridendo, guarda il paesaggio attraverso il finestrino, come se non lo avesse mai visto prima, quasi in cerca di un appiglio e spenge l’autoradio) Touché.
Passano alcuni secondi lisci, luminosi e totalmente privi di significato.
Autocoscienza: (godendo ora dell’attenzione che cercava) Allora, come stai?
A.: (lascia passare qualche secondo) (svogliatamente) E’ humour inglese?
Autocoscienza: (falsamente ironica) La mia specialità è stroncare discorsi, non iniziarne. Aiutami, no?
A.: (annoiato dalla lentezza del discorso, ma attratto, inspiegabilmente, dall’idea di poterlo rendere ancora più tedioso) Oh, non sia mai! Se ti aiutassi ti toglierei tutto il divertimento!
Autocoscienza: (con l’aria di chi ragiona "sulle spalle dei giganti") Non obbligarmi a ricordarti come è finita l’ultima volta..
A.: (rispondendo solo per educazione) Non ce n’è bisogno, grazie comunque.
Autocoscienza: (carezzando l’autostima di A.) Lo so..
A.: (Si esibisce in un sorriso forzato, che ricorda quello di un bimbo che a Natale riceve un regalo che non gradisce)
Autocoscienza: (estraendo dalla pochette un portasigarette dal disegno retrò) Ti dispiace se fumo?
A.: (rassegnato) No, fai pure.
Autocoscienza: (meschinamente) Ho letto le tue poesiole lacrimevoli. Pensare che per perder tempo con quelle cose sei rimasto indietro con gli esami, mi fa morir dal ridere.
A.: (cercando di nascondersi dietro ad un muro che lui stesso non vede) Ma quali cose?
Autocoscienza: (sarcasticamente, spengendosi la sigaretta sul dorso della mano) Hai ragione, scusa. Per perder tempo con Quella Cosa.
A.: (si accende una sigaretta, sconfitto, totalmente indifferente al gesto masochista di Autocoscienza) (sarcasticamente) Non ti si può nascondere niente eh!?
Autocoscienza: (scioccamente) Cerco di fare bene il mio lavoro..
A. osserva Autostima a lungo, una luce sinistra percorre le sue forme morbide.
A.: (visibilmente innervosito dallo smacco subito) Se non hai altro da dirmi, me ne andrei..
Autocoscienza: (poggiandosi sull’autostima di A., si avvia verso il suo ufficio) Non ho altro da dirti. (aprendo le uniche due finestre) Buona giornata.
A.: (sorpreso) Nevica, non vedi? Se apri le finestre, qui tornerà il ghiaccio!
Autocoscienza:(aprendo la portiera e uscendo dall’auto) Ha ragione chi dice che non sei sciocco. (Chiude la portiera così in fretta che, se l’ultima parola avesse avuto corpo, vi sarebbe rimasta incastrata)


Atto III

Protagonisti: A., O. i P., Autocoscienza, Autostima, Signora D.

(Metà pomeriggio, in treno)

A.(parlando con un signore incontrato nello scompartimento. Dopo aver ascoltato a lungo le sue parole ferme, talmente esatte e sterili da sembrar preparate. Parole soffici, evocanti il calore amico di un vecchio plaid a quadri): La noia dilata il tempo, guardiamo tutto quando ci annoiamo, anche l’inguardabile, l’invisibile.
Ogni nota diventa canzone a sé, per poi tornare ad inscriversi, a perdersi nel tumultuoso marasma, quasi futuristico, dell’infinitamente armonico.
Vedo - o credo di vedere - il tutto nel quasi niente, ai miei occhi non serve altro, loro stessi non possono servire ad altro.
Ogni sensazione si fa déjà-vu di veloci tempi andati.
Le parole, da sempre mie nemiche, sono il motore di paesaggi troppo lenti, insopportabili.
Nel regno delle forme, non cerco una forma regnante.
Ed è così che esco, per non rientrare.

Alessandro Togni