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Cicatrici - di Sunshine

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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 04/12/2007 alle ore 13:02:59

 

L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.

 

Non riesco a chiudere gli occhi, non posso. Vedere tutto il nero roteante che mi accerchia, trovarmi in un attimo preda dei miei stessi incubi. Non riesco a dirmi che cè una vita oltre questo lenzuolo umido e i pensieri di una notte, che forse tutto potrebbe essere più bello se sfidassi la luce del sole. Potrebbe bastarmi una carezza per rassicurarmi come faceva mia madre quando ero piccola, e un tuo bacio, uno di quelli bastardi che dentro ti lasciano la voglia di rubarti l’anima. Il calore delle tue labbra, la lingua, il tuo sapore. E ti odio per come mi tieni legata a te e giochi. Sono il tuo aquilone, la tua attrazione nella gabbia da far ammirare ai passanti, la porta che poi spalancare a tuo piacere. Spiare dalla serratura. Aprire lo stipite di colpo e trovarmi lì davanti nuda e imbarazzata. Spogliami della mia pelle, so che potresti riuscirci.

Sembri uno stupido fantoccio preda degli eventi.

Non ti credo.

Mangiafuoco teneva i fili in mano e rideva. Decidi se vuoi avere i fili o manovrarli.

Non ti credo.

Cammino per la strada senza evitare le pozze d’acqua del solito temporale. Una volta amavo la pioggia, ora la invoco. Per lavarti via. Perché tu veda nel grigio la mia immagine. E’la condanna che sono costretta a scontare io, vederti in ogni specchio al posto del mio viso. A volte scappo lasciando l’ultimo sguardo con la coda dell’occhio, ma spesso mi ci inchiodo.

Non riesco a dire che non ti amo.

Vivi nutrendoti dei miei pensieri, togliendomi l’aria. Vivi senza che io possa viverti.

Continuo a camminare senza un senso ben preciso nelle mani. Perché mi faccio sempre domande?

Posso già percepire il freddo di un settembre che non avrà parole. Arriverà come una bordata cogliendomi come sempre impreparata agli eventi e colorerà tutto di giallo. Il colore che odio. Il colore della bile, delle sporche persiane della casa di fronte, del sole malato. Spero che arrivi mentre starò dormendo, il dolore sarà più lieve. Potrò evitare di piangere.

Una canzone strappalacrime. Una canzone non mia ,che parla di altri, che parla di te.

Non voglio sentire le tue scuse del cazzo. Voglio essere regina. Me lo devi, mi devi il regno che ho donato per il tuo sorriso.

Rabbrividisco. Senza un motivo. Cambio canzone prima di gettare il mio computer giù dalla finestra, sperando di colpire in pieno un passante innocente. La gente per strada urla. Devo procurarmi una mazza chiodata e andare a fare giustizia.

Cè sempre qualcosa di sbagliato. Nessuno mi avverte mai.

Non mi fido dei presentimenti altrui. Ascolto solo le mie mani.

Una volta ho toccato un angelo. Era caldo e leggero. Era sdraiato ai miei piedi e cantava.

Dipende tutto da come guardi le cose. Non sorrido da molto tempo, un muro di difesa sul mio viso da bambina e di nuovo finti giochi da provare.

Il tuo nome è una fitta tra il petto e il cuore. Le tue spalle, la tua schiena. Non mi guardi mai dritta negli occhi, il mio sguardo ti spaventa. Vorrei farti cadere e camminarti sopra. Guarderai sotto la mia gonna, forse tutto sarà più facile. Non riesco ad impossessarmi del tuo sguardo, se avessi quello avrei tutto. Tutto te stesso.

Non voglio essere la tua certezza. Non lo sono neanche per me.

Ho bisogno di te.

Odio ammetterlo. Ti odio.

Ma ti voglio.

Sarai la mia ossessione.

Ti donerò poesia.

Ti farò brillare.

Sarai migliore.

Riderai fino a morire.

Mi chiederai un sogno.

Ti donerò farfalle.

Piangerai di perfezione.

Amerò il tuo respiro.

Te lo ruberò.

Guiderò la tua mano.

Segnerò i tuoi occhi con colori sconosciuti.

Passerò le labbra sul tuo corpo.

Ti farò lamore come vorrai.

Per ore. Giorni. Sempre.

Sarò il fuoco che non potrai più spegnere.

Cambierò l’ordine degli eventi del tuo destino.

Scollerò il tuo passato dai vestiti.

Sarai la mia arte.

Sarò la notte che non hai ancora vissuto.

Chiudere le mani a coppa, trattenere il respiro. Solo un salto e poi il vuoto. La tua voce che scorre nei fili del telefono.

Il senso dell’ispirazione. Posso credere a tante cose. Bellezza. Amore. Posso credere che tu ci sia.

Il mio letto è perennemente vuoto. Mi dilato per cercare di riempirlo e trovare un angolo freddo. Sei tu, quell’angolo dove non arrivano le dita dei piedi. Il lenzuolo che mi si attorciglia fra le gambe.

Una volta ero un’ombra. Facevo paura, sapevo stregare. Ero lo spazio alla fine del sogno.

Adesso sono calore. Il rosso del sangue che inonda le vene. Il sapore dolce dell’utopia.

Devi ancora vedere il meglio. Non so se lo capirai.

In un’altra vita qualcuno ha scritto di me. E non sapresti leggere le mie pagine. Sembro sottile come il gatto cantato da Baudelaire. Tu non sai il francese e io non mi posso tradurre.

La semplicità. Semplicità artificiale. Vento di tramontana.

Come fai a non parlare?! Chi è stato quell’assassino che ti ha insegnato il silenzio?

Mi infastidisco, ma solo in lontananza. Non sarò certo io a convincerti. Davanti all’ultimo caffè macchiato e ad un giornale aperto.

Era cominciata sotto un albero, uno di quelli grandi e pieni di foglie come nei disegni dei bambini dell’asilo. Lì hai rubato la mia libertà. Mi chiedevo se finalmente avrei amato l’estate.

Sono il rovescio della medaglia, il retro blu delle carte da poker. La parte di te che non conosci. Da cui fuggi. Riempi la tua vita per non ascoltare. Correre. Da cosa stai scappando?!

lo so che stai scappando.

Io non sono lei. Non lo sarò mai, anche se questo potrebbe dispiacerti. Non me ne frega niente di lei. Per me è una carta velina stropicciata.

Fate il vostro gioco.

Sei pronto per lo show?! Mettiti comodo, sto per cominciare. Rimarrai a bocca aperta. Ma non sgranocchiarmi pop-corn trasudanti unto davanti agli occhi! Questo è un lavoro serio. Sbaglierò, è sicuro. Di te non so nulla e tu non ti scoprirai mai. Vorrei che non avessi paura

Con un gesto plateale spengo il telefono che sembra comunque destinato a non suonare. Mi sto trasformando nell’immagine di donna che ho sempre odiato. Sola davanti ad un telefono che non squilla.

L’errore sei tu. Io sono semplicemente la tua malinconia, il pensiero profondo che ti si sta insidiando dentro come un cancro. Un giorno scoprirai questa malattia. Mi odierai. E sarà l’unione perfetta.

La sensibilità è la croce che sono costretta a portare. Non l’ho scelta io, non è prefabbricata. So essere brava a mentire. So che potrei raccontarti le meraviglie del mondo e tu guarderesti estasiato. Ti narrerò dei posti che ho solo immaginato, di una vita che non è mai stata la mia e di come sono fuggita dall’amore a bordo di un drago di fuoco. Non saprai mai che fuggivo da te e dal tuo freddo. Non saprai mai quanto è difficile convivere con l’Amore.

Ascolta, ho detto Amore, non quelle fanfaluche che ci riservano alla tv. Amore, sai di cosa parlo?! L’hai mai davvero vissuto?! Hai mai mescolato la tua anima con quella di una stella luminosa? Hai mai sofferto l’assenza? Hai mai creduto che non esistesse il cielo?

Questo è l’Amore, tesoro. Non cinema e poi birretta al bar. Quello è solo lo sfondo, la scenografia.

Le tue mani sono come l’Africa. Calde e grandi. Sostengono pianure.

Mi mancano. Mi mancano sulla pelle. Senza fermarsi, sulla pelle. Quella notte.

Stelle come soffitto, il rumore dell’acqua.

Tu come il mio unico dio, sopra di me.

Sospiro. Sospiro. Gemito.

Notte. Ancora notte. Essenze. Luci lontane.

Per molto tempo ho aspettato qualcuno più speciale di me. Mi rimproverano sempre di essere esigente, ma io voglio il meglio. Voglio tutto. Come un bambino capriccioso e consapevole. Voglio tutto. Voglio le armi per poter giocare alla guerra. Voglio il dominio sui miei pensieri e sul mio cuore. Voglio decidere quando smettere. Voglio poter vivere senza dolore.

La prima impressione è quella che vale. A prima vista io sono il mio opposto. Forse è quello che mi frega. Io sono l’altra. Non è così difficile arrivarci, gira langolo e poi dritti. Fino al mattino, come l’Isola che Non cè.

Addio alle preoccupazioni, il gioco perfetto delle parti è caduto sotto i miei piedi.

Quando suonerà il telefono ti insulterò. Senza isterismo. Le mie ferite gronderanno e ne sentirai la consistenza. Ti insulterò. Nella mia mente. Il corpo non mi ascolterà, come al solito. La voce si farà dolce, ti dirò parole compiacenti e starò a vedere come ti crogioli nella mia artificiosa adulazione. Sarò di nuovo in ginocchio davanti a te e mi maledirò a vita.

Rendo tutto meravigliosamente semplice. Sono il tuo idillio senza fatica.

Sono stanca. Ridatemi il controllo, sto precipitando.

Ridatemi un motivo per cui ridere e lasciare il mio letto la mattina.

Ridatemi la voglia di dire ancora sì.

Ridatemi il bisogno di essere coccolata, trattata come una ninfa, lasciata a scaldarmi al sole.

Prenderò a martellate la tua vita, se necessario.

Nessuno mi indicherà la via giusta ed inevitabilmente sbaglierò.

Distruggerò tutti i tuoi dannati muri per vedere cosa cè sotto. Sperando che ne sia valsa la pena.